Il silenzioso genocidio femminile

L’aborto selettivo miete milioni di vittime l’anno

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Di Padre John Flynn, L.C.



ROMA, mercoledì, 26 settembre 2007 (ZENIT.org).- Aumentano in India i timori di una crisi demografica, dovuta ai lunghi anni di pratica del feticidio femminile che ha gravemente alterato la composizione della popolazione. Paradossalmente, uno degli ammonimenti più recenti è stato formulato da Ena Singh, rappresentante del Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione, un degli organismi responsabili della diffusione dell’aborto.

Singh ha riferito all’agenzia stampa Reuters, in un rapporto pubblicato il 31 agosto, che la mancanza di donne potrebbe portare ad un aumento della violenza sessuale e della pedofilia. Secondo le Nazioni Unite, circa 2.000 feti femminili vengono abortiti illegalmente ogni giorno in India.

Una stima ancor più elevata, del numero delle femmine mancanti, era stata data in precedenza, quando è uscita in India la pubblicazione del rapporto UNICEF “La condizione dell’infanzia nel mondo 2007”. Secondo una notizia della Reuters del 12 dicembre 2006, i funzionari UNICEF affermano che in India si registrano ogni giorno 7.000 nascite femminili in meno rispetto alla media mondiale.

Secondo quanto riportato dalla Reuters il 31 agosto, un censimento del 2001 dimostra che in alcune regioni come il Punjab, Gujarat e Himachal risultano 800 femmine per ogni 1.000 maschi. Secondo la Singh, la situazione si sta aggravando, poiché la pratica degli aborti selettivi sulla base del sesso si sta diffondendo anche in altre regioni. Le statistiche mostrano che nel 2001 in India vi erano 927 femmine, di età tra 0 e 6 anni, per ogni 1.000 maschi della stessa età, rispetto alle 945 femmine del 1991.

Il Governo indiano, secondo la Reuters, ammette che circa 10 milioni di femmine sono state soppresse dai propri genitori, prima o subito dopo la nascita, nel corso degli ultimi 20 anni.

Qualche giorno prima, il 21 agosto, la Reuters ha riferito delle tecniche diagnostiche come l’ecografia e l’amniocentesi utilizzate per individuare il sesso degli embrioni e quindi per facilitare l’aborto dei feti femminili. L’uso di queste tecniche è illegale, ma ciò nonostante vengono ampiamente praticate.

La normativa che vieta il ricorso a queste analisi per determinare il sesso dei feti è in vigore sin dal 1996. Ma, ad oggi, dei circa 400 casi denunciati alle autorità, solo 2 sono risultati in altrettante condanne e al mero pagamento di un’ammenda, rispettivamente, di 300 rupie (5,3 euro) e di 4.000 rupie (71 euro).

Ritrovamenti di feti abortiti

Ulteriore prova della gravità del problema è data dal ritrovamento di più di 40 feti femminili abortiti in un campo nei pressi del paese di Nayagarh, nell’India orientale, come riportato dal quotidiano britannico Guardian il 28 luglio scorso. Secondo Santish Mishra, un funzionario della Sanità, si stima che questi feti erano stati abortiti a circa 5 mesi di vita.

L’articolo ha riferito anche che nel mese di giugno è stato arrestato un medico a Nuova Delhi, in seguito al ritrovamento di bambini abortiti nella fossa settica del suo studio. Un altro caso è emerso a febbraio, quando la polizia ha scoperto i resti di 15 neonati seppelliti nel giardino di un ospedale nello Stato centrale di Madhya Pradesh.

A febbraio sono stati ritrovati anche quasi 400 ossa di feti e neonati in una fossa nel retro di un ospedale della città di Bhopal, secondo l’Associated Press del 18 febbraio.

Come risposta a queste e altre notizie sul ritrovamento di feti abortiti, il Governo indiano ha annunciato di voler istituire orfanotrofi per accogliere le figlie femmine indesiderate, secondo l’Associated Press. L’agenzia ha poi citato una dichiarazione di Renuka Chowdhury, Ministro per le Donne e per l’Infanzia, secondo cui il Governo avrebbe in programma di istituire un centro in ogni distretto regionale.

Un affare redditizio

Il Wall Street Journal ha esaminato il problema in un articolo pubblicato in prima pagina il 21 aprile, secondo cui alcune società, tra le quali la General Electric, hanno venduto talmente tanti apparecchi ecografici che è possibile fare diagnosi ecografiche persino nei piccoli paesi che sono ancora privi di acqua potabile o di strade decenti. Il costo è di circa 8 dollari (5,6 euro) a ecografia, l’equivalente di una paga settimanale.

Secondo il Wall Street Journal, V. Raja, responsabile del settore sanitario della General Electric per l’Asia meridionale, avrebbe dichiarato che la società avverte che gli apparecchi non devono essere utilizzati per la determinazione del sesso degli embrioni. Ciò nonostante, secondo l’accusa di un ostetrico di Nuova Delhi, Puneet Bedi, come riportata dall’articolo, le società sfruttano la domanda di figli maschi per vendere apparecchiature ecografiche.

La General Electric vende circa 15 modelli diversi, il cui costo varia da 100.000 dollari (70.700 euro) per gli apparecchi più sofisticati a colori, a 7.500 dollari (5.300 euro) per quelli in bianco e nero. Essa ha anche stretto intese con le banche per aiutare i medici a finanziare l’acquisto di tali apparecchi.

Secondo i dati citati dall’articolo, relativi alle vendite annuali di apparecchi ecografici in India da parte di tutte le società, risulta che nel 2006 il giro d’affari ha raggiunto la cifra di 77 milioni di dollari (54,5 milioni di euro), con un aumento del 10% rispetto all’anno precedente. In India esistono più di 30.000 cliniche, registrate presso il Governo, che fanno diagnosi ecografiche.

Problemi anche in Cina

La Cina è un altro Paese in cui la proporzione tra i sessi è pesantemente squilibrata a causa dell’aborto selettivo di embrioni femminili. Il Governo ha annunciato di recente di voler proporre nuove norme per aumentare le pene nei confronti dei genitori e dei medici responsabili dell’uccisione di femmine, secondo la BBC del 25 agosto.

L’Associazione per la pianificazione familiare cinese ha ammesso che questo squilibrio ha raggiunto il punto in cui in una città vi sono 8 giovani maschi per ogni 5 ragazze, secondo la BBC. Tra i bambini con meno di 4 anni, nella città orientale di Lianyungang, vi sono 163,5 maschi per ogni 100 femmine. Nel resto della Cina, 99 città risultano avere almeno 125 maschi per ogni 100 femmine.

Il problema è stato rilevato da Robin Dunbar, docente di Psicologia evolutiva presso l’Università di Liverpool, in un articolo pubblicato l’8 settembre sul quotidiano Scotsman. Il professore ha affermato che secondo le stime attuali, in Cina vi sarebbero circa 18 milioni di uomini in eccesso rispetto alla popolazione femminile in età di matrimonio. E la tendenza è prevista in aumento, per raggiungere i 37 milioni nel 2020.

“I ragazzi senza le ragazze sono, per essere schietto, una minaccia”, ha affermato Dunbar, con riferimento alle problematiche sociali che ne derivano. I rischi vanno dalla violenza, allo stupro, alla criminalità.

La pratica degli aborti selettivi in base al sesso non si limita alla Cina e all’India. Qualche mese fa è stata resa nota la preoccupante notizia della commercializzazione, in Gran Bretagna, di un nuovo test di gravidanza che consente ai genitori di conoscere il sesso nel nascituro a partire dalla sesta settimana di gestazione.

Secondo un servizio del quotidiano British Telegraph del 5 maggio, i test - che si chiama “Pink or Blue” - si effettua utilizzando una goccia di sangue della madre. Secondo la società che lo vende, la DNA Worldwide, del gruppo americano Consumer Genetics, il test ha un’attendibilità del 98%.

Atteggiamento remissivo

“Con il nostro atteggiamento remissivo nei confronti degli aborti precoci, nel Regno Unito, riteniamo inevitabile che il numero degli aborti sia destinato ad aumentare”, ha dichiarato, al Telegraph, Julia Millington di Prolife Alliance.

In Gran Bretagna, secondo il quotidiano, il sesso del nascituro è determinato solitamente mediante ecografia morfologica alla ventesima settimana di gravidanza. Ma alcuni centri sanitari hanno smesso di comunicare ai genitori il sesso del bambino per timore che questi possano decidere di abortire, ha osservato l’articolo.

I milioni di morti dovuti alla pratica dell’aborto selettivo in base al sesso, e quelli stimati per il futuro, sono stati per lo più ignorati dalle organizzazioni di pianificazione familiare e dalle agenzie dell’ONU. L’UNICEF, in realtà, ha sollevato la questione, ma il suo rapporto su “La condizione dell’infanzia nel mondo 2007” ha ricevuto scarsa copertura informativa.

Inoltre, nelle sue 160 pagine sul tema del “divario di genere” di cui soffrono le donne e i bambini, lo stesso rapporto dell’UNICEF dedica solo 102 parole alla questione del feticidio e dell’infanticidio. Sorprende poi che anche in quel paragrafo il problema venga minimizzato e l’UNICEF arrivi ad affermare che “non esistono prove decisive” che confermino il ricorso a questa pratica illegale diagnostica di determinazione del sesso del feto. Ma la morte di milioni di bambine smentisce clamorosamente simili mistificazioni.