Il Vaticano chiede lo stop alle violenze in Siria

Monsignor Tomasi: "Le sanzioni da sole non sono sufficienti"

| 1154 hits

GINEVRA, domenica, 4 dicembre 2011 (ZENIT.org) – La repressione e le violenze in Siria devono finire al più presto. È quanto auspicato da monsignor Silvano Maria Tomasi, osservatore permanente della Santa Sede presso l’Ufficio ONU di Ginevra, intervenendo alla Sessione speciale del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite.

“La violenza non porta bene a nessuno e la linea che abbiamo adottato è stata quella di insistere sulla necessità della riconciliazione ma nel rispetto dei diritti umani di ogni persona”, ha dichiarato il presule ai microfoni di Radio Vaticana.

“Per il futuro del Paese – ha aggiunto - non si può semplicemente continuare su una linea violenta, ma bisogna dialogare in modo che i diritti legittimi degli individui e delle comunità minoritarie che di fatto costituiscono la Siria, possano essere rispettati e si possa aprire la porta per una partecipazione più larga di queste varie comunità nella gestione del Paese”.

Le legittime aspirazioni della società civile siriana sono quelle “di partecipare nella vita pubblica e di avere i suoi diritti fondamentali rispettati”, ha proseguito mons. Tomasi, ricordando poi quanto detto da papa Benedetto XVI: “pregando assieme perché venga la pace ne verrebbe un bene per tutti, perché alla fine si tratta di rispettare la dignità e le libere scelte di ogni persona”.

La risoluzione del Consiglio dei diritti umani di votare una risoluzione per il rispetto dei diritti umani “è un segnale di volontà politica di aiutare e di fare in modo che la situazione in Siria si stabilizzi”, ha commentato l’osservatore permanente vaticano a Ginevra.

Non è sufficiente, tuttavia, che la comunità internazionale si muova soltanto con le sanzioni ma è giusto che prenda in considerazione “tutte le esigenze di tutte le persone, sia le minoranze, sia le persone al potere, e soprattutto di garantire per un dopo-crisi una partecipazione giusta di tutte le forze del Paese per una ricostruzione e una possibilità di convivenza serena e pacifica”, ha poi concluso mons. Tomasi nel suo intervento radiofonico.

Ieri l’ultima repressione del governo di Bashar Assad ha provocato almeno18 vittime. Dall’inizio delle proteste, che in Siria vanno avanti dal marzo 2011, l’ONU ha denunciato la morte di circa 4000 persone, di cui 307 bambini.