In 30mila alla Marcia per la Vita

La terza edizione italiana della manifestazione pro-life si è conclusa con la benedizione di papa Francesco

Roma, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 581 hits

Arrivata alla sua terza edizione italiana, la Marcia per la Vita ha portato in piazza almeno 30mila manifestanti. Come l’anno scorso il corteo si è snodato dal Colosseo fino a Castel Sant’Angelo, passando per Corso Vittorio Emanuele.

La quasi totalità dei partecipanti ha tuttavia proseguito la Marcia lungo via della Conciliazione, fino a piazza San Pietro, dove, in occasione del Regina Caeli, è avvenuto il saluto di papa Francesco.

Già dalle 8.30 tra la fermata della metro B Colosseo e l’Arco di Costantino è tutto un pullulare di stendardi e striscioni: parrocchie, associazioni, movimenti, centri di aiuto alla vita, gruppi universitari e, naturalmente, tantissime famiglie.

La terza Marcia per la Vita (per la seconda volta a Roma, dopo la prima edizione a Desenzano del Garda, nel 2011) ha avuto il pregio di riunire più generazioni: anziani, adulti, bambini e, soprattutto tantissimi giovani.

Tantissimi i simboli cattolici, e altrettanto numerosi i sacerdoti e le suore ma la Marcia è un’iniziativa che va al di là di ogni credo religioso. Ogni gruppo è presente con il suo logo: a quelli dei movimenti pro-vita si affiancano quelli delle cappellanie universitarie e dei gruppi di preghiera.

Sul palco allestito ai piedi dell’Arco di Costantino si susseguono le testimonianze, introdotte dalla portavoce della manifestazione, Virginia Coda Nunziante: pro-lifers francesi, croati, polacchi, americani, persino cinesi, hanno raccontato il loro non facile impegno per la difesa della vita, dal concepimento alla morte naturale, quasi sempre in contrasto con la cultura dominante e, in alcuni casi, anche con l’autorità.

Pur essendo un evento nazionale, infatti, l’edizione odierna della Marcia, tenendosi a Roma, ha avuto dei connotati di universalità ed ha attirato la presenza di attivisti per la vita da tutto il mondo.

Intorno alle 10 il corteo inizia a muoversi. Molti dei gruppi intonano canti, altri scandiscono slogan, a rammentare la sacralità della vita umana e l’illiceità morale dell’aborto, permesso dalla maggior parte degli ordinamenti giuridici del mondo, ma pur sempre delitto ed abominio contro il diritto naturale.

Molte scritte sottolineano il legame tra l’aborto e la decrescita demografica, ricordando quanto le crisi economiche e morali vadano a braccetto con la crisi della natalità.

Non mancano i manifestanti con indosso le pettorine gialle della campagna Uno di Noi, la petizione che, puntando alla raccolta di almeno un milione di firme in tutti i paesi dell’Unione Europea, intende tutelare l’embrione fin dal concepimento, ponendo un freno alle legislazioni abortiste.

Stamattina Uno di noi è stata portata in tutte le parrocchie d’Italia e, a Roma in particolare, ha potuto usufruire del volano della Marcia della Vita: un connubio virtuoso di due iniziative sorte autonomamente, che lascia ben sperare per un mondo pro-life dalle tante anime ma sempre più in sinergia.

Durante il corteo è facile incontrare amici e conoscenti venuti a manifestare per la sacralità della vita. L’atmosfera di festa e di fratellanza aiuta a rompere le naturali barriere: “attaccare bottone” con il tuo vicino di Marcia diventa cosa assai spontanea e naturale, si fanno nuove amicizie e si intrecciano conversazioni interessanti.

Non tutti i manifestanti sono dei pro-life da sempre: è il caso di Chiara che, in passato – come molti al giorno d’oggi - riteneva l’aborto una scelta legittima, legata alla libertà della donna. La maturazione, la riflessione e l’avvio di un cammino di fede, l’hanno indotta a ripensare le sue posizioni.

ZENIT le domanda se, tuttavia, il suo pensiero non possa essere condiviso anche da una persona non credente. “Certamente sì”, è la risposta di Chiara. E la sua amica Rossella, a rafforzare tale convinzione, ci ricorda come la natura umana dell’embrione abbia un fondamento in primo luogo scientifico.

“Parlare di più del dramma dei neonati abbandonati e lasciati morire nei cassonetti, è qualcosa di difficile da digerire – aggiunge Rossella - ma può colpire la sensibilità di tutti, credenti e non credenti, e indurre la gente a riflettere”.

Anche nel mondo cattolico, in molti si sono interrogati circa l’utilità di una manifestazione contro l’aborto, in un paese dove la mentalità antinatalista è ormai piuttosto radicata e dove tecnicamente appare utopica l’abrogazione di una legge come la 194, peraltro confermata 32 anni fa da un referendum.

“È importante sensibilizzare l’opinione pubblica”, dice Andrea, mentre secondo Federico, un altro manifestante, le Marce per la Vita devono in primo luogo scuotere le coscienze per cambiare la cultura dominante, prima ancora che le leggi.

A pochi metri dal Lungotevere, incrociamo un venditore ambulante africano. “È bello quello che fate… nel mio paese molti neonati li ammazzano”, dice alludendo agli infanticidi tribali, una tragica realtà pressoché sconosciuta nel nostro occidente, dove tuttavia la cultura anti-vita si è insinuata nel corso degli anni in modo ben più subdolo.

Una volta su via della Conciliazione, il corteo sembra prendere un’accelerazione: è quasi mezzogiorno e i manifestanti sperano vivamente di ricevere il saluto del Santo Padre durante il Regina Caeli.

A corteo ormai concluso, si susseguono le voci interrogative: il Papa si sarà già affacciato o ancora no? Alcuni sono arrivati troppo tardi e si sono persi le sue parole di elogio per l’iniziativa della Marcia e per Uno di Noi. Tutti, però, sono riusciti a vedere papa Francesco, percorrere in jeep un lungo tratto di via della Conciliazione per la benedizione apostolica.

Tra i flash delle fotocamere e dei tablet, si levano parole di gioia e di soddisfazione: è il coronamento di una mattinata da ricordare. Arrivederci alla Marcia per la Vita 2014…