“Il senso religioso” di don Giussani impressiona anche il mondo arabo

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RIMINI, lunedì, 28 agosto 2006 (ZENIT.org).- Giovedì 24 agosto è stato presentato al Meeting di Rimini la traduzione in arabo del libro “Il senso religioso” scritto da monsignor Luigi Giussani, fondatore del Movimento di “Comunione e Liberazione”.



Si tratta del volume più noto di don Giussani e rappresenta uno dei cardini della filosofia di questo Movimento ecclesiale. Con l’edizione araba il numero delle lingue in cui è già stato tradotto e pubblicato arriva a 19. Quasi pronta l’edizione in giapponese, risultano invece ancora in preparazione quella cinese e quella ebraica.

Nell’introduzione, monsignor Fouad Twal, Patriarca Coadiutore di Gerusalemme dei Latini, scrive:
“Ti raccomandiamo questo libro spirituale eccezionale che ti porta a scoprire te stesso, a scoprire l’altro e a scoprire Dio”.

Secondo monsignor Twal il libro di don Giussani “presenta con parole sublimi e coraggiose il senso religioso ossia l’esperienza di Dio” perché “il senso religioso è la conoscenza e certezza della presenza di Dio. E’ intendere la presenza di Dio e il tentativo di raggiungerlo. E’ il vedere il Suo dito nel visibile e l’invisibile. E’ la maturità nella conoscenza di Do, il sentire i Suoi leggeri sussurri e dolci gesti senza vederlo. In altre parole è l’esperienza di Dio, è l’esperienza della vita”.

“Il senso religioso non significa dilungarsi nel parlare con Dio – conclude il Patriarca –. Il senso religioso è lasciare Dio parlarti di Se stesso. Il senso religioso è innamorarsi di Dio e sapere con certezza che Lui bussa in ogni istante alla tua porta e aspetta la tua risposta”.

Nel corso della presentazione Farouk Wa'li, docente di Scienze islamiche alla Facoltà copto-cattoloca di Sakakini del Cairo, ha spiegato che il libro di don Giussani presenta “un nuovo modo di intendere la realtà e la ragione”.

“Concetti difficili da comprendere per la lingua araba – ha precisato il professore egiziano – per esempio il realismo è un concetto sempre monco, incompleto, perché privo di libertà umana”.

Il temine “ragione” ha commentato Farouk Wa’li “in lingua araba significa comprensione, possibilità di conoscenza, una sorta di cancello sul limitare del già saputo e del già detto”.

Il pensiero arabo è sempre stato caratterizzato da un conflitto, “da una parte le radici, le fonti, dall’altra la modernità”, questo ha generato una crisi del pensiero arabo moderno perché non esiste l’unità tra l’ora ed il qui, “tra la realtà e la vita”.

Il professore egiziano ha confessato di essere stato tra coloro che nutrivano “pregiudizi e avversità nei confronti dell’Occidente e di tutto ciò che non appartiene al mio universo di riferimento, ma l’incontro con uno studente cristiano venuto al Cairo per studiare l’arabo mi ha fatto capire che l’altro è parte essenziale della mia esistenza. E che la via maestra della conoscenza è l’amicizia”.

Farouk Wa'li ha quindi concluso sottolineando che: “I fondamentalisti predicano l’odio verso tutto ciò che non appartiene all’universo musulmano, educano a una concezione dell’io che prescinde dal tu, dalla relazione con l’alterità”.

E inoltre, “illudono il popolo con formule tanto affascinanti quanto illusorie, come quella che recita l’Islam è la soluzione. Giussani esalta la ragione come apertura alla realtà e come via al Mistero. Lo voglio ringraziare perché ci ha radunati in questa sala e perché voi avete saputo fare il primo passo verso l’altro”.

“Sono rimasto sorpreso da questo libro” – ha detto Said Shoaib, Direttore del giornale egiziano Hurreya (Libertà) – perché “ho visto che presenta un nuovo volto dell’Europa. E’ un invito a riflettere e alla libertà, un invito a recuperare e a riguadagnare ciò che hai ricevuto dai tuoi genitori”.

Dopo aver spiegato che “in Egitto la fede tende, in larga parte, ad essere chiusa in se stessa, e chi esce da questo modello diventa un apostata”, il Direttore di Hurreya ha concluso affermando che “questo libro non presenta un’ideologia chiusa o un immagine chiusa della religione. Non presenta la religione come alternativa alla vita, ma come incentivo alla vita, per conoscere se stesso e la realtà del mondo: e non è in contraddizione con le mie convinzioni di musulmano”.

Stefano Alberto, Docente di Introduzione alla Teologia all’Università Cattolica di Milano, ha spiegato che “La traduzione del libro di Giussani non è pensata solo per i nostri fratelli di fede, ma anche per il mondo arabo e musulmano, anche se non dobbiamo sottacere che la situazione è molto delicata”.

“È un aiuto – ha ribadito il docente della Cattolica – che vogliamo offrire a tutti coloro che vivono in quelle terre per riscoprire il valore dell’esperienza elementare, la struttura originaria di ogni uomo, le domande di compimento che abitano in ogni cuore”.

Secondo il professor Alberto, “non si tratta di un generico accordo su valori generici, ma di andare al cuore del tuo volto interiore”.

Si tratta della stessa provocazione che Don Giussani lanciò agli studenti del Liceo milanese “Berchet” negli anni Cinquanta: “Non voglio persuaderti della mia verità, non ti chiedo di essere diverso da ciò che sei, ma di andare alla radice di te stesso per scoprire qual è la strada al compimento del tuo destino”.