In 4000 per costruire, nel proprio piccolo, "qualcosa di grande"

Le testimonianze dei volontari all'ultimo Meeting di Rimini

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di Luca Marcolivio e Maria Emilia Marega

RIMINI, lunedì, 27 agosto 2012 (ZENIT.org) – Zelanti, discreti, cordiali, sempre molto disponibili. Senza di loro il Meeting di Rimini sarebbe impossibile da realizzare. C’è chi accoglie e indirizza i visitatori, chi distribuisce materiale informativo, chi fa da guida alle mostre, chi si occupa delle pulizie.

Molti di loro sono rimasti folgorati dal Meeting sin dall’età adolescenziale e hanno preso l’abitudine di tornare a fare i volontari ogni estate, anche da adulti. Siamo di fronte ad un’esperienza di gratuità totale in cui la motivazione e lo spirito di servizio sono gli unici veri requisiti necessari.

Alla XXXIII edizione della kermesse riminese hanno partecipato in totale 4000 volontari (3393 durante la manifestazione, 750 nelle settimane di pre-Meeting), per lo più italiani ma comunque provenienti da 20 paesi.

In larga parte studenti sotto i 25 anni, i volontari che cooperano alla realizzazione del Meeting di Rimini, sono in realtà persone di varie generazioni.

Tra i “veterani” c’è Antonio Campanella, assicuratore 39enne, di Perugia. Antonio è un memor domini, ovvero una persona consacrata a Dio, secondo il carisma di Comunione e Liberazione, con una vita improntata al celibato, alla castità e ad una marcata dedizione alla Chiesa e al movimento.

Dopo aver fatto il volontario per la prima volta quasi vent’anni fa, quand’era studente universitario, Campanella è voluto tornare quest’anno. “Quello che mi ha spinto a ripetere quest’iniziativa – racconta a Zenit – è quello che ho intuito nell’esperienza di altri: un bene così grande che il sacrificio che viene chiesto a noi volontari è nulla in confronto”.

Antonio è quindi tornato al Meeting per “recuperare l’ideale e la motivazione” che normalmente tendono a spegnersi nella routine di ogni giorno. “Vengo per costruire una cattedrale”, dichiara, alludendo alla frase di Antoine de Saint-Exupery esposta nella mostra sul duomo di Milano: “Colui che si assicura un posto di sagrestano o di seggiolaio nella cattedrale costruita è già un vinto. Ma chiunque porta nel cuore una cattedrale da costruire è già un vincitore”.

Antonio è riuscito a coinvolgere e motivare suo nipote Claudio, 16 anni, anche lui volontario al Meeting per 3 giorni: “Mi colpisce molto che questa realtà coinvolga e trascini tutti, da me, 40enne, a mio nipote, 16enne. Sia io che lui abbiamo bisogno di fare esperienza di questo ideale”.

Il Meeting è un vero spaccato della realtà universale. Ne è ben consapevole Valentina Pezzulich, 24 anni, torinese, studentessa in Lettere, al suo quarto Meeting come volontaria: “Al Meeting incontri il politico e il medico, conosci le problematiche dell’Africa e quelle dell’Europa. Sono mondi che si incontrano per costruire qualcosa di grande tutti insieme”.

Al termine della giornata, i volontari sono soliti incontrarsi per raccontarsi come è andata: “È un ottimo momento – dice Valentina – per stare tra noi e scambiarci idee. Quello che mettiamo in atto al Meeting è qualcosa per la gloria di Dio…”.

Pieter Peeters viene dall’Olanda, paese da cui provengono 9 volontari, ed è al suo secondo Meeting. Il suo paese forse non spicca per devozione e religiosità, eppure Pieter non ha esitazione nel dire che “l’incontro con Cristo che si sperimenta al Meeting, rende ogni aspetto della vita più interessante”.

Felix De Wild, anch’egli olandese, è stato invitato al Meeting dal suo parroco. “Sono venuto qui per sentirmi meglio e far sentire meglio gli altri”, racconta. Agli incontri dei giorni scorsi si è stupito nel vedere così tanta gente che racconta la vita “da un’altra prospettiva”. Quando ha ascoltato la storia di Izzledin Abuelaish, il medico palestinese che ha perso moglie e tre figlie, Felix si è commosso.

“Qui al Meeting il cattolicesimo non è solo Chiesa ma relazione con Dio – commenta il giovane volontario olandese -. Spero di poter portare questa esperienza nel mio paese: in Olanda sembra che la maggioranza delle persone non sanno più chi è Dio, non intuiscono più che c’è Qualcos’altro”.

Dall’Argentina sono arrivati 19 volontari: tra questi Juan José Luis Coutreras, 19 anni, studente di ingegneria informatica. “Ero già venuto nel 2010 e avevo tanta voglia di tornare – racconta Juan José -. Allora mi sono messo a lavorare sodo per potermi pagare il viaggio. Quest’anno ho fatto il volontario alla mostra sul bicentenario dell’Indipendenza dei paesi latino-americani: una mostra molto interessante e attualissima”.

Francisco Giacosa, studente di relazioni internazionali, è anch’egli argentino e ha partecipato per la prima volta al Meeting nel 2007, assieme alla sua famiglia. “Già quell’anno – racconta – scoprii un’iniziativa imponente, veramente globale e affascinante. Quest’anno mi ha appassionato molto la mostra sull’America Latina, molto interessante anche per i miei studi. Ho smosso cielo e terra pur di venire qui!”.