Il turismo: uno strumento di evangelizzazione

In vista della Giornata Mondiale del prossimo 27 settembre, il Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti sottolinea gli innovativi programmi di molte diocesi e congregazioni in questo campo

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 333 hits

In vista della Giornata Mondiale del Turismo, in programma per il prossimo 27 settembre, sul tema Turismo e sviluppo comunitario, la Santa Sede intende “accompagnare questo fenomeno dall’ambito che le è proprio, in particolare nel contesto dell’evangelizzazione”.

Con queste parole esordisce il Messaggio per la suddetta Giornata Mondiale, diffuso dal Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, e firmato dal cardinale Antonio Maria Vegliò e da monsignor Joseph Kalathiparambil, rispettivamente presidente e segretario del dicastero vaticano.

Animata dai principi dello “sviluppo umano integrale” e dello “sviluppo comunitario”, la Chiesa Cattolica ha a cuore che il turismo possa contribuire “al conseguimento di un progresso equilibrato che sia sostenibile e rispettoso di tre ambiti: economico, sociale e ambientale, intendendo con ciò tanto la sfera ecologica quanto il contesto culturale”, si legge nel messaggio.

In considerazione delle statistiche più recenti, “il settore turistico si evidenzia come una delle opzioni più attuabili e sostenibili per ridurre il livello di povertà delle aree più arretrate” e come “uno strumento prezioso di progresso, di creazione di posti di lavoro, di sviluppo di infrastrutture e di crescita economica”.

Inoltre, il turismo si presenta “come uno dei settori con più capacità di generare un tipo di impiego ‘creativo’ e diversificato, del quale con maggiore facilità possono beneficiare i gruppi più svantaggiati, di cui fanno parte donne, giovani e alcune minoranze etniche”.

I benefici del turismo dovrebbero raggiungere “tutti i settori della società” ed avere “un impatto diretto sulle famiglie e, al tempo stesso, ci si deve avvalere al massimo delle risorse umane locali”.

Non meno essenziale è che “per ottenere questi benefici si seguano criteri etici, che siano rispettosi, anzitutto, delle persone, tanto a livello comunitario quanto di ogni singolo individuo”, fuggendo una “concezione economicista della società”, particolarmente volta alla ricerca del profitto.

Lo sviluppo turistico deve fare in modo che “protagonista principale sia la comunità locale, che lo deve far proprio, con l’attiva presenza dei partner sociali, istituzionali e degli enti civici”. Non si tratta, quindi, di lavorare “per” la comunità, bensì “con” la comunità, elemento preminente nell’attività turistica, anche più del “bel paesaggio” o della “confortevole infrastruttura”.

L’incontro tra turisti e popolazioni locali dovrà sempre essere “rispettoso” e all’insegna di un “dialogo fecondo che incoraggi la tolleranza, il rispetto e la reciproca comprensione”.

Da parte loro, “anche i cristiani del luogo devono essere capaci di mostrare la loro arte, le tradizioni, la storia, i valori morali e spirituali, ma soprattutto la fede che è all’origine di tutto questo e gli dà senso”.

Nel Messaggio, il cardinale Vegliò e monsignor Kalathiparambil sottolineano come “in diverse parti del mondo, la Chiesa abbia riconosciuto le potenzialità del settore turistico e abbia messo in moto progetti semplici ma efficaci”, tra i quali spiccano il “turismo solidale o di volontariato”, che permette a molte persone di utilizzare il tempo delle vacanze “per collaborare a progetti di cooperazione nei paesi in via di sviluppo”.

I massimi rappresentanti del Dicastero Pontificio per i Migranti citano poi i “programmi di turismo sostenibile e solidale, promossi da Conferenze episcopali, diocesi o congregazioni religiose in zone svantaggiate”, oltre che le “parrocchie delle zone turistiche che accolgono il visitatore offrendo proposte liturgiche, formative e culturali” che contribuiscono a una “pastorale dell’amabilità”.

Tutte esperienze “nate dallo sforzo, dall’entusiasmo e dalla creatività di tanti sacerdoti, religiosi e laici che desiderano collaborare, in questo modo, allo sviluppo socio-economico, culturale e spirituale della comunità locale, e aiutarla a guardare con speranza al futuro”, si legge in conclusione del Messaggio.