Il tradimento di Giuda e la Pasqua del Signore

Ci sono luoghi e azioni nella vita di ognuno che non possono essere profanati, né privati della loro imminente missione

Roma, (Zenit.org) Egidio Chiarella | 950 hits

Mi vorrei soffermare su una particolare omelia del mio Padre spirituale, ispirata alla Pasqua del Signore, perché sento, ancora oggi, la forza del messaggio di salvezza che ne scaturisce e che mi auguro possa contagiare ogni lettore.  Mons. Costantino Di Bruno, in quell’occasione, metteva in risalto che ogni qualvolta la letteratura, anche quella teologica specializzata, nonché la cinematografia, di èlite o popolare, a larga divulgazione, si trovano dinanzi a Giuda, è come se perdessero il senso e il significato della verità, della storia, della tradizione, della stessa rivelazione.

Il Vangelo, bisogna sempre ricordare, non è una fiaba, né un racconto popolare, un romanzo, un saggio storiografico. Esso è purissima rivelazione della verità storica, nella quale è contenuta tutta la verità di Dio. Il sacerdote ci invitava così a riflettere: “Se si smarrisce la verità storica, difficilmente si può giungere alla verità divina”. È, infatti, sempre dalla verità immanente che si giunge alla verità trascendente ed è dalla verità trascendente che si riceve la luce per leggere e comprendere tutta la verità immanente. A questo punto l’omelia elencava delle verità implicite che emergono dall’atto di tradimento dello stesso Giuda.

Si può così affermare che è verità immanente il tradimento di Giuda verso Gesù. È verità immanente che lo abbia fatto per trenta monete d’argento, il prezzo di uno schiavo. È anche verità immanente che, per rimorso del male fatto a Gesù, abbia vissuto la morte degli empi, dei rinnegati, dei grandi operatori di iniquità. È, infine, verità immanente che egli sia stato un ladro. Non sfugge a nessuno che queste verità immanenti non sono espressione di uno qualunque o di uno storico. Le proferisce una persona che ha il conforto dello Spirito Santo. Le dice, prima di tutto, sotto rivelazione, trasformando questa intrinseca verità, in verità assoluta. Mi riferisco a Giovanni l’Evangelista.

Altra veridicità non esiste riguardo a Giuda e quindi risultano inutili le trasformazioni romanzesche, che servono solo a confondere la realtà e a travisare il senso alto della storia. Il sacerdote non si ferma solo a queste considerazioni, ma mette in evidenza una secondo aspetto, che rende più certa l’azione di tradimento dell’apostolo, autoesclusosi dalla santità dei suoi fratelli. Infatti a questa verità immanente, lo stesso Gesù ne aggiunge una trascendente.

Dice di Giuda, in Matteo: “Colui che ha messo con me la mano nel piatto, è quello che mi tradirà. Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!”. Sono parole queste che non appartengono ad un uomo ispirato, sotto dettatura dello Spirito Santo. Esse vengono pronunciate da Dio stesso durante la sacra cena, dal momento che Gesù è vero Dio, vero Figlio del Padre, vero Verbo Eterno Incarnato.  Sono la prova più alta della vera natura storica di Giuda.

L’omelia, qui citata, terminava con una riflessione sull’istituzione dell’Eucarestia e sulla santa prudenza utilizzata da Gesù il giorno della preparazione dell’ultima cena. Una pagina del vangelo imperscrutabile e affascinante, che mette in evidenza l’avvicinarsi dell’ora più misteriosa del tempo trascorso da Gesù con i suoi discepoli. Leggiamo in Matteo le frasi scambiate tra loro nel primo giorno degli Azzimi: “Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Egli rispose: “Andate in città da un tale e ditegli: “Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli”.

Ci sono luoghi e azioni nella vita di ognuno che non possono essere profanati, né privati della loro imminente missione. Se ciò dovesse accadere si potrebbe mettere in discussione l’impalcatura centrale della storia degli uomini. L’istituzione dell’Eucarestia, ad esempio, salva l’uomo, cambia la storia. Nessuno poteva fermare la Pasqua del Signore!

Gesù sapendo, infatti, chi è Giuda e il patto già concordato per la consegna, non vuole correre rischi e per questo non rivela a nessuno dei suoi discepoli il luogo nel quale avrebbe celebrato la Santa Pasqua. Dona ai discepoli, incaricati di preparare per la Cena, delle indicazioni così vaghe da non poter essere comprese, se non da coloro che erano chiamate ad eseguirle.

Chiudeva così, monsignore, tra l’emozione dei presenti, che ritorna in me, mentre riporto quelle stese parole: “Durante la Cena Gesù avrebbe dovuto istituire l’Eucaristia e il Sacramento del Sacerdozio ministeriale. Quella Cena mai sarebbe dovuta essere interrotta. Sarebbe dovuta essere celebrata nella pace più santa. Quando si devono fare grandi cose è necessaria una grande prudenza, una santa intelligenza, una mozione perfetta dello Spirito Santo. Gesù è il Santo e santa è la sua opera”.          

* Egidio Chiarellapubblicista-giornalista, collabora con il Ministero dell’Istruzione, a Roma. E’ stato docente di ruolo di Lettere presso vari istituti secondari di I e II grado a Lamezia Terme (Calabria). Dal 1999 al 2010 è stato anche Consigliere della Regione Calabria. Ha conseguito la laurea in Materie Letterarie con una tesi sulla Storia delle Tradizioni popolari presso l’Università degli Studi di Messina (Sicilia). E’ autore del romanzo La nuova primavera dei giovani.

Chi volesse contattarlo può scrivere al seguente indirizzo email: egidio.chiarella@libero.it