In Africa i volontari italiani restituiscono la vista ai ciechi

E donano ai bambini un nuovo futuro

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ROMA, giovedì 22 aprile 2004 (ZENIT.org).- Volontari italiani e specialisti dell’Ospedale Fatebenefratelli di Roma hanno dato vita ad un progetto che in 10 giorni ha ridato la vista a più di 100 ciechi.



Riporta “Angeli”, il portale della cultura sociale ( www.angelipress.net) che ogni anno due milioni di persone in Africa, sono colpiti dalla cecità a causa delle cataratte. Un problema che da noi è curabile ambulatorialmente senza troppe complicazioni, ma che purtroppo non risulta essere così nel resto del mondo.

Le cause sono molteplici: la carenza d'igiene, la mancanza d'acqua potabile e, non ultime, anche le condizioni, non sempre favorevoli, del clima.

Per venire incontro a questi problemi, è nato il progetto italiano "Ridare la luce", avviato dall'Afmal (Associazione con i Fatebenefratelli per i malati lontani).

L’Afmal è una realtà nata 25 anni fa, nell'ambito sanitario per i Paesi in via di sviluppo, patrocinata e supportata nelle sue attività, dall’Ordine ospedaliero di San Giovanni di Dio detto in Italia Fatebenefratelli.

L’Ordine, fondato nel XVI secolo da Juan de Dios, nei suoi oltre 450 anni di attività ha aperto quasi mille strutture sanitarie in ogni parte del mondo. Attualmente, l’Ordine svolge attività sanitaria in 220 sedi distribuite in 49 paesi di tutti i continenti.

I volontari dell'associazione, insieme con due oculisti, due infermiere, un impiegato ospedaliero ed un altro oculista dell'Arc, (Associazione per la ricerca della cooperazione), sono partiti lo scorso febbraio per l'Africa, con un vero e proprio ospedale, portando con sé tutti i mezzi più moderni: apparecchiature diagnostiche e chirurgiche, protesi, set sterili e tutto l'occorrente utile, alla volta del Mali, presso l'ospedale regionale di Goa.

I risultati di questa prima missione sono eccellenti, in appena dieci giorni sono stati effettuati ben 100 interventi, ridonando, così, la vista a persone condannate per sempre al buio della cecità.

Sono stati curati giovani e vecchi, donne e bambini ed anche qualche neonato affetto da cataratta congenita. Lo scopo del progetto non finisce solo con l'intervento chirurgico, è importante anche la formazione.

Per questo, i volontari hanno provveduto ad istruire personale locale medico e paramedico sulle varie tecniche e metodologie chirurgiche per intervenire sulla cataratta e seguire, con medicazioni adeguate, tutta la fase della convalescenza.

In Africa il problema della cecità è anche un problema di carattere sociale. La persona colpita non viene isolata, anzi, gli si permette di partecipare, per quanto è possibile, alla vita comune grazie ai bambini guida.

Da noi, per i non vedenti, abbiamo i cani per questo servizio, in Africa è il bambino che si fa carico del non-vedente e che con lui trascorre tutta l'infanzia e la giovinezza, trascurando la sua vita e la sua educazione. Ecco perché, il progetto "Ridare la luce", non solo ridona la vista, ma anche la possibilità per bimbi e adolescenti di svolgere altre attività.