Il ruolo dei laici nella Chiesa dibattuto in una teleconferenza

| 201 hits

CITTA’ DEL VATICANO, lunedì 5 aprile 2004 (ZENIT.org).- Il popolo di Dio è composto in larga maggioranza dai laici, il cui ruolo, la cui partecipazione alla missione salvifica della Chiesa così come la cui capacità di ravvivare la speranza è indicata come “decisiva” per la realizzazione del regno di Dio, ha affermato padre Jean Galot, S.J., professore emerito della Pontificia Università Gregoriana.



E’ in questo modo che padre Jean Galot ha cercato di spiegare quale è la vocazione dei laici e quali sono le speranze che la Chiesa ripone in essi, nel corso della videoconferenza mondiale organizzata dalla Congregazione per il Clero e tenutasi il 30 marzo scorso (http://www.clerus.org).

Ai professori collegati da Roma, Mosca, Ratisbona, Johannesburg, Bogotá, Madrid, New York, Taiwan, Sydney e Manila, Galot ha spiegato che: “I laici formano l'immensa maggioranza di coloro che partecipano alla vita della Chiesa. Il loro nome di laici, da ‘laos’, suggerisce che sono il popolo di Dio”.

Il Concilio Vaticano II con la Costituzione Lumen Gentium “manifesta la preoccupazione di riconoscere pienamente l'importante ruolo dei laici” ha ricordato il professore, che in seguito ha illustrato come “la vocazione dei laici sia “quella di cercare il regno di Dio trattando e ordinando secondo Dio le cose temporali”.

“Vivono nel secolo – ha detto Galot – cioè in tutti e singoli i doveri e gli affari del mondo e nelle ordinarie condizioni della vita familiare e sociale, di cui la loro esistenza è come intessuta”.

“Ivi sono chiamati da Dio a contribuire come un fermento alla santificazione del mondo quasi dall'interno, adempiendo i compiti loro propri, e così, luminosi per fede, speranza e carità, manifestare Cristo agli altri prima di tutto con la testimonianza della propria vita”, ha aggiunto il padre gesuita.

“A loro insomma spetta in modo particolare illuminare e ordinare tutte le cose temporali, alle quali sono strettamente vincolati, in modo che siano sempre trattate secondo Cristo, e crescano e siano in lode del Creatore e Redentore”.

“I laici - ha illustrato Galot - si conformano così al piano divino, che ha previsto diverse vie di santificazione. Si santificano non fuori delle loro attività ma dentro queste attività, con la certezza che ogni attività, quando viene ordinata e orientata verso Dio, produce dei frutti”.

Per questo “sono chiamati come membra vive a contribuire con tutte le loro forze, ricevute dalla bontà del Creatore e dalla grazia del Redentore, all'espansione della Chiesa e alla sua incessante santificazione."

"L'apostolato dei laici è quindi partecipazione alla missione salvifica della Chiesa", ha sottolineato il professore gesuita.

Nel compiere totalmente questo ufficio, ha specificato Galot, i laici hanno la possibilità tramite la loro “competenza nelle discipline profane” di prestare “validamente la loro opera perché i beni creati, secondo la disposizione del Creatore e la luce del suo Verbo, siano utilizzati dal lavoro umano, dalla tecnica e dalla cultura civile”.

“A vantaggio di tutti quanti gli uomini e più equamente tra loro distribuiti” contribuendo così “al progresso universale nella libertà umana e cristiana”.

“Così – ha concluso infine il professore – per mezzo dei membri della Chiesa Cristo illuminerà sempre più con la sua luce salutare l'intera società umana".