"Il Sinodo: che bella libertà di espressione!" (Seconda parte)

L'esperienza sinodale di monsignor Lacroix, arcivescovo di Québec

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di Hélène Ginabat

CITTA’ DEL VATICANO, giovedì, 25 ottobre 2012 (ZENIT.org) – Pubblichiamo la seconda parte dell’intervista con monsignor Gérald Cyprien Lacroix, arcivescovo di Québec, che racconta le sue impressioni del Sinodo dei vescovi e dell’Anno della Fede, aperto giovedì 11 ottobre da papa Benedetto XVI.

Abbiamo ancora in mente le immagini memorabili di Giovanni Paolo II a Toronto: quali frutti ha portato la GMG 2002 per la pastorale giovanile oggi a Québec? Che cosa ha da dire oggi la Chiesa ai giovani e quali sono le iniziative di quest’anno per loro?

Mons. Lacroix: La GMG di Toronto è stata meravigliosa! Sono già passati 10 anni e ancora raccogliamo i frutti di questa GMG. Nella nostra arcidiocesi di Québec, incontro molto spesso dei giovani che vedo adesso nel mondo del lavoro, che sono sposati e hanno figli, che sono impegnati nella Chiesa o in diversi settori della vita sociale e che mi dicono: “Monsignor Lacroix, ero a Toronto, questo mi ha cambiato la vita, è lì che ho incontrato mia moglie, le presento i miei due bambini…”.

Ha dato una nuova generazione di giovani impegnati nella nostra Chiesa che sostengono, animano ed apportano una gioia ed una speranza straordinarie. Non sono milioni da noi, neppure migliaia e migliaia, ma non sono necessarie quantità smisurate di persone per cambiare un ambiente di vita, per cambiare il mondo, quando si è già abitati dalla gioia di vivere, da questo incontro con il Signore. Questi giovani testimoniano là dove sono.

C’è stata la GMG a Toronto, ma ce ne sono state altre in seguito. I nostri giovani sono andati a Colonia,  a Sydney, a Madrid, e l’anno prossimo andranno in Brasile. Si continua perché i giovani crescono e passano ad altre cose, ma ce ne sono altri che arrivano, che sono attirati e vogliono vivere queste esperienze. Da noi c’è una pastorale giovanile vocazionale, che sta portando bei frutti. Noi cerchiamo di accompagnare i nostri giovani. Alcuni sono impegnati nelle nuove comunità, in gruppi come Marie Jeunesse o Myriam Bethléem, altri nelle comunità del Cammino neocatecumenale, altri invece nei gruppi parrocchiali o in diverse associazioni.  Si cerca di sostenerli, di incoraggiarli, di riunirli ogni tanto e questo porta dei bei frutti, si vorrebbe fare ancora di più, ma dei risultati ci sono già.

Abbiamo anche una bella pastorale rivolta agli adolescenti, con un incontro annuale speciale, che chiamiamo “montée ados” (ascesa adolescenti), una giornata alla quale partecipano varie centinaia di giovani e spesso è, per loro, un primo incontro con la Chiesa al di fuori del loro ambiente, del loro gruppo di catechesi, quindi è molto interessante di vederli. C’è così tanto da fare con i giovani! Oltre che con i giovani, mi sembra che noi dobbiamo essere maggiormente presenti nella famiglia cristiana perché spesso, quando ascoltiamo questi giovani e questi adolescenti, ci raccontano quanto sofferenza c’è nelle loro famiglie, quanto i loro genitori hanno difficoltà nella loro vita di coppia, o vengono da famiglie rotte o ricostituite. Dobbiamo evangelizzare anche questa generazione di genitori ed è una grande sfida. Nei prossimi decenni il lavoro non mancherà…

Lei è un vescovo giovane e a suo agio con i nuovi mezzi di comunicazione e le rete sociali (si racconta che Lei ha “twittato” per la prima volta il giorno del suo insediamento). Ritiene che siano mezzi per raggiungere i giovani della sua diocesi? Può essere efficace per i non credenti o gli indifferenti?

Mons. Lacroix: I mezzi di comunicazione sociale sono un mezzo eccezionale per entrare in dialogo con tutto il mondo. Certo, ci sono molto giovani ma anche molte persone più anziane che scoprono queste tecnologie e a cui piace seguire, partecipare, rispondere. I giovani, spesso, non rispondono o non scrivono, ma vedo che ci sono.

Una volta si passeggiava con il papiro sotto il braccio, poi sono venuti i libri, adesso ci sono i tablet e c’è facebook, Twitter, ecc. Dal 2000, la Chiesa è presente in questa missione di annunciare, di comunicare una Buona Novella. Tutti i buoni mezzi sono buoni per comunicare la Buona Novella. La Chiesa è sempre stata molto interessata ai mezzi di comunicazione. Qui siamo in Vaticano ed è qui che sono avvenute le prime trasmissioni radio. Il Santo Padre ci invita ad investire nei mezzi di comunicazione.

Io ci credo! Evidentemente, come per tutto il resto, bisogna fare i conti. Non posso essere su Facebook tre ore al giorno, provo di starci quindici, a volte venti minuti.

Mi sono dato come missione qui, al Sinodo, di avere un “tweet” e un post su Facebook al giorno. Allora, ogni giorno una riga su Twitter e una breve comunicazione con una foto e un po’ di testo che fa riferimento ai diversi eventi del Sinodo, affinché da noi la gente che mi segue o che mi accompagna, possa vivere anche questo avvenimento. Non è solo un evento di vescovi a Roma, è un evento ecclesiale. Sono sorpreso di vedere quanta gente segue e replica. È meraviglioso!

[Traduzione dal francese a cura di Paul De Maeyer]