Il segreto del successo di Giovanni Battista Piamarta

Il futuro santo usava pregare due o tre ore ogni mattino

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di Anita Bourdin

ROMA, venerdi, 17 febbraio 2012 (ZENIT.org) – Proclamato beato da papa Giovanni Paolo II nel 1997, il sacerdote italiano Giovanni Battista Piamarta (1841-1913), fondatore delle Congregazioni della Sacra Famiglia di Nazareth e delle Suore Umili Serve del Signore, sarà presto santo.

In occasione del Concistoro Ordinario Pubblico per la creazione di nuovi cardinali, che si svolgerà domani, sabato 18 febbraio, Papa Benedetto XVI rivelerà infatti la data.

Il segreto del suo ‘successo’ era semplice: la forza della preghiera. “Se io non facessi due-tre ore di orazione ogni mattina, non potrei portare il peso che il buon Dio mi ha imposto”, raccontava il futuro santo bresciano.

Giovanni Battista Piamarta nacque nella “Leonessa d’Italia”, Brescia, il 26 novembre del 1841 (prima dell’eroica insurrezione del 1849) ancora sotto domino austro-ungarico, al momento della visita dell’imperatore Francesco Giuseppe, delle battaglie di Solferino e di San Martino, del trionfale ingresso di Garibaldi nella città, del re Vittorio Emanuele II e dell’imperatore Napoleone III.

Siamo in piena lotta per l’unità d’Italia, un’epoca segnata da tensioni tra Chiesa e Stato e, a livello sociale, da povertà ed epidemie.

Entrato in seminario a diciannove anni ed ordinato presbitero a ventiquattro anni nel 1865, don Piamarta si dedica sin dall’inizio all’apostolato per i giovani e lancia nel dicembre 1886 l’Istituto Artigianelli, dando un’educazione a ragazzi rimasti orfani o provenienti da famiglie povere. L’Artigianelli offriva ben 14 specializzazioni, tra cui anche quella per tipografi, diventata la “culla” della nota casa editrice Queriniana e della rivista La Famiglia agricola.

Piamarta aveva infatti anche occhio per le problematiche del mondo agricolo. Con il sostegno del sacerdote ed agronomo Giovanni Bonsignori, diede vita alla Colonia Agricola di Remedello (a sud-est di Brescia), dove morirà del resto in odore di santità nel 1913. “Quando la vita del povero sarà riformata per mezzo dell’educazione cristiana dell’artigiano e dell’agricoltore, allora la società sarà ricostruita e risanata in massima parte”, scrisse il sacerdote.

Il futuro santo nutriva una grande devozione per la Sacra Famiglia di Nazareth, la quale animava anche l’idea chiave del suo grande progetto educativo: la santificazione attraverso il lavoro. Non desta sorpresa dunque che la congregazione fondata da don Piamarta nel 1900, porti il nome della Sacra Famiglia di Nazareth, presente oggi (assieme all’altra congregazione fondata dall’instancabile sacerdote bresciano, le Umili Serve del Signore) in vari continenti, fra cui l’Africa.

“Morirò in mezzo ai miei giovani”, disse Don Piamarta al suo vescovo, che gli aveva chiesto di abbandonare il suo progetto educativo. Di fronte alla fermezza del suo sacerdote, il vescovo gli diede la sua benedizione. “Vorrei dare la mia vita, versare il mio sangue affinché Brescia, la mia città, sia salvata”, disse in un’altra occasione.

Il suo ex professore e vescovo di Cremona, monsignor Geremia Bonomelli, disse di lui: “Quanti prodigi di carità, di prudenza, di destrezza, di zelo davvero cristiano, ci ha mostrato nel corso di mezzo secolo di vita generosissima. Egli è il sacerdote che richiedono i tempi nuovi: non curante di sé, solo attento al bene altrui senza distinzione”.

[Traduzione dal francese e rielaborazione a cura di Paul De Maeyer]