Il ritorno del sacro e del bello

Intervista al portavoce del Master in Architettura, Arti sacre e Liturgia

| 1742 hits

di Antonio Gaspari

ROMA, martedì, 27 maggio 2008 (ZENIT.org).- Si svolgerà giovedì 29 maggio, alle ore 11:00, a Roma, presso la Sala Convegni dell'Istituto "Maria SS. Bambina" (Via Paolo VI n. 21), l'Open Day del Master in Architettura, Arti Sacre e Liturgia 2008-2009 dell'Università Europea di Roma (UER) e dell'Ateneo Pontificio “Regina Apostolorum” (APRA).

I Rettori della UER – padre Paolo Scarafoni, L.C. – e dell’APRA – padre Pedro Barrajon, L.C. –, il rev. prof. Uwe Michael Lang, d.O., coordinatore accademico del Master 2008-2009 e l'arch. Aldo Cianfarani, coordinatore organizzativo, analizzeranno i risultati del Master appena concluso e presenteranno le novità di quello a venire.

Il Master in Architettura, Arti Sacre e Liturgia si propone di promuovere un linguaggio artistico-architettonico che valorizzi l'esperienza del sacro, tenendo conto della tradizione cristiana, soprattutto in merito alla bellezza e alla creatività artistica.

Attraverso lo studio della tradizione e l'attenta valutazione della molteplice realtà delle esperienze artistiche di oggi, il Master ha come obiettivo di sviluppare un linguaggio contemporaneo non privo di quei significati simbolici che rinviano l'uomo al trascendente attraverso la "via pulchritudinis".

Per comprendere meglio le ragioni e le finalità di questo programma didattico, ZENIT ha intervistato don Salvatore Vitiello, coordinatore dell’ambito filosofico-teologico e portavoce del Master.

Perché questo Master? Quali sono le ragioni che vi hanno spinto a dar vita ad un progetto formativo che mette insieme tre ambiti: architettura, arti sacre e liturgia?

Vitiello: Più che progettare un Master, abbiamo cercato insieme la risposta ad una pressante domanda. Da molte parti, e con una certa insistenza, si chiedeva e si ricercava un “luogo” che fosse non solo di giusta ricerca tecno-scientifica, ma che potesse essere un reale “spazio umano formativo”, nel quale architetti ed artisti, provenienti anche da storie e sensibilità molto differenti, potessero incontrarsi, conoscersi, confrontarsi e, soprattutto, essere posti di fronte ad una proposta culturale certa, costruttivamente critica ed in fedele ascolto del Magistero liturgico del Santo Padre Benedetto XVI.

E’ un dato di fatto che l’innovazione architettonica delle nuove Chiese non ha dato grandi risultati. Anzi in molti casi, l’allontanamento dalla Tradizione e dalla liturgia ha generato anche un allontanamento dal bello. Come pensate di recuperare l’umanesimo cristiano del vero, del buono e del bello?

Vitiello: Ciò che nei secoli ha generato lo straordinario patrimonio artistico dell’Occidente, ed in particolare dell’Italia, patrimonio al quale tutto il mondo guarda con profonda ammirazione, è stata la fede! Allora si capiscono le cose. È la fede del Popolo e la fede dei “sapienti” che, insieme, hanno dato vita, per esempio, alla grande stagione delle Cattedrali. Il recupero dell’umanesimo cristiano non riguarda appena la progettazione di Edifici Sacri; da esso dipende la sopravvivenza stessa dell’Europa che, come da molte parti è già stato riconosciuto, o tornerà cristiana o, semplicemente, non sarà.                  

In che modo e perché la liturgia si collega all’arte sacra e all’architettura?

Vitiello: La liturgia è fondamentalmente un atto di adorazione di Dio. Atto personale e comunitario al tempo stesso, che pone l’uomo in contatto con il Mistero. In questo senso, l’architettura e l’arte sacra, in tutti i loro ambiti, sono chiamate ad esprimere e a favorire l’identità della liturgia, ponendone in evidenza, principalmente, il senso trascendente.

Una certa modernità tende a relativizzare e cancellare il sacro, mentre il Master fonda il suo progetto formativo proprio nell’universale ricerca del sacro. Perché?

Vitiello: Perché, contrariamente a quanto falsamente propagandato da certa ideologia, il sacro, o meglio, il senso religioso, è un dato antropologico universale. Esso non dipende dall’educazione ricevuta o dal tipo di cultura nella quale si è nati. Questi fattori possono condizionare l’espressione del senso religioso, ma esso, in quanto tale, riguarda ogni uomo. La cosiddetta “riscoperta del sacro”, pur con tutti i limiti e le purificazioni di cui necessita, dimostra esplicitamente il fallimento di chi voleva ridurre l’uomo a semplice materia.

Nel passato gli ingegneri e gli architetti disponevano di minori tecnologie e di materiali meno malleabili, eppure raggiungevano il bello, con una coscienza più aperta al trascendente ed anche più legata alla scienza classica. Che cosa manca al mondo moderno per un Rinascimento delle arti sacre?

Vitiello: La fede. Le arti sacre dipendono essenzialmente dalla consapevolezza di fede di una determinata epoca. Per questa ragione il Master ha un’ampia sezione teologica che intende offrire, agli iscritti, almeno un orizzonte di riferimento fondamentale, per comprendere quale sia l’ambito in cui pensare e realizzare un progetto architettonico. Il Master si prefigge lo “scopo alto” di fare scuola, in ascolto umile e fecondo del magistero del Santo Padre, per dar vita ad un rinnovato modo di intendere il servizio di architetti ed artisti alla divina liturgia.