Illuminiamo il futuro dei giovani!

La scelta del bene può aiutare le nuove generazioni a percorrere strade nuove e di speranza

Roma, (Zenit.org) Carlo Climati | 455 hits

Che cosa sta succedendo ai ragazzi di oggi? Sempre più adolescenti fanno uso di sostanze stupefacenti di diversa natura e pericolosità. Il dato più allarmante è che le droghe vengono consumate frequentemente in ambienti legati al tempo libero.

Perché diventa sempre più difficile riuscire a divertirsi in modo tranquillo, senza scadere negli eccessi? La discoteca, in fondo, rappresenta una risposta ad un comprensibile desiderio dei giovani: quello di riunirsi per trascorrere alcune ore ballando, incontrando altri amici. Non sempre, però, gli ambienti frequentati sono sani.

I maggiori rischi sono concentrati nei cosiddetti “rave”. Questa parola inglese, che significa “delirio”, si riferisce ai grandi raduni musicali che si svolgono in posti isolati, lontani dai centri abitati. Possono durare giornate e notti intere, senza sosta, con un consumo di droga e alcolici molto elevato.  

Il principale strumento di autodistruzione si chiama “ecstasy”, una pillola colorata che viene venduta in certi locali da ballo. Tra gli elementi che ne hanno favorito la diffusione c’è sicuramente la sua apparenza innocua. Si ingerisce con facilità e non desta le preoccupazioni di altri tipi di droga (come, ad esempio, il rischio di contrarre l’Aids).

A volte, in certi “rave”, il ritmo della musica è talmente frenetico che l’ecstasy diventa una specie di carburante necessario per poter stare al passo con ciò che si ascolta. Musica e droga diventano una cosa sola. Si nutrono e si sostengono reciprocamente.

Il più grave fattore di rischio è rappresentato dal fatto che l’ecstasy viene erroneamente considerata una droga “possibile”, con la quale molti adolescenti si illudono di riuscire a convivere. Chi la consuma rifiuta l’idea di essere un “drogato”. Pensa semplicemente di vivere un momento di trasgressione, per poi tornare a condurre una vita normale. Ma è solo un inganno. Col passar del tempo, i danni sul fisico cominceranno a manifestarsi.

Il paradosso è che la discoteca nasce come strumento di allegria e di svago. Un modo come un altro per rilassarsi, dopo una settimana trascorsa a studiare o a lavorare. Quindi, dovrebbe rappresentare una parentesi di riposo.

Eppure, in alcuni locali, accade l’esatto contrario. I ragazzi, dopo una notte passata a ballare, sono stanchissimi. Letteralmente sconvolti e tutt’altro che riposati.

La migliore risposta a certi meccanismi di degrado è quella di invitare i giovani a riscoprire il vero significato del divertimento, attraverso l’educazione ad una sana cultura del limite. Per trascorrere una serata rilassante con gli amici non è necessario fare troppo tardi, ubriacarsi o drogarsi. Basta controllarsi ed imparare a gestire con intelligenza la propria libertà.

La cultura del limite dovrebbe essere alla base di ogni autentica civiltà. Ma purtroppo, oggi, molti ragazzi sono quasi incoraggiati a vivere senza regole. Spesso sono gli stessi genitori a spingere i ragazzi alla deriva. A volte, quando parlano dei loro figli, li sentiamo dire: "Io lo lascio libero, deciderà lui quando sarà maggiorenne". Oppure: "Non voglio condizionarlo, deve essere lui a scegliere liberamente".

Non esiste più una sana educazione fatta di punti fermi. Il rischio è che i ragazzi rimangano eterni bambinoni e non si assumano le proprie responsabilità.

Con la scusa di "lasciarli liberi di scegliere", i giovani finiscono per non essere educati. E la libertà diventa una schiavitù.

Oggi la parola “libertà” viene spesso interpretata come libertà di fare qualsiasi cosa. Ma per essere davvero liberi è necessario porre dei confini morali alle proprie azioni. Altrimenti tutto diventa lecito. Non c’è più rispetto per se stessi e per gli altri.

Per giustificare certi comportamenti negativi si utilizza il termine "libertà di scelta".

Oggi si sente spesso dire che drogarsi è una “scelta”, oppure che andare con le prostitute è una “scelta”. E così, con la scusa della “scelta”, ci si sente autorizzati a compiere il male. Invece, sarebbe il caso di capire che noi non siamo “isole”. Le nostre scelte sbagliate possono fare del male a noi stessi e anche ad altri esseri umani.

La vera educazione dei giovani è quella che propone dei limiti, delle regole, dei “no”. Inizialmente può sembrare meno gradita, ma poi darà sicuramente ottimi frutti. E’ questa la soluzione giusta per illuminare il futuro delle nuove generazioni.