In Benin, un impressionante aumento delle vocazioni

Parla monsignor Pascal NKoué, formatore dei seminaristi a Ouidah

| 1507 hits

di Anne Kurian

OUIDAH, domenica, 20 novembre 2011 (ZENIT.org). – “Da quasi trent’anni, le vocazioni stanno aumentando in modo impressionante” in Benin. Così ha esclamato con gioia il vescovo di Natitingou, monsignor Pascal N’Koué, il quale ha aggiunto: “Lo Spirito Santo soffia abbondantemente su questo paese”.

Ricevendo ieri, sabato 19 novembre, papa Benedetto XVI nel Seminario di San Gallo, ad Ouidah, il presule si è dichiarato fiducioso riguardo alla formazione dei sacerdoti e dei consacrati nel suo Paese.

Mons. N’Koué, che è responsabile della formazione sacerdotale, ha voluto smentire l’affermazione secondo la quale la fioritura di vocazioni sarebbe l’effetto di una “sicurezza lavorativa per giovani di scarso talento”.

La tentazione della vita facile

"Fortunatamente – ha proseguito il vescovo - noi accogliamo anche laureati universitari: medici, ingegneri, o candidati formati in filosofia, ecc.”.

Mons. N’Koué ha ricordato che “in tutti i casi, le radici di una vocazione sfuggiranno sempre all’analisi puramente umana” e sono un “mistero tra Dio che chiama e l’anima che risponde”.

Il vescovo, però, ha riconosciuto che “questa situazione piena di promesse nasconde comunque delle fragilità inquietanti”. “Questa crisi morale e spirituale che il mondo sta attraversando oggi - ha aggiunto - non ci risparmia”.

“Qui – ha spiegato - la crisi è legata al sapore della vita facile, alle questioni di potere, al relativismo etico, allo scarso spirito di distacco, alla sete di posizioni remunerative”.

Tuttavia “non è vietato pensare che questa crisi possa essere salutare”, ha detto mons. N’Koué. “Essa causerà un rinnovamento sacerdotale grazie alla nuova evangelizzazione, che abbiamo tanto a cuore”, a condizione di “rimanere vigili”.

Il vescovo ha detto che, in questo senso, “i vescovi del Benin e i Superiori maggiori vogliono riprendere in mano la formazione dei sacerdoti e dei consacrati”.

Mons. N’Koué ha assicurato che i responsabili ci tengono a raccogliere la “sfida”, in particolare “fornendo alla gente degli educatori che siano soprattutto dei missionari convinti, apostoli infervorati”.

Dobbiamo, ha detto il vescovo, “ripartire da Gesù Cristo”. N’Koué ha dichiarato anche con convinzione che in Benin c’è una speranza “sicura” per un “futuro inquadramento fecondo”.

“Nasce un nuovo giorno, e già - ha sottolineato - è possibile vedere seminaristi e novizi umili, poveri di cuore, che non chiedono altro che servire il popolo di Dio, umilmente, nell’amore e nella fedeltà”.

Santo presto!”

Il vescovo ha ringraziato quindi Benedetto XVI per l’Anno sacerdotale 2009-2010, che è stato fonte di abbondanti grazie, per intercessione del Santo Curato d’Ars, “il cui cappello - ha ricordato - è custodito preziosamente in questo seminario”.

Il Vescovo di Natitingou si è fatto poi portavoce “di tutti i seminaristi, tutti i sacerdoti, tutti i consacrati, tutte le consacrate, tutti i fedeli e vescovi” per chiedere a Benedetto XVI la beatificazione di monsignor Gantin: “Santo presto!”.

Tra gli applausi della folla, mons. N’Koué ha menzionato più volte mons. Gantin, inserendolo tra i “coraggiosi sacerdoti, grandi pastori ed eminenti cardinali” che sono usciti dal seminario di San Gallo. Gantin è stato un “prelato di alto valore”, il quale riposa ora nella cappella del seminario.

Il vescovo ha ricordato, inoltre, il ruolo storico e prestigioso del seminario di San Gallo, il primo seminario d’Africa, il quale celebrerà il suo 100° anniversario nel 2014.

Dopo il vescovo, un seminarista ha salutato il Pontefice. Ha presentato il seminario specificando i tre settori della formazione: propedeutico, filosofato e teologato. “Attualmente – ha detto - ci sono 340 seminaristi minori e 515 seminaristi maggiori”.

Benedetto XVI ha donato al seminario una copia del mosaico della Vergine Mater Ecclesiae (Madre della Chiesa), collocata da Giovanni Paolo II su una finestra del Palazzo Apostolico in ringraziamento per la protezione ricevuta da Maria durante l’attentato del 13 maggio del 1981.

[Traduzione dal francese a cura di Paul De Maeyer]