“Immensa gratitudine al popolo ebraico per aver dato al mondo Gesù di Nazareth”, dice il Predicatore del Papa

| 920 hits

CITTA’ DEL VATICANO, 12 marzo 2004 ZENIT.org).- Nella sua prima predica di Quaresima, venerdì 12 marzo, padre Raniero Cantalamessa,O.F.M. Cap., predicatore della Casa Pontificia, ha trattato temi scottanti come la storicità della Passione di Cristo, le accuse di antisemitismo, le reazioni al film di Mel Gibson e soprattutto l’entusiasmo e il ringraziamento a Cristo che con la sua croce ha redento il mondo.



“La fede cristiana è una fede basata sulla storia; la compatibilità con la storia non le è meno necessaria che la compatibilità con la ragione”, ha spiegato Cantalamessa, per questo ha respinto con chiarezza ogni accusa di antisemitismo.

Sia le fonti neotestementarie che il Concilio Vaticano II che la tradizione ebraica, ha precisato il predicatore, non negano “una partecipazione delle autorità del tempo alla condanna di Cristo”.

Ma la questione più importante è che “nessuna formula di fede del Nuovo Testamento e della Chiesa dice che Gesù morì ‘a causa dei peccati degli ebrei’; tutte dicono che ‘morì a causa dei nostri peccati’, cioè dei peccati di tutti”, ha tenuto a ribadire Cantalamessa.

“Come credenti, - ha continuato il predicatore della Casa Pontifica - bisogna spingersi oltre l'affermazione della non colpevolezza del popolo ebraico e vedere nella sofferenza ingiusta da esso subita nella storia qualcosa che li mette dalla parte del Servo sofferente di Dio e, dunque, per noi cristiani, dalla parte di Gesù”.

Cantalamessa ha ricordato che Edith Stein aveva compreso in questo senso il dramma che si stava preparando per lei e per il suo popolo nella Germania di Hitler: "Lì, sotto la croce, capii il destino del popolo di Dio. Pensai: coloro che sanno che questa è la croce di Cristo hanno il dovere di prenderla su di sé, in nome di tutti gli altri".

In merito al film “la Passione di Cristo”, padre Cantalamessa ha ricordato che “Un comunicato del Congresso ebraico del Canada dice che il film di Gibson può divenire, se lo vogliamo, una ‘opportunità’ per ebrei e cristiani per avanzare sul cammino della riconciliazione e dell'amicizia”.

“In me e, sono sicuro, in tanti altri cristiani - ha rilevato il predicatore - tutto quello che si è scritto intorno a questo film ha solo accresciuto il sentimento di immensa gratitudine che dobbiamo al popolo ebraico per aver dato al mondo Gesù di Nazareth e per il prezzo incalcolabile che ha dovuto pagare per tale dono”.

Parlando del Salvatore, Cantalamessa ha detto: “Quello invece che è in linea con le considerazioni storiche che abbiamo svolte è aprire il nostro spirito a una sconfinata ammirazione, entusiasmo e ringraziamento a Cristo”.

Il predicatore ha infine concluso: “Commuoverci davanti alla grandezza del suo amore e alla maestà della sua sofferenza, dicendo dal profondo del cuore: Adoramus te, Christe, et benedicimus tibi, quia per sanctam crucem tuam redemisti mundum: Ti adoriamo e ti benediciamo, o Cristo, perché con la tua santa croce hai redento il mondo”.