Impazienti, fervidi, gioiosi, annunciatori di Cristo

Il Santo Padre Francesco riceve i responsabili delle Pontificie Opere Missionarie e li incoraggia a mantenere viva l'attività di evangelizzazione in tutto il mondo

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Salvatore Cernuzio | 517 hits

Ogni pastore ha un suo bastone, uno strumento che gli permette di guidare con ordine il suo gregge. Anche il Vescovo di Roma, il Papa, il Pastore della Chiesa universale, ne ha uno: le Pontificie Opere Missionarie (POM), organismo vaticano voluto 50 anni fa da Papa Paolo VI, che svolge un lavoro di apostolato ed evangelizzazione “fino agli estremi confini della terra”.

Papa Francesco incontrando oggi i responsabili delle POM – riuniti a Roma per l’Assemblea generale - ha rivolto loro parole inequivocabili: “Mi siete particolarmente cari, perché aiutate a tenere sempre viva l’attività di evangelizzazione, paradigma di ogni opera della Chiesa”. “Il Vescovo di Roma – ha aggiunto - è chiamato ad essere Pastore non solo della sua Chiesa particolare, ma anche di tutte le Chiese. E in questo compito, le Pontificie Opere Missionarie sono uno strumento privilegiato nelle mani del Papa”.

Lo afferma il nome stesso, "Pontificie", ha osservato Bergoglio, “perché a diretta disposizione del Vescovo di Roma, con lo scopo specifico di agire affinché sia offerto a tutti il dono prezioso del Vangelo”. Un compito “attuale” e “necessario” al mondo d’oggi, dove - ha sottolineato - “ci sono tanti popoli che non hanno ancora conosciuto e incontrato Cristo”. Ma soprattutto un compito che spetta a tutti noi che “abbiamo ricevuto il dono della fede non per tenerla nascosta, ma per diffonderla”.

Per ogni cristiano, infatti, questa “non è una missione facoltativa, ma essenziale” ha rimarcato il Papa. “È una missione difficile”, questo è certo, ma “con la guida dello Spirito Santo diventa entusiasmante”. Tutti “sperimentiamo la nostra povertà, la nostra debolezza nel portare al mondo il tesoro prezioso del Vangelo” - ha detto il Santo Padre - ma ci dà coraggio “sapere che la forza dell’evangelizzazione viene da Dio, appartiene a Lui”.

Per questo “siamo chiamati ad aprirci sempre di più all’azione dello Spirito Santo – ha esortato – ad offrire la nostra disponibilità per essere strumenti della misericordia di Dio, della sua tenerezza, del suo amore per ogni uomo e per ogni donna, soprattutto per i poveri, gli esclusi, i lontani”.

Papa Francesco ha quindi rinnovato l’invito pronunciato, mezzo secolo fa, da Paolo VI: ovvero “custodire gelosamente il respiro universale delle Opere Missionarie, «che hanno l’onore, la responsabilità, il dovere di sostenere la missione, di somministrare gli aiuti necessari»” (Discorso alle Pontificie Opere Missionarie, 14 maggio 1965).

Sulla scia di Montini, Papa Bergoglio ha incoraggiato le Pontificie Opere Missionarie a continuare, “nel solco della loro secolare tradizione”, “ad animare e formare le Chiese aprendole ad una dimensione ampia della missione evangelizzatrice”. Una responsabilità fondamentale, soprattutto di fronte alla “frequente” tentazione delle comunità “di chiudersi in se stesse”.

“Il vostro compito – ha detto il Papa – è di richiamare la missio ad gentes, di testimoniare profeticamente che la vita della Chiesa e delle Chiese è missione universale”. Un occhio di riguardo, in particolare, per le giovani Chiese, “che non di rado – ha osservato il Santo Padre - operano in un clima di difficoltà, di discriminazione, anche di persecuzione”, affinché “siano sostenute ed aiutate nel testimoniare con la parola e con le opere il Vangelo”.

Invocando infine Maria stella dell’evangelizzazione, il Pontefice si è appellato nuovamente alle parole di Paolo VI. Parole – ha detto – “che hanno un’attualità come se fossero scritte ieri”. Ha dunque pregato: «Possa il mondo del nostro tempo che cerca ora nell’angoscia, ora nella speranza, ricevere la Buona Novella non da evangelizzatori tristi e scoraggiati, impazienti e ansiosi, ma da ministri del Vangelo, la cui vita irradii fervore, che abbiano per primi ricevuto in loro la gioia del Cristo, e accettino di mettere in gioco la propria vita affinché il Regno di Dio sia annunziato e la Chiesa sia impiantata nel cuore del mondo» (Esort. ap. Evangelii nuntiandi).