Il Vaticano all’ONU: porre fine alle guerre, diritto di milioni di rifugiati

La drammatica situazione richiederebbe, in alcuni casi, una “ingerenza umanitaria”

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GINEVRA, martedì, 12 ottobre 2004 (ZENIT.org).- Le guerre rappresentano la causa dell’esistenza di milioni di rifugiati sparsi per il mondo, e di conseguenza non è possibile affrontare questa emergenza senza risolvere tali conflitti, sostiene la Santa Sede.



Per questo motivo, nel prendere la parola durante la seduta del Comitato esecutivo del Programma dell’Alto Commissariato dell’ONU per i Rifugiati (UNHCR), che si è tenuta dal 4 all’8 di ottobre, la delegazione vaticana ha chiesto di poter ricorrere, qualora necessario, ad una “ingerenza umanitaria” per tutelare i diritti fondamentali dei rifugiati.

Nel suo intervento a Ginevra, l’arcivescovo Silvano M. Tomasi, ha anzitutto ricordato che “i diritti riconosciuti ai rifugiati dagli strumenti internazionali, troppo spesso rimangono lettera morta”.

E il fenomeno si sta aggravando, ha aggiunto: “Il perdurare dei conflitti continua a costringere numerose persone ad abbandonare le loro case nel timore di persecuzioni, violazioni dei diritti umani, oppressioni, violenze diffuse e dell’uso sistematico dello stupro come tattica di guerra”.

“Il costo di tali movimenti forzati è molto alto: le sofferenze delle persone, la perdita di vite umane, l’eventuale ricostruzione della società”, ha affermato monsignor Tomasi, missionario di San Carlo (scalabriniano), il quale fino a poco fa era nunzio apostolico in Etiopia ed Eritrea.

“I diritti umani internazionali e il diritto umanitario obbliga i Governi a fornire sicurezza e benessere a tutti coloro che si trovano sotto la sua giurisdizione”, ha indicato il prelato.

“In particolare, ogni cittadino ha il diritto alla protezione da parte del proprio Paese – ha ricordato –. Se tuttavia uno Stato manca o non può assumersi tale responsabilità e i diritti umani di una popolazione continuano ad essere calpestati, allora la comunità internazionale può e deve manifestare la sua sollecitudine, entrare nella contesa ed assumersi questo obbligo.”

In un’intervista rilasciata alla “Radio Vaticana” monsignor Tomasi nel definire “insufficiente la capacità istituzionale” della comunità internazionale di fare in modo che vengano rispettati tali diritti ha descritto anche le “situazioni disperate” dei tanti immigrati che cercano migliori condizioni di vita nei Paesi occidentali e che spesso si vedono costretti a rimpatri forzati.

A questo proposito il monsignor ha proposto due soluzioni: “Il rispetto degli accordi per quanto riguarda le persone che hanno bisogno di asilo politico, e l’allargamento dei canali di immigrazione regolare in modo da evitare che ci siano questi flussi incontrollati che portano spesso alla morte”.

Chiamando in causa in particolar modo i Paesi dell’Unione Europea, il prelato ha fatto appello ad aprire “canali regolari di immigrazione”, anche per quelle nazioni “che hanno bisogno di immigrati per il loro futuro, per l’economia, per ragioni demografiche”.

Il delegato vaticano, nel corso del suo intervento all’UNHCR ha ricordato poi il Messaggio per la celebrazione della Giornata Mondiale della Pace, del gennaio 2000, nel quale Giovanni Paolo II ha affrontato la spinosa questione della “ingerenza umanitaria”.

“Evidentemente, quando le popolazioni civili rischiano di soccombere sotto i colpi di un ingiusto aggressore e a nulla sono valsi gli sforzi della politica e gli strumenti di difesa non violenta, è legittimo e persino doveroso impegnarsi con iniziative concrete per disarmare l'aggressore”, affermava il Pontefice.

“Queste tuttavia devono essere circoscritte nel tempo e precise nei loro obiettivi, condotte nel pieno rispetto del diritto internazionale, garantite da un'autorità riconosciuta a livello soprannazionale e, comunque, mai lasciate alla mera logica delle armi”, ha aggiunto.

“Occorrerà per questo fare il massimo e il migliore uso di quanto previsto dalla Carta delle Nazioni Unite, definendo ulteriormente strumenti e modalità efficaci di intervento nel quadro della legalità internazionale. A tal proposito, la stessa Organizzazione delle Nazioni Unite deve offrire a tutti gli Stati membri un'equa opportunità di partecipare alle decisioni, superando privilegi e discriminazioni che ne indeboliscono il ruolo e la credibilità.”

“La tempestività di un tale intervento è determinante per salvare vite umane e per comprovare il grado di impegno della comunità internazionale a favore dei rifugiati”, ha concluso il rappresentante del Vaticano a Ginevra.

In un’intervista rilasciata al quotidiano torinese “La Stampa” (22 settembre 2004), il cardinale Angelo Sodano, Segretario di Stato, ha rivelato che nel quadro del processo di riforma che si sta sviluppando in seno all’ONU, la Santa Sede proporrà di aggiungere un nuovo principio di “ingerenza umanitaria” nel testo della Carta delle Nazioni Unite.