"Il servizio della carità deve essere il motore della missione"

Intervento al Sinodo di Michel Roy, segretario generale della Caritas Internationalis

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CITTA’ DEL VATICANO, domenica, 21 ottobre 2012 (ZENIT.org).- Nel corso della 16.ma Congregazione generale è intervenuto mercoledì 17 ottobre durante la 3a “Auditio auditorum” il segretario generale della "Caritas Internationalis", Michel Roy. Presentiamo il riassunto delle sue parole.

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L’esercizio della carità è un elemento costitutivo della natura della Chiesa e della sua missione d’evangelizzazione e tutti, nella Chiesa, siamo implicati.

La nuova evangelizzazione deve mostrare che la diaconia della fede e la diaconia della carità non sono affatto separate e indipendenti, ma che si tratta di un’unica diaconia in due parti. Meglio ancora: il motore della missione, la trave portante della visione dev’essere la diaconia della carità.

La carità, di conseguenza, deve essere un elemento strutturale della natura stessa della Chiesa, se essa vuole essere evangelizzatrice. Vale la pena che il Sinodo le dia il posto che le spetta nella riflessione sulla nuova evangelizzazione e che incoraggi e rafforzi il suo dinamismo evangelizzatore.

La Carità vissuta nello Spirito non solo ci rende missionari, ma ci evangelizza. E oggi riconosciamo con gioia che sono numerosi, ogni giorno più numerosi, gli operai della carità, volontari ed impiegati, che fanno del loro lavoro nell’azione socio-caritativa della Chiesa il settore esplicito del loro impegno nell’evangelizzazione. Vorremmo che avessero un posto tra gli argomenti che trattano del modo in cui la fede cristiana viene trasmessa oggi.

Riconosciamo che l’esercizio della carità è uno dei segni di credibilità della Chiesa. Costatiamo che spesso, nelle nostre Caritas, fratelli e sorelle che vengono a noi dall’indifferenza, dall’agnosticismo o dalla miscredenza scoprono, attraverso i servizi socio-caritativi, cosa significhi la gioia di credere e di mettere la propria vita in sincronia con Gesù Cristo, in seno alla Chiesa. Ci piacerebbe che fosse riconosciuto il carattere evangelizzatore di moltissime azioni compiute al servizio della carità e il modo in cui vengono eseguite.

Ciò non significa che non riconosciamo la necessità di prendere a cuore la dimensione evangelizzatrice della carità e la formazione in questo campo, così che questo servizio contribuisca a sollevare interrogativi sulle motivazioni il senso di quel che facciamo, inviti alla conversione e faciliti l’annuncio di Gesù e del suo Vangelo. Allo stesso modo dobbiamo coltivare la spiritualità che può dare consistenza al carattere evangelizzatore della carità. Il Sinodo farebbe un buon servizio alla nuova evangelizzazione se ci fornisse orientamenti positivi sulla cura da dedicare alla formazione e alla spiritualità nell’azione caritativa che permetta di ravvivare in essa la sua forza evangelizzatrice.

Il problema fondamentale nella nuova evangelizzazione non è solamente di sapere come annunciare il Vangelo, ma di chiederci se il Vangelo che annunciamo sia buona novella per i poveri e se noi, come Chiesa, rendiamo credibile questo Vangelo. Il servizio della carità deve essere il motore della missione e il suo segno di credibilità.