Il valore del silenzio nell'ecosistema umano e nella fede

Presentato il Messaggio di Benedetto XVI per la 46° Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali

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di Luca Marcolivio

CITTA’ DEL VATICANO, martedì, 24 gennaio 2011 (ZENIT.org) – Il silenzio non significa affatto assenza di comunicazione. È piuttosto l’altra faccia della parola, ciò che le conferisce significato, modulando i tempi della socializzazione, dell’educazione e dell’evangelizzazione.

Sono alcuni degli aspetti che emergono dal Messaggio per la 46° Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali firmato da papa Benedetto XVI e diffuso oggi, nel giorno della memoria liturgica di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti e degli operatori della comunicazione.

Il Messaggio è stato presentato stamattina in Sala Stampa Vaticana, da monsignor Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, alla presenza di monsignor Paul Tighe, monsignor Giuseppe Antonio Scotti, e Angelo Scelzo, rispettivamente segretario, segretario aggiunto, e sottosegretario del medesimo Pontificio Consiglio.

Tema del Messaggio di quest’anno è Silenzio e parola: cammino di evangelizzazione. Il testo è il risultato di riflessioni del Santo Padre di questi ultimi anni in merito ai processi e alle dinamiche della comunicazione.

In questo contesto il silenzio acquisisce una valenza notevole nel “binomio silenzio-parola”, ha spiegato monsignor Celli. Esso non è “mancanza di comunicazione” ma “fa parte del flusso di messaggi e informazioni che caratterizza la nuova cultura della comunicazione”.

La parola sorge dal silenzio e al silenzio ritorna”, affermava Jean Guitton, citato da monsignor Celli. Il silenzio, infatti, “può esprimere la vicinanza, la solidarietà e l’attenzione agli altri”, oltre a rappresentare “un modo forte per esprimere il nostro rispetto e il nostro amore per gli altri”.

Il silenzio è anche una forma rispetto verso l’altro, un “atteggiamento attivo” che “dà spazio all’altro per parlare”, ha aggiunto il presule.

Il comportamento silente “rafforza il rapporto, il legame tra due persone”, aiuta nella riflessione e nella valutazione, dà “il giusto significato alla comunicazione” e ci aiuta a non essere sommersi “dal volume della stessa comunicazione”, ha proseguito monsignor Celli.

La cultura odierna, invece, comporta il serio rischio di “non ascoltare la domanda dell’altro e di cercare di imporre risposte prefabbricate”. Nel dialogo, al contrario, il silenzio è fondamentale in quanto permette la “interattività”, quindi “una vera ricerca della verità”.

La ricerca della Verità è obiettivo di tutte le religioni e non è un caso che in tutte le religioni, nota il Papa nel Messaggio, il silenzio e la solitudine siano fondamentali come luoghi di incontro con il mistero.

È solo nel silenzio che è possibile parlare con Dio e, significativamente, Dio stesso talora “parla anche senza parole”, dice il Papa che, nell’Esortazione post-sinodale Verbum Domini, ha ricordato che “nel silenzio della Croce parla l’eloquenza dell’amore di Dio vissuto sino al dono supremo”.

La “contemplazione silenziosa” di cui parla il Papa, tuttavia, non è fine a se stessa ma “ci fa immergere nella sorgente dell’Amore, che ci conduce verso il nostro prossimo, per sentire il suo dolore e offrire la luce di Cristo”, scrive il Santo Padre nel Messaggio.

Un ultima annotazione di monsignor Celli è riferita al risvolto educativo della comunicazione, nella misura in cui, afferma Benedetto XVI, “silenzio e parola sono entrambi elementi essenziali e integranti dell’agire comunicativo della Chiesa, per un rinnovato annuncio di Cristo nel mondo contemporaneo”.

A margine della conferenza stampa, monsignor Celli ha rilasciato alcune dichiarazioni a ZENIT. Sull’apparente contraddizione, da noi evidenziata, tra virtualità della comunicazione odierna e “carnalità” del messaggio cristiano, il presule ha definito quella del papa come una “grande sfida”.

E se, da un lato, l’invito del Santo Padre alla rivalutazione delle virtù del silenzio può apparire in contrasto con la massa diluviale delle informazioni che quotidianamente riceviamo, il Presidente del Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali, ha osservato che la preoccupazione del Pontefice è rivolta all’“ecosistema” umano, visto come “ambiente propizio in grado di equilibrare immagini, silenzio e suoni”.

“La grande preoccupazione del Papa – ha aggiunto il presule – è per l’uomo, in particolare per l’uomo inserito nel contesto di oggi. Il suo non è un messaggio rivolto solo a noi cattolici. Ci sono laici che sentono il bisogno profondo di riscoprire l’autenticità della parola e, al contempo, dell’autenticità dell’uomo, attraverso un silenzio che noi definiremmo ‘contemplativo’”.

Sul silenzio della Chiesa di fronte al male, secondo monsignor Celli, è bene “distinguere la valenza semantica di silenzio e di tacere. C’è un momento in cui la mia contemplazione deve trovare un’espressione forte”.

Quindi il presunto “silenzio della Chiesa” che talora si manifesta di fronte alle ingiustizie e ai comportamenti contrari alla morale cristiana, non è sempre necessariamente un “tacere”.

In tal senso il Messaggio del Santo Padre, ha osservato Celli, sottolinea che “è dal silenzio che nasce la costruzione della giustizia. Quindi questo silenzio che il Papa invoca non è un alienarsi dalla realtà concreta. Ci sono momenti, tuttavia, in cui non posso tacere: il mio silenzio sarebbe un tradimento dell’uomo”.