"Il Timone": quindici anni di apologetica

Gianpaolo Barra racconta il successo della rivista da lui fondata

Roma, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 376 hits

La Giornata Regionale del Timone 2014, tenutasi sabato scorso al Centro Nazareth di Roma è avvenuta a ridosso di una data importante: i quindici anni di pubblicazioni della più importante rivista italiana di apologetica.

Il Timone pubblicava infatti il suo primo numero come bimestrale nel maggio/giugno 2009. Partendo con 30 pagine e una tiratura di 3000 copie, è diventato un mensile di 64 pagine e 15000 copie, rendendosi così un punto di riferimento per l’intero mondo cattolico, non soltanto tra gli intellettuali ma anche a livello di fedeli comuni, per il suo taglio immediato e divulgativo.

A conclusione della Giornata Regionale, ZENIT ha chiesto a Gianpaolo Barra, fondatore e direttore del Timone di trarre un bilancio del recente evento e di quindici anni di attività.

Dottor Barra, come è andata la Giornata Regionale del Timone?

La Giornata è stata molto positiva. Oltre alla Santa Messa, che è il momento evidentemente più importante, abbiamo avuto due ospiti, come la professoressa Emanuela Marinelli e l’avvocato Gianfranco Amato, che hanno dato un contributo davvero formidabile.

Emanuela Marinelli ha illustrato i dati di credibilità della Santa Sindone e questo è un tema di carattere apologetico fondamentale. Bisogna pensarci bene: il Signore ha lasciato un segno, un’impressionante traccia fisica, visibile, misurabile, studiabile della sua morte e resurrezione. Non so davvero cosa potevamo chiedergli di più! Emanuela Marinelli è una delle più grandi esperte mondiali su questo tema.

Da parte sua, l’avvocato Gianfranco Amato ci ha mostrato i nuovi orizzonti della battaglia in difesa della vita e della legge naturale sulla quale Il Timone è impegnato da quindici anni. Sono stato contento di aver scoperto un vero e proprio guerriero!

In questi mesi Il Timone celebra 15 anni di attività: come nacque l’idea di fondare una rivista di apologetica?

Siamo partiti un po’ come dei pionieri per rispondere a un’esigenza che innanzitutto sentivo io e che poi la storia ci ha dimostrato essere il bisogno di migliaia e migliaia di persone: quello di dare ragione della propria fede e della propria cultura che nasce dalla fede. Viviamo in un mondo dove gli attacchi alle ragioni per credere e alla cultura sono diffusissimi e noi non siamo capaci di difenderci.

Io cercavo di informarmi e di formarmi leggendo gli autori che più di tutti difendevano la fede: Vittorio Messori, Rino Cammilleri, Massimo Introvigne, il cardinale Giacomo Biffi. Per leggere questi autori compravo decine di organi di stampa – quotidiani, settimanali, mensili – dove su ciascuno trovavo qualcosa. Allora mi sono detto: perché invece che essere io a comprare dieci o venti giornali diversi per leggere dieci o venti autori diversi ma che mi danno tutti qualcosa per la fede, non creiamo noi una rivista dove convogliare gli articoli di tutti questi autori? Il Timone è nato per rispondere a questo bisogno. Partimmo quindi con i nostri mezzi, con una rivista inizialmente bimestrale di sole 20 pagine, che stampavamo in 3000 copie, con i primi due numeri addirittura regalati ai nominativi che avevamo raccolto.

Da lì è nata una rivista che col tempo è diventata mensile, passando da 20 a 64 pagine, da 3000 a 15000 copie. Una rivista che non aveva il timore di definirsi di “apologetica”, con questo duplice scopo: presentare le ragioni per credere e difendere le medesime ragioni dagli attacchi. Formula che è stata tradotta in articoli brevi, semplici, di facile comprensione, con una grafica molto ben curata. È stato successo continuo.

Quali sono state le principali battaglie che Il Timone ha portato avanti in questi 15 anni?

Ci sono delle basi che abbiamo sempre curato, in particolare su tre argomenti che sono i fondamenti della nostra apologetica. In primo luogo l’esistenza di Dio: la ragione umana è in grado di provare l’esistenza di un essere le cui caratteristiche sono quelle che attribuiamo a Dio. Il secondo argomento riguarda i Vangeli intesi anche come racconti storici, credibili dal punto di vista storico o meno. Ci sono ragioni per crederlo e l’apologetica dimostra queste ragioni. Il terzo argomento riguarda la Chiesa: possiamo dire che la Chiesa Cattolica è la sola Chiesa edificata da Cristo e possiamo dirlo in base alla ragione? Sì, possiamo dirlo.

Questi sono i tre argomenti base sui quali abbiamo articolato le battaglie di questi quindici anni del Timone: ad esempio tutte quelle nel campo della storia. Penso, ad esempio, alle bugie che la cultura di oggi trasmette sulle Crociate, sull’Inquisizione, su Galileo, sui silenzi di Pio XII sugli ebrei. Ci sono poi tutte le battaglie in campo morale ed etico: la difesa della vita, della famiglia e della libertà di educazione, ovvero i principi non negoziabili. Lungo questo binario abbiamo mantenuto una rotta costante e vedo che i lettori ci hanno premiato.

Le pubblicazioni del Timone hanno attraversato tre pontificati diversi e uno degli obiettivi della vostra rivista è proprio quello di spiegare il loro magistero. Quanto c’è di “apologetico” in Giovanni Paolo II, in Benedetto XVI e in papa Francesco?

Si tratta di pontefici diversi. Se parliamo di Giovanni Paolo II, di Benedetto XVI e di Francesco, riguardo all’apologetica, ciascuno ha le sue caratteristiche.

Di Giovanni Paolo II non va dimenticata la fondamentale enciclica Fides et Ratio con la quale la materia apologetica è stata rilanciata. Un’enorme iniezione di fiducia nella ragione, un’assoluta affermazione che tra fede e ragione non vi è conflitto, che ha ribaltato la situazione che fino allora si respirava. Non dimentichiamo che allora “apologetica” era un termine quasi tabù, che riportava indietro a una Chiesa preconciliare e trionfalista. Invece Giovanni Paolo II ha dato un’indicazione molto chiara.

Quando parliamo di Benedetto XVI non possiamo dimenticare ciò che lui ha detto della ragione e della fiducia che bisogna avere in essa, dono dato da Dio all’uomo. Una ragione capace di cogliere il vero, la verità in un’epoca in cui trionfa il relativismo: queste affermazioni di Benedetto XVI sono state dirompenti e nel Timone hanno trovato una conferma.

Con papa Francesco forse è ancora un po’ presto per trarne un “bilancio apologetico”: è pontefice da poco più di un anno ma tutte le indicazioni che sta dando sono per noi consolanti. Basti pensare che questo pontefice parla di verità di fede che, negli ultimi decenni sembravano dimenticate: non ha paura di parlare dell’esistenza del demonio che agisce ed attacca la Chiesa, di dire che ci sono i cristiani perseguitati, che è necessario confessarsi, che senza la Chiesa, Gesù Cristo è incomprensibile. Ci sono affermazioni di papa Francesco che vengono naturalmente taciute e che sono di una forza dirompente. In particolare l’affermazione secondo cui la Chiesa senza Cristo è incomprensibile, è un dato di una forza apologetica formidabile.