Il Segretario Generale della CEI: “Missione e Cultura per essere testimoni di Cristo Gesù”

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ROMA, 18 marzo 2004 (ZENIT.org).- Coniugare una missionarietà appassionata con una cultura che offra un orizzonte di senso e rafforzi la speranza. Questi i compiti precisi che Monsignor Giuseppe Betori, Segretario Generale della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), ha indicato alla conclusione del 3° Incontro nazionale del progetto culturale.



Parlando a Roma il 13 marzo ai delegati del progetto culturale, monsignor Betori, ha spiegato che “occorre respingere lo snaturamento del messaggio evangelico a parola esoterico-consolatoria, come pure lo sfiguramento dell’immagine di Chiesa a struttura autoreferenziale di interessi (essenzialmente psicologici) e a centro funzionale di servizi (sacramentali e sociali)”.

“La Chiesa - ha proposto il monsignore in prospettiva del 4° Convegno ecclesiale nazionale, che si svolgerà a Verona, dal 16 al 20 ottobre del 2006 - deve mostrarsi come luogo di illuminazione dell’esistenza e di apertura verso orizzonti nuovi di speranza; nonché come realtà istituzionale nella quale tale speranza diventa progetto ed esperienza”.

Per raggiungere questi obiettivi, ha precisato Betori “bisogna mostrare come il fondamento ultimo di questa progettualità evangelica, che si incarna nella vita del fedele cristiano nel mondo, è costituito non da un’idea ma da una persona, Cristo Gesù; per dirlo con le parole del Papa: ‘No, non una formula ci salverà, ma una Persona, e la certezza che essa ci infonde: Io sono con voi!’ (NMI, 29)”.

Il prelato ha indicato almeno due linee da seguire: la prima quella “della missionarietà, un anelito nuovo all’annuncio del Vangelo”. La seconda quella “della cultura, intesa come capacità della Chiesa di offrire agli uomini e alle donne di oggi un orizzonte di senso”.

“Per riuscire ad essere missionari - ha rilevato Betori - occorre avere dentro di sé una passione, uno zelo bruciante per la causa del Vangelo, che non si acquisisce con semplici decisioni programmatiche”.

Nel campo della cultura, monsignor Betori ha detto che bisogna impedire “l’oscuramento della bellezza e delle pertinenza del messaggio stesso che desideriamo comunicare, il Vangelo”.

“La mèta, - ha illustrato poi il Segretario generale della CEI - deve essere quella di lavorare per un’unione sempre più stretta tra cultura e missionarietà: continuando lo sforzo di affermare una presenza cattolica nel mondo della cultura e della comunicazione, ad ogni livello”.

E questo grazie alla formazione di “professionisti che possano, con la loro autorevolezza, farsi ascoltare nell’agorà mediatica e dare della propria fede una testimonianza convincente".

Ma anche, ha poi conlcuso, "educando cristiani autentici e capaci, con la loro preparazione, di dialogare con culture anche lontanissime dalla propria e di dare alle proprie comunità i mezzi intellettuali per sostenere un confronto aperto con il mondo”.