Il tradimento e la malattia, “cammino di purificazione”; sostiene il Pontefice

Opportunità per “mettersi più intensamente nelle mani di Dio”

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CITTA’ DEL VATICANO, giovedì, 3 giugno 2004 (ZENIT.org).- Secondo Giovanni Paolo II, la fede permette di trasformare la malattia, gli attacchi dei nemici e il tradimento da parte degli amici in un cammino di “liberazione interiore”, perché anche in queste circostanze Dio rivela il Suo amore.



E’ la conclusione alla quale è giunto il Pontefice mercoledì scorso nell’Udienza generale tenutasi in Piazza San Pietro in Vaticano, durante la quale ha commentato il Salmo 40, la preghiera elevata da un malato e citata da Gesù stesso durante l’Ultima Cena per esprimere la Sua profonda tristezza.

La preghiera è rivolta da “un persona che soffre certo per la sua infermità, ma soprattutto per la crudele ironia dei suoi ‘nemici’ e perfino per il tradimento di un ‘amico’”, ha cominciato a spiegare il Santo Padre.

“La sofferenza in se stessa può nascondere un valore segreto e diventare una strada di purificazione, di liberazione interiore, di arricchimento dell’anima”, ha proseguito.

“Invita a vincere la superficialità, la vanità, l’egoismo, il peccato e ad affidarsi più intensamente a Dio e alla Sua volontà salvifica”, ha aggiunto.

Il Salmo 40, ha affermato il Papa, presenta l’esperienza vissuta da “molti poveri umiliati, condannati a stare soli e a sentirsi un peso per gli stessi familiari. E se ricevono talora qualche parola di consolazione, ne avvertono subito il tono falso e ipocrita”.

“L’amarezza è profonda, quando a colpirci è l’‘amico’ in cui si confidava”, ha continuato il vescovo di Roma nella sua meditazione all’inno salmico, in cui ha percepito la voce “di una folla di persone dimenticate e umiliate nella loro infermità e debolezza, anche da parte di coloro che avrebbero dovuto sostenerle”.

Il Salmo, tuttavia, non conclude con questo “sfondo cupo”. “L’orante è certo che Dio si affaccerà al proprio orizzonte, rivelando ancora una volta il Suo amore. Sarà Lui a offrire il sostegno e a prendere tra le braccia il malato”.

Parlando alla fine in Castigliano, Giovanni Paolo II ha lasciato ai pellegrini della Spagna e dell’America Latina un consiglio ispirato alla sua meditazione: “ricordate sempre la beatitudine promessa a coloro che accudiscono i poveri e hanno cura dei malati, perché il Signore sarà la loro ricompensa”.