Il Vaticano auspica una minore politicizzazione del nuovo Consiglio dei Diritti Umani dell’ONU

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CITTA’ DEL VATICANO, martedì, 20 giugno 2006 (ZENIT.org).- La Santa Sede auspica che il nuovo Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite, la cui sessione inaugurale si è svolta questo lunedì, sia meno politicizzato della precedente Commissione, che sostituisce.



Questo martedì pomeriggio era previsto l’intervento al Consiglio dell’Arcivescovo Giovanni Lajolo, segretario per i Rapporti con gli Stati della Santa Sede, a Ginevra (Svizzera). Il primo presidente del Consiglio è il messicano Luis Alfonso de Alba.

L’Arcivescovo Silvano Maria Tomasi, Osservatore permanente della Santa Sede presso l’ufficio ONU di Ginevra, ha confessato in alcune dichiarazioni alla “Radio Vaticana” la sua speranza che “questo nuovo Consiglio dei Diritti Umani, uno dei tre pilastri portanti della struttura delle Nazioni Unite assieme allo Sviluppo e alla Sicurezza, possa davvero rispondere alle aspettative che la comunità internazionale ha posto in questa riforma, e cioè che ci sia meno politicizzazione nel cercare di affrontare le crisi dove i diritti umani vengono conculcati”.

Il nuovo Consiglio, ha affermato, “può allargare la coscienza dei diritti delle persone a tutti i settori dell’attività”.

“Bisognerà comunque rimanere molto attenti, affinché il fondamento dei diritti umani di ciascuno sia proprio il rispetto e la consapevolezza che siamo tutti figli di Dio”, ha aggiunto monsignor Tomasi.

“Se il nuovo Consiglio dei Diritti Umani partirà bene e si affermerà con efficacia, il segnale chiaro sarà che è possibile affrontare anche altri segmenti della struttura delle Nazioni Unite, con buona volontà e con il consenso dei membri. Ci vuole soprattutto la volontà politica”, ha riconosciuto il rappresentante papale.

“L’obiettivo è di trovare una formula che veramente sia partecipativa, dove cioè tutti gli Stati possano esprimere la loro opinione e contribuire con la loro cultura e la loro esperienza”, ha affermato.

“Certo, è un cammino lungo – ha riconosciuto –. Si sta dibattendo proprio in questi giorni su come cambiare la struttura amministrativa delle Nazioni Unite, cioè come rendere più snella la sua burocrazia, rendere più efficace l’utilizzazione del suo budget”.

“Se il Consiglio dei Diritti umani funzionerà bene si potrà prendere il via da questa esperienza e si potrà cominciare anche per il Consiglio di Sicurezza a trattare seriamente”, ha concluso.