Importanti novità dagli Archivi Vaticani sui rapporti tra Pio XI ed i regimi nazista e fascista

Intervista al professor Matteo Luigi Napolitano

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ROMA, venerdì, 29 settembre 2006 (ZENIT.org).- Dal 18 settembre si possono studiare i documenti del pontificato di Pio XI (1922-1939), accessibili nell’Archivio Segreto Vaticano. Si tratta di “milioni” di carte suddivise in trentamila faldoni, buste e fascicoli.



Per avere una idea della quantità di materiale messo a disposizione degli storici basta dire che ci sono 59 volumi di indici solo per l’immenso fondo della Prima sezione della Segreteria di Stato.

Il Pontificato di Pio XI (Achille Ratti) si interseca con gli anni drammatici della persecuzione della Chiesa cattolica in Messico ed in Spagna, con l’avvento del Fascismo e del Nazismo, e fanno seguito all’espandersi del regime comunista sovietico in Europa.

Inoltre, come ha rivelato il Prefetto dell’Archivio Vaticano, il barnabita Sergio Pagano, in una intervista pubblicata da “Avvenire” (19 settembre 2006), a disposizione degli studiosi ci sono gli appunti delle udienze con Pio XI e con i diplomatici accreditati presso la Santa Sede, raccolti personalmente dal Segretario di Stato Eugenio Pacelli, dall’agosto del 1930 fino alla morte del Pontefice, avvenuta il 10 febbraio 1939.

Per cominciare a valutare quanto questa apertura aiuterà la ricerca della verità storica, e quali sono le prime scoperte in merito al pontificato di Pio XI, ZENIT ha intervistato Matteo Luigi Napolitano, Professore associato dell'Università degli studi del Molise e Delegato del Pontificio Comitato di Scienze Storiche presso l'International Committee for the History of the Second World War.

Dal punto di vista di uno storico, quanto è importante l'apertura degli Archivi Vaticani per il periodo del pontificato di Pio XI?

Matteo Luigi Napolitano: L'apertura degli archivi, la massima possibile, in generale è sempre il grande auspicio degli storici. In particolare le relazioni internazionali della Santa Sede consentono di documentarne l'attività anche sulla base di archivi diversi da quello vaticano. Il pontificato di Pio XI non fa differenza; il prezioso lavoro svolto dai "tecnici" della Farnesina negli anni Ottanta, sotto la guida del prof. Pietro Pastorelli, ci ha consentito di accedere a un'enorme quantità di materiale riguardante il rapporto con l'Italia fascista. Il lavoro di analoghe commissioni all'estero, e la pubblicazione di collane diplomatiche, ha accresciuto le nostre conoscenze per molti altri aspetti della diplomazia di Papa Ratti.

Ma l'apertura delle carte dell'Archivio Segreto Vaticano rappresenta un enorme arricchimento, non solo per l'importanza in sé che non va spiegata, ma anche solo dalle carte vaticane è possibile cogliere le dinamiche interne alla Santa Sede, specialmente nei grandi momenti di svolta del mondo contemporaneo in cui il Vaticano si trovò coinvolto

Nonostante l'evidente opposizione ad Hitler di Pio XI e del suo Segretario di Stato Pacelli, alcuni sostengono ancora che il Vaticano mostrò in qualche modo una certa benevolenza nei confronti della Germania nazista. Cosa dicono i documenti sulla visita di Hitler a Roma il 2 maggio del 1938? Come si comportò la Santa Sede?

Matteo Luigi Napolitano: Dalle ricerche del Padre Giovanni Sale sugli archivi aperti nel 2003 si ricava un elemento: né Pio XI né Pio XII furono i "Papi di Hitler". Le carte ora disponibili allargano l'orizzonte sul pontificato di Ratti e precisano alcuni aspetti tuttavia già da tempo in luce: 1) La critica del Vaticano nei confronti di un Mussolini passivo imitatore di Hitler; 2) La preoccupazione dello schiacciamento dell'Italia sulla politica tedesca, non solo nella questione razziale, ma in via più ampia come scelta di campo gravida di pericolose conseguenze.

La visita di Hitler del 2 maggio 1938 è sintomatica. Il Vaticano non vede di buon occhio l'arrivo a Roma del Cancelliere tedesco; la partenza del Papa per Castelgandolfo e il suo accenno all'altra croce svettante su Roma, che non è quella di Cristo, è solo esempio di una trama più ampia di eventi che si dipana: c'è la controversia sugli addobbi delle strade, sul percorso che deve seguire Hitler; vi sono le istruzioni all'episcopato e ai religiosi italiani di non intervenire a manifestazioni di omaggio a Hitler; vi è la paura che l'Asse si trasformi in alleanza. Ma vi è anche la convinzione dei fascisti che l'atteggiamento antinazista del Vaticano non solo compromette i tentativi di moderare le ire naziste contro la Chiesa tedesca, ma finisce in ultima analisi per favorire i "fronti popolari", e in particolare i "bolscevichi" e "massoni" francesi, con cui la Santa Sede sembra andare tanto d'accordo.

Si oppose all'antisemitismo, contrastò il comunismo, il nazismo e la massoneria. Cercò in ogni modo di impedire la Seconda Guerra Mondiale. Insomma Pio XI fu un grande Papa. Qual è la sua valutazione in merito e che cosa dicono le carte a sostegno dell'opera di questo Pontefice?

Matteo Luigi Napolitano: I facili polemisti potrebbero avere ora la tentazione di "rilanciare" e teorizzare che il Vaticano ebbe un "Papa di Hitler" e un "Papa di Mussolini" e magari anche un "Papa di Franco". Ma la polemica e l'ignoranza sono spesso collegate. Lo dimostra un recente intervento di John Cornwell (l'autore del controverso libro "Il Papa di Hitler") sul "Tablet" del 23 settembre scorso, in cui egli scrive che la nuova apertura degli Archivi Vaticani per il periodo 1922-1939 “è un evento importante per ogni ricercatore interessato alle relazioni della Santa Sede con la Germania nazista”. Cornwell dimostra quindi di non sapere che le carte vaticane sul periodo 1922-1939 riguardanti i rapporti tedesco-vaticani sono state aperte nel febbraio 2003. Ecco un esempio di sedicente "addetto ai lavori" in ritardo di oltre tre anni sulla storia!

Per tornare a cose più serie, quello di Pio XI fu certamente un grande pontificato, anche per le vicende internazionali che Papa Ratti si trovò a vivere e per come vi si seppe muovere, insieme al suo principale collaboratore, Eugenio Pacelli. Vi sono già (e altre ne verranno) le prove delle riserve di Ratti e di Pacelli su fenomeni nazionalisti esasperati come quello hitleriano. Non mi sorprenderebbe anche di trovare prove documentali che smentiscano la vecchia teoria che il Vaticano fu morbido verso il Nazismo e inflessibile col Comunismo. Da alcuni elementi si può già dire ad esempio che nella percezione fascista, il "doppiopesismo" di Pio XI andava in senso esattamente contrario. Mussolini vedeva il Papa sempre troppo schierato contro la Germania nazista e troppo tollerante verso i bolscevichi. Ma un giudizio più articolato sarà possibile solo una volta completato l'esame della documentazione esistente.

Quali sono i rapporti tra Pio XI ed il suo Segretario di Stato, il Cardinal Pacelli?

Matteo Luigi Napolitano: Mi limiterei per ora a constatare ciò che gli altri archivi dicono. In quello del Ministero degli Esteri italiano vi è un profilo di possibili "papabili", preparato da monsignor Enrico Pucci in vista del Conclave, e dato forse all’ambasciatore italiano in Vaticano, Pignatti Morano di Custoza.

Nel profilo riguardante il futuro Pio XII, si legge quanto segue: “Invece appare sempre più chiaro che il candidato del cuore di Pio XI per una eventuale successione, è il Cardinale Pacelli. Pio XI, specialmente negli ultimi tempi, non ha mai tralasciato occasione per mettere in luce, anche nei pubblici discorsi, le qualità del suo più immediato collaboratore e per dargli segni della sua predilezione […]”.

Il documento fu pubblicato dal professor Mario Casella nel 2000. Le carte vaticane (e penso in particolare al Diario delle udienze redatto da Pacelli) confermeranno senza dubbio questo rapporto privilegiato tra il Papa e il suo più stretto collaboratore. Al di là delle differenze personali, quindi, né Pio XI né il suo successore furono "Papi di Hitler o di Mussolini".