Il Rosario, strumento efficace di contemplazione e di evangelizzazione

Meditando la lettera apostolica "Rosarium Virginis Mariae" (Seconda parte)

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di padre Mario Piatti icms,
direttore del mensile “Maria di Fatima” 

ROMA, giovedì, 11 ottobre 2012 (ZENIT.org).- È iniziato oggi un Anno tutto dedicato alla Fede, nel quale siamo invitati a ripercorrere proprio le “vie della Fede”, attingendo alla inesauribile ricchezza del Catechismo e al perenne deposito della Tradizione. Non si tratta solo –come ben sappiamo- di penetrare in un ampio e organizzato complesso di verità, sapientemente articolate e sempre “affascinanti”, per la nostra intelligenza, quanto piuttosto di incontrarci con la Persona di Cristo, da riscoprire nella sua Parola, nella Grazia dei Sacramenti, nella comunione e nella carità della Chiesa. Tutto l’impegno, multiforme e faticoso, della catechesi e dell’apostolato ci riconduce a Cristo; la preghiera stessa, nelle sue vaste forme e strutture, non è che un continuo e incessante dialogo amoroso con Lui.

Il Cuore Immacolato di Maria, beata perché “ha creduto” (Lc 1,45), è la “Porta della Fede” per eccellenza: solo attraverso quel Cuore la Chiesa può pervenire a Cristo Signore ed entrare nella sua piena famigliarità, perché quella è la via da Lui percorsa per manifestarsi nella storia, per nascere come uomo a Betlemme, per compiere il primo dei “segni”, a Cana di Galilea e per custodire i suoi discepoli nella Grazia, affidandoli, dal trono della Croce, a sua Madre. È il Cuore che ha vissuto, meglio di qualunque altro, le esigenze del Vangelo e che ha fatto della Parola di Dio il solo criterio della sua vita, divenendo “esemplare”, per ogni credente e per ogni generazione. La Vergine Santa non ha avuto altro amore che Cristo e in Lui ha amato tutti, accogliendoci nello “spazio interiore” della sua anima come figli carissimi, tanto più ricercati, quanto più bisognosi e peccatori.

Il Cuore di Maria Santissima è la via certa, facilmente accessibile e percorribile, che ci riconduce sempre al Cuore stesso di Dio, perché ogni discepolo è chiamato alla contemplazione del Volto di Cristo. Questo tema, tanto caro a Giovanni Paolo II –offerto nella Nuovo Millennio Ineunte (cfr. n. 24 ss), dove parlava del Volto dolente e glorioso del Signore, il cui riverbero si coglie, nella singolarità e irripetibilità di ciascuno, sul volto dei Santi- è sviluppato anche nel primo capitolo della Rosarium Virginis Mariae.

Con quel documento, di dieci anni or sono (16 ottobre 2020), intessuto di citazioni bibliche e arricchito dagli scritti dei Santi, Giovanni Paolo II volle ribadire la stretta parentela tra il variegato e inesauribile panorama della spiritualità cristiana e la Corona del Rosario. In questa devozione si ripropongono, in una versione litanica e ripetitiva –ma proprio per questo tanto più affettuosa e colma di interiore trasporto- del saluto angelico, le verità della nostra Fede, i quadri evangelici della vita di Cristo, i misteri della nostra salvezza.

Il Rosario si rivela, ancora oggi, come strumento efficace e privilegiato per ripercorrere i passi di Gesù, per seguirne le orme (cfr. 1Pt 2), guardando al Cuore che più lo ha cercato e amato. Non si tratta di una cantilena noiosa di parole, ma dell’ingresso –per quanto limitato e approssimativo- nella vita affettiva di Maria, nel suo “immaginario”, nel suo mondo di desideri e di attese, tutto e soltanto concentrato sul Figlio Gesù.

Maria Santissima è modello per eccellenza di contemplazione. La sua vita stessa è stata “il Rosario”, quotidianamente vissuto e contemplato (cfr. RVM 11), meditato nel suo spirito e donato per sempre come tesoro di Grazia alla Chiesa; recitando la Corona, è come se varcassimo la soglia della sua intimità con Dio, come se penetrassimo, almeno un poco, nel Sacrario del suo spirito, attingendovi luce, conforto e consolazione.

Con sorprendente originalità e libertà interiore Giovanni Paolo II rilegge –nel primo capitolo della Rosarium Virginis Mariae- gli atteggiamenti della Vergine di fronte al mistero di Cristo. Il suo sguardo di Madre non nasconde la sorpresa, quando Ella non comprende fino in fondo quello che va accadendo, come nell’episodio dello smarrimento al Tempio: e pure continua a fidarsi totalmente di Dio; è uno sguardo che sa penetrare nel Cuore di Gesù, come a Cana, intercedendo per quegli sposi; che sa soffrire con Lui il dolore indicibile del Calvario e che sa essere radioso nell’alba della Risurrezione e ardente nella effusione dello Spirito, il giorno di Pentecoste.

Il Papa, lungo tutta la seconda parte del capitolo primo (§ 13-17), ci accompagna, attraverso un intenso e quasi “incalzante” percorso di ascesi e di meditazione, a ricordare Cristo con Maria, secondo il significato biblico del termine “memoria”: gli eventi del passato sono “l’oggi della salvezza”; a imparare Cristo da Maria, che, quale Madre e Maestra, ci introduce a una conoscenza sempre più profonda del mistero di suo Figlio, per penetrarne il segreto della sua Persona, umana e divina; a conformarci a Cristo con Maria: Ella ci immette in modo naturale nella vita di Cristo e ci fa come “respirare” i suoi sentimenti (RVM 15); a supplicare Cristo con Maria: il Rosario è insieme meditazione e supplica (RVM 16) e la Vergine, “onnipotente per grazia” (secondo la felice e audace espressione del beato Bartolo Longo), tutto può ottenere dal Cuore del Figlio; ad annunciare Cristo con Maria: appello quanto mai urgente, nel quadro di una rinnovata proposta del Vangelo al mondo contemporaneo, spesso indifferente e distratto, ma ancora sensibile ad ascoltare parole e testimonianze che abbiano “il sapore” della Verità.

Escludere il Rosario dalla nostra vita cristiana, dal tessuto delle nostre comunità parrocchiali o religiose, significa privarci di un valido e collaudato strumento catechetico e di evangelizzazione, oggi più che mai utile per riportare la Parola di Dio in mezzo al suo Popolo e per introdurre alla vita sacramentale.

Significa annullare l’efficacia di un’arma, potente come poche altre contro il Male. Diceva un autore: o flagelli il tuo Nemico con il Rosario o sarà Lui, inesorabilmente, a flagellarti, prima o poi.