Il Sudafrica in piazza per gridare "Cristo è risorto!"

Dopo oltre 40 anni dalle proteste per la condanna di Nelson Mandela a Pretoria, la Chiesa torna nella storica Church Square con la Grande Missione nelle piazze del Cammino Neocatecumenale

Roma, (Zenit.org) Salvatore Cernuzio | 844 hits

1964, Pretoria, Church Square. Nel Palazzo di Giustizia si concludeva il processo di Rivonia che condannò all’ergastolo dieci leader dell’ANC (African National Congress), tra cui Nelson Mandela. La popolazione si riversò nelle strade e dalla storica piazza, cuore antico della città, si alzò un grido: “Nelson Mandela Libero”. Anche la Chiesa scese in campo: numerosi vescovi, sacerdoti e cattolici marciarono di fronte la statua di Krueger, invocando una soluzione di pace rimasta purtroppo inascoltata, incuranti del rischio di essere arrestati. Tra questi, anche un giovane William Slattery, l’attuale arcivescovo di Pretoria, all’epoca ancora sacerdote.

2013, Pretoria, Church Square.  È domenica 5 maggio, una giornata di sole splendente. La piazza vede una folla ancora più ampia di 40 anni fa. Al posto dell’immagine di Mandela condannato, simbolo del regime oppressivo dell’Apartheid, c’è un’icona gigante con un volto di Cristo misericordioso. A fianco: un podio, un crocifisso e un microfono. La folla questa volta non marcia, ma danza; non protesta, ma canta, e il grido che si leva è un altro: “Cristo è risorto”.

Sono le comunità neocatecumenali di Pretoria che hanno dato il via alla Grande Missione nelle piazze partita dai primi giorni di aprile in tutto il mondo. L’iniziativa mondiale del Cammino Neocatecumenale ha toccato quindi anche il Sudafrica, rendendo Church Square, per anni scenario di manifestazioni e violenze, teatro di un momento di festa della Chiesa Cattolica.

Anche l'Arcivescovo Slattery è tornato in piazza, partecipando all’entusiasmo dei tanti fedeli raccoltisi attorno al suo Vescovo. Una semplice missione a cielo aperto si è trasformata, dunque, nel maggiore evento per l'Anno della fede nel sud del Continente nero, ricevendo l’appoggio non solo del Clero, ma anche delle autorità politiche non cattoliche.

“Il Sudafrica ha il 7% di cattolici su 48milioni di abitanti. Grazie al Cammino Neocatecumenale questo 7% riprende vita” ha dichiarato a ZENIT Dino Furgione, catechista itinerante responsabile dell’Africa del Sud (Sud Africa, Botswana, Lesotho e Swatziland). “Questa missione – ha proseguito – che sta coinvolgendo contemporaneamente 10.000 piazze di tutto il mondo, sta aiutando i lontani, i disperati, gli alienati pronti al suicidio a riavvicinarsi a Cristo. Ieri, in piazza c’era un uomo che urlava ‘Aiutatemi... Voglio salvarmi... Non voglio morire senza salvezza!”. Stiamo assistendo davvero a dei miracoli”.

Ma la grande missione non è rivolta solo ai ‘lontani’, ma “sta aiutando anche tutti noi cristiani a stare in movimento non solo fisico, ma spirituale” ha confermato l’itinerante. Perché “lo Spirito, il Battesimo, muove tutto l'essere, e la missione ci aiuta a buttare via il lettuccio e ad uscire dalle paralisi dei nostri peccati, dalle paure, dai pregiudizi”.

Gli eventi nelle piazze stanno stimolando i cattolici delle diocesi al punto che, per richiesta dell'Arcivescovo, non si fermeranno dopo i 5 incontri - come da programma - ma proseguiranno nelle baraccopoli, nei centri commerciali, nei parchi, nelle strade, fino a concludere l'Anno della Fede, con una solenne Eucaristia, il giorno di Cristo Re, presieduta da mons. Slattery e arricchita da testimonianze pubbliche.

Centro della missione di ieri è stata la domanda: “Chi è Dio per te?”. Qualcuno tra i presenti ha risposto, lasciando poi la parola a Gigy, donna congolese, tra le tante immigrate in Sudafrica per studi o lavoro, che vive le contraddizioni di un Paese ancora estremamente religioso eppure al tempo stesso fortemente secolarizzato.

“Vengo da una famiglia divisa – ha raccontato Gigy - i miei genitori erano in lite continua e io volevo suicidarmi. Non capivo come Dio potesse permettere questo”. Traumatizzata dalla famiglia, aveva deciso di non sposarsi: “Ero senza speranza – ha detto – Fu poi la parola di una zia, durante il funerale di mia sorella minore, che mi fece una promessa in nome del Signore: la promessa di una vita felice”. Oggi, ha concluso la donna, “ho un marito e una bellissima figlia e posso testimoniare che Dio è stato ed è fedele!”.

Anche il Vescovo Slattery è salito sul leggìo invitando i passanti e le persone in ascolto a rivolgersi al Signore con la stessa insistenza e radicalità del cieco di Gerico: “Gridategli: abbi pietà di me! Chiedetegli di innamorarvi di lui!”. Dopo aver benedetto la folla, il presule si è voluto unire alla tradizionale danza che ha trascinato tutti i presenti.

Un momento di grande comunione, quindi, dove si è potuto toccare con mano la potenza del Vangelo nella vita di persone comuni. “Papa Francesco è veramente il grande ispiratore di questa missione - ha affermato a ZENIT padre Lorenzo Ricci, sacerdote del Cammino Neocatecumenale missionario in Sud Africa – grazie al suo costante invito ad andare fuori, a cercare nuovi metodi di evangelizzazione, perché la Chiesa ha bisogno di uscire da se stessa, di raggiungere le porte di esistenza”. Quindi, ha concluso padre Ricci, “non possiamo aspettare che le persone che soffrono là fuori perché non hanno mai sentito parlare di Cristo vengano da noi. Ma dobbiamo essere noi ad uscire e portare Cristo risorto per loro!”.