Il Vaticano nella comunità mondiale

Due ex ambasciatori commentano la loro esperienza

Roma, (Zenit.org) John Flynn, L.C. | 344 hits

Con Papa Francesco e il Vaticano assai presenti sui media, due libri recentemente pubblicati da due ex ambasciatori presso la Santa Sede forniscono spunti interessanti sulla vita interna della Chiesa.

Tim Fisher è stato ambasciatore australiano per tre anni, a partire dal febbraio 2009. È stato il primo rappresentante australiano a dedicarsi esclusivamente all’incarico in Vaticano.

Nel suo libro Holy See, Unholy Me ("Santa Sede, non santo me"), edito da ABC Books, l’autore esordisce ricordando brevemente la sua storia di uomo politico di alto livello, con una formazione cattolica.

Vari capitoli descrivono la sua partecipazione a varie conferenze e congressi a Roma. Un tema di cui si è particolarmente interessato è stata la sicurezza alimentare.

Fisher riconosce il contributo della Chiesa a questa materia e a temi correlati. “La Santa Sede si è sempre lanciata in battaglie per gli oppressi e per i non rappresentati nelle stanze del potere”, scrive l’ex ambasciatore.

Quanto ai temi politici, Fisher ha osservato che la Chiesa Cattolica è stata coinvolta nella politica per molto tempo e che ciò ha contribuito a produrre risultati positivi per il mondo.

Le iniziative diplomatiche del Vaticano, osserva, “contano più di quanto si immagini”.

Fisher descrive varie situazioni in cui la diplomazia vaticana ha contribuito in modo vitale, tra cui il caso dell’Irlanda del Nord. Sull’Irlanda, l’autore ha analizzato la decisione del governo di non avere più un ambasciatore permanente presso la Santa Sede.

In un capitolo sul lavoro interno al Vaticano, Fisher osserva che è spesso mancato un coordinamento tra i diversi uffici della Curia e ha suggerito spunti per una modernizzazione dei processi, tra cui una maggiore presenza delle donne.

Dal lato positivo, riconosce il contributo del Vaticano in numerosi settori, compreso il suo ruolo di “baluardo contro i peggiori eccessi della società moderna e laica in Occidente”.

Il secondo memoriale è a cura di Francis Rooney, ambasciatore USA presso la Santa Sede dal 2005 al 2008, che, come Fisher, viene da una formazione cattolica ed è stato educato dai gesuiti.

Nel suo libro The Global Vatican (Roman and Littlefield), Rooney afferma che le relazioni tra il suo paese e il Vaticano sono “di vitale importanza per l’America e per il mondo”.

Papa Benedetto XVI, ricorda l’autore, era pontefice da appena sei mesi, quando ha assunto l’incarico. È stato un periodo di sfide per la Chiesa, in particolare per gli scandali sessuali, caratterizzato anche da tensioni riguardo il ruolo dell’America nel conflitto in Iraq.

Nonostante l’indebolimento della Chiesa Cattolica in molti paesi, Rooney sottolinea l’importante ruolo svolto dal Vaticano in diplomazia e nella tutela dei poveri nel mondo.

Il potere e l’influenza della Santa Sede è spesso sottovalutato, a causa della complessa natura della Chiesa, che sovente non è compreso. Nonostante le sue risorse limitate, l’ex ambasciatore afferma che la Santa Sede ha una portata più profonda e influente rispetto alle Nazioni Unite.

Il “potere morbido” di una istituzione come la Chiesa può talora essere respinto da realisti calcolatori, ma Rooney argomenta che è sbagliato ignorare l’influenza della Chiesa Cattolica nel mondo.

Un esempio del genere emerge negli ultimi capitoli con la spiegazione di Rooney dell’importante ruolo giocato dal Vaticano nel rilascio di 15 marinai britannici catturati dall’Iran per presunto sconfinamento.

Uno dei punti salienti del libro è la presentazione di una visione alternativa di papa Benedetto XVI che è frequentemente respinta come fuori luogo o inefficace.

Nel prologo del libro, l’autore azzarda l’idea che “alla fine la storia giudicherà Benedetto XVI come una grande mente, lungimirante e proteso al massimo interesse per la Chiesa e per il mondo, anche a costo della propria popolarità a medio termine”.

Gran parte del libro riferisce episodi della storia della Chiesa degli ultimi due secoli, assieme a descrizioni della Chiesa USA e l’interazione tra il governo USA e il Vaticano prima dell’avvio delle relazioni diplomatiche nel 1984.

Seguendo questo scenario Rooney inizia a descrivere la sua permanenza a Roma. Si dice fortunato per aver rappresentato un presidente, George W. Bush, i cui valori e principi sono stati molto vicini a quelli della Chiesa Cattolica; per contro aggiunge che l’amministrazione del presidente Barack Obama “sembra avere poco interesse nei riguardi della Santa Sede”.

Rooney non va molto nei dettagli, riguardo alle proprie attività a Roma ma fornisce alcune interessanti riflessioni, tra cui un capitolo sul discorso di Benedetto XVI a Ratisbona. Entrambi gli ex ambasciatori, pur ben consci dei molti problemi fronteggiati dalla Chiesa, sono profondamente convinti che il Vaticano svolga un ruolo vitale nel mondo.