Il Santo Padre esorta a procedere verso l’unità tra Cattolici e Ortodossi

Ricevendo il Patriarca Ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I

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CITTA’ DEL VATICANO, mercoledì, 30 mercoledì 2004 (ZENIT.org).- Giovanni Paolo II ha espresso martedì al Patriarca (ortodosso) Ecumenico Bartolomeo I il desiderio che venga fatto “un balzo in avanti nel dialogo e nel rinsaldamento delle mutue relazioni fraterne”, come nel caso dello storico abbraccio tra Paolo VI e il Patriarca Atenagora I avvenuto 40 anni fa.



Sua Santità Bartolomeo I si trova in Vaticano nel contesto del tradizionale scambio di visite che, in occasione delle feste dei loro rispettivi patroni, la Santa Sede e il Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli realizzano ogni anno.

Alla Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo che la Chiesa universale ha celebrato martedì si è unito il 40° anniversario dell’incontro tra Paolo VI e il Patriarca Atenagora I – nel gennaio del 1964 – a Gerusalemme, “dove Gesù fu innalzato sulla Croce per redimere l’umanità e raccoglierla nell’unità”, ha ricordato il Papa ricevendo la mattina in udienza il Patriarca ortodosso.

Il Santo Padre ha ricordato che “spinti dalla fiducia e dall’amore verso Dio, i nostri illuminati predecessori hanno saputo superare pregiudizi e incomprensioni secolari, ed hanno offerto un esempio mirabile di pastori e guide del Popolo di Dio” in un incontro “coraggioso e gioioso” e “provvidenziale” “per la vita della Chiesa”.

Paolo VI e il Patriarca Atenagora I, “nel riscoprirsi fratelli, hanno avvertito un sentimento di profonda letizia, che li ha spinti a riprendere con fiducia i rapporti tra la Chiesa di Roma e la Chiesa di Costantinopoli”, ha aggiunto il Papa.

“Quell’abbraccio – ha affermato poco dopo recitando l’Angelus con i pellegrini in Piazza San Pietro – è diventato simbolo dell’auspicata riconciliazione tra la Chiesa cattolica e le Chiese ortodosse, nonché profezia di speranza nel cammino verso la piena unità fra tutti i cristiani”.

In questi quattro decenni, la Chiesa cattolica e quella ortodossa “hanno vissuto occasioni importanti di contatto, che hanno favorito lo spirito della reciproca riconciliazione”, come “lo scambio di visite fra il Papa Paolo VI e il Patriarca Atenagora I nel 1967”, la visita dello stesso Giovanni Paolo II al Fanar nel 1979, l’annuncio – con il Patriarca Dimitrios I – dell’inizio del dialogo teologico, la visita di Dimitrios I a Roma nel 1987 e quella di Bartolomeo I nel 1995.

Tutti questi avvenimenti – ha affermato Giovanni Paolo II – sono “segno del comune impegno di continuare a percorrere la strada intrapresa, perché si realizzi quanto prima la volontà di Cristo: ‘ut unum sint!’” (“Tutti siano una sola cosa”, Gv 17,21).

Il Papa ha menzionato anche il peso in questo cammino di unità dei “ricordi di dolorose vicende della storia passata”, in particolare quando “nel mese di aprile dell’anno 1204, un esercito partito per recuperare la Terra Santa alla Cristianità si diresse verso Costantinopoli per prenderla e saccheggiarla, versando il sangue di fratelli nella fede”, un fatto immediatamente condannato dal Papa Innocenzo III.

Condividendo “lo sdegno e il dolore” dell’allora Pontefice per l’accaduto, Giovanni Paolo II ha suggerito di analizzare questo tipo di avvenimenti pregando anche “insieme affinché il Signore della storia purifichi la nostra memoria da ogni pregiudizio e risentimento e ci conceda di procedere liberamente sulla strada dell’unità”.

“A questo ci invita anche l’esempio lasciato dal Patriarca Atenagora I e dal Papa Paolo VI”: “il ricordo di quell’incontro favorisca un balzo in avanti nel dialogo e nel rinsaldamento delle mutue relazioni fraterne”, ha auspicato il Papa. Per questo, convinto della sua urgenza, ha manifestato il suo desiderio di vedere ravvivato il dialogo teologico della commissione mista cattolico-ortodossa.

Da parte sua, il Patriarca Bartolomeo I ha affermato la necessità di rafforzare il dialogo tra le due Chiese, che ha “fluttuazioni, a ragione delle difficoltà accumulate dalla storia della lunga divisione”, secondo quanto raccolto da “Radio Vaticana”.

“La nostra responsabilità – ha avvertito sempre il Patriarca - e il dovere che deriva dalla preghiera sacerdotale del Signore, di contribuire al reale vissuto nella Sua Chiesa dell’unità spirituale, non permette a noi di perdere la speranza”.

“Santità, sogniamo con gioia il giorno in cui tutti gli ostacoli alla piena comunione saranno tolti, e preghiamo continuamente affinché quel giorno non sia lontano a venire”.

“Non è possibile – ha detto ancora Bartolomeo I - che la Parola del Signore cada nel vuoto”. Per questo “cerchiamo – sinceramente e faticosamente – modi di continuare i dialoghi come unica strada, per il momento, di comunione tra le nostre Chiese”.

Al termine dell’udienza, il Patriarca Bartolomeo I ha offerto a Giovanni Paolo II alcuni doni, tra i quali una croce d’argento. Il Papa ha contraccambiato con una medaglia commemorativa dell’incontro a Gerusalemme che raffigura l’abbraccio tra Paolo VI e Atenagora I.

Bartolomeo I si è successivamente trasferito nella Basilica di San Pietro. Recatosi, quindi, nelle Grotte Vaticane, si è trattenuto a pregare sulla tomba di Paolo VI.

In seguito, in occasione della solennità dei Santi Pietro e Paolo e su invito di Giovanni Paolo II, il Patriarca Bartolomeo I ha partecipato alla Santa Messa in Piazza San Pietro. Entrambi hanno pronunciato l’omelia e hanno proclamato la comune professione di fede.

Alla celebrazione eucaristica il Papa ha inoltre imposto il Pallio a 44 Arcivescovi Metropoliti nominati nell’ultimo anno come segno di comunione tra la Sede di Roma e le Chiese sparse nel mondo.