Il ritorno del Padre

L'autorità paterna dopo l'ideologia del '68 e la proposta della Chiesa

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di Maurizio Moscone

ROMA, martedì, 13 marzo 2012 (ZENIT.org) - Il Sessantotto è stato un movimento giovanile di contestazione globale e di opposizione radicale alla società borghese e capitalista, della quale furono rifiutati il sistema di valori, gli stili di vita e la figura del padre, inteso come il principale riferimento, reale e simbolico, dell’autorità.

Questo movimento ha provocato una rivoluzione culturale i cui effetti si fanno sentire nella società odierna, nella quale è diffusa, in larghi strati della popolazione, una visione atea e materialistica della vita.

Negli anni Settanta, movimenti studenteschi sorsero quasi contemporaneamente, oltre che in Italia, negli Stati Uniti, in Germania, in Francia, ma, mentre negli altri paesi la rivolta giovanile è stata di breve durata, in Italia si è protratta per un decennio e i suoi effetti perdurano ancora oggi.

Il centro della contestazione era l’Università e le azioni di protesta miravano a scardinare un elemento basilare del rapporto educativo: l’autorità.

La critica al concetto di autorità investì non soltanto l’Università nella figura del docente, ma anche e soprattutto la famiglia, la quale era considerata un’istituzione funzionale allo sviluppo del sistema capitalistico e allo sfruttamento della classe operaia da parte dei “padroni”.

Essa era ritenuta una “valvola di sfogo” nella quale potevano acquietarsi quelle tensioni di carattere psicologico-esistenziale, che invece avrebbero potuto essere convogliate nella lotta rivoluzionaria.

L’autorità nella famiglia era rappresentata dal padre, simbolo della legge e del divieto, e, in quanto tale, da contestare perché, come diceva uno slogan allora in auge, nel quale si riconobbe un’intera generazione di giovani: “è vietato vietare”.

I divieti, infatti, venivano considerati un impedimento all’esercizio della libertà e con essa all’espressione dei bisogni più profondi dell’individuo, repressi dalla società borghese, considerata repressiva.

Anche nei confronti della Chiesa la contestazione si rivolse in particolare alle autorità, quindi ai vescovi e soprattutto al Papa, il vicario di Cristo.

Gli effetti dell’ideologia sessantottina si fanno fortemente sentire oggi per quanto riguarda la demolizione progressiva del concetto di autorità, soprattutto paterna.

Per una certa cultura all’interno della famiglia il padre non rappresenta più l’autorità e spesso delega alla madre competenze che sono sue: di conseguenza i figli non lo vivono come una presenza autorevole che possa “farli crescere” come persone mature e responsabili.

Infatti, il termine “autorità” deriva dal latino auctoritas, che proviene, a sua volta da auctor, derivato di augere, che significa “far crescere”.

L’educatore è, essenzialmente, l’auctoritas che fa crescere il giovane favorendo la sua formazione intellettuale e morale e, se al padre tale autorità non viene riconosciuta, è impedita la sua attività di educatore e ostacolato il processo di maturazione dei figli, che necessitano di personalità autorevoli con cui confrontarsi (e anche scontrarsi), per sviluppare il pensiero critico e operare scelte responsabili.

La crisi della figura paterna comporta, necessariamente, la crisi della famiglia in quanto tale.

Da questa situazione si può uscire ascoltando gli insegnamenti della Chiesa, che presenta, come modello di padre, San Giuseppe e, come modelli di famiglia, la Famiglia di Nazareth, la quale ha vissuto pienamente la Parola di Dio (cfr. Ef 5, 21-32): Maria accoglie, ascolta, consola e San Giuseppe è l’autorità, che guida con amore la famiglia.

Il Papa ha recentemente valorizzato il ruolo del padre, presentando se stesso come un padre di famiglia. Rivolgendosi ai parrocchiani di San Giovanni Battista de la Salle, il Pontefice ha detto: “Innanzitutto vorrei dire, con tutto il mio cuore, grazie per questa accoglienza così cordiale, calorosa. Grazie al buon Parroco per le sue belle parole, grazie per questo spirito di familiarità che trovo. Siamo realmente famiglia di Dio e il fatto che vedete nel Papa anche il papà, è per me una cosa molto bella che mi incoraggia!” (Benedetto XVI, Visita pastorale alla Parrocchia romana di S. Giovanni Battista de la Salle al Torrino, 4 marzo 2012).