In che modo un diacono presiede la Liturgia della Parola?

Risponde padre Edward McNamara, L.C., professore di Teologia e direttore spirituale

Roma, (Zenit.org) | 1838 hits

Un nostro lettore brasiliano ha posto la seguente domanda a padre Edward McNamara:  

Nel nostro paese è pastoralmente necessario che il diacono permanente presieda la Liturgia della Parola. Poiché io stesso sono un diacono permanente vorrei sapere come condurre correttamente una celebrazione della Parola, in modo particolare per quanto riguarda i gesti, soprattutto delle mani. - S.A.N.N., Goiânia, Goiás (Brasile) 

Riportiamo di seguito la risposta che ha formulato padre McNamara: 

Il Direttorio della Santa Sede del 1988 per le Celebrazioni domenicali in assenza del presbitero o, per usare una terminologia che viene spesso preferita, una comunità in “attesa” di un sacerdote, fornisce indicazioni di base su come diaconi e laici devono svolgere questo compito. Anche se la domanda del nostro lettore è riferita espressamente al ruolo dei diaconi, vale la pena presentare un quadro generale della questione.

È anche importante far notare che le norme sono le stesse sia per i diaconi permanenti che per i diaconi transitori (ovvero destinati al sacerdozio), in quanto non c’è alcuna differenza rispetto alla loro ordinazione. 

Sulla base di questo Direttorio, alcune conferenze episcopali o singoli vescovi hanno preparato delle norme più specifiche per gestire le situazioni concrete che si presentano in ogni Paese o diocesi. 

Il Capitolo 3 del documento (n°35-50) si occupa dell'ordine di celebrazione: 

"35. L’ordine da seguire nella riunione in giorno di domenica quando non c’è la messa, consta di due parti: la celebrazione della parola di Dio e la distribuzione della comunione. Non venga inserito nella celebrazione ciò che è proprio della messa, soprattutto la presentazione dei doni e la prece eucaristica. Il rito della celebrazione sia ordinato in modo tale che favorisca totalmente l’orazione e presenti l’immagine di una assemblea liturgica e non di una semplice riunione.” 

“36. I testi delle orazioni e delle letture per ciascuna domenica o solennità siano presi abitualmente dal Messale e dal Lezionario. Così i fedeli, seguendo il corso dell’anno liturgico, pregheranno e ascolteranno la parola di Dio in comunione con le altre comunità della chiesa.” 

“37. Il parroco, nel preparare la celebrazione con i laici designati, può fare degli adattamenti tenuto conto del numero dei partecipanti e delle capacità degli animatori, e con riguardo agli strumenti che servono al canto e all’esecuzione musicale.” 

Per quanto riguarda il diacono il testo chiarisce:

“38. Quando il diacono presiede la celebrazione, si comporta nei modi richiesti dal suo ministero, nei saluti, nelle orazioni, nella lettura del Vangelo e nella omelia, nella distribuzione della comunione e nel congedo dei partecipanti con la benedizione. Egli indossa le vesti proprie del suo ministero, e cioè il camice con la stola, e secondo l’opportunità, la dalmatica, e usa la sede presidenziale.”  

Il diacono quindi presiede dunque veramente la celebrazione comunitaria in un modo che un laico non può fare. Per quanto riguarda i gesti, usa dunque quelli che un sacerdote userebbe normalmente durante la Messa, come le braccia allargate per la preghiera di apertura e per la preghiera di chiusura.  

Come spiega il documento, la situazione è diversa quando un laico guida la comunità:

“39. Il laico che guida i presenti si comporta come uno tra uguali, come avviene nella liturgia delle ore, quando non presiede il ministro ordinato, e nelle benedizioni, quando il ministro è laico («Il Signore ci benedica...», «Benediciamo il Signore...»). Non deve usare le parole riservate al presbitero o al diacono, e deve tralasciare quei riti, che in un modo assai diretto, richiamano la messa, ad es.: i saluti, soprattutto «Il Signore sia con voi» e la forma di congedo che farebbe apparire il laico moderatore come un ministro sacro.”

“40. Porti una veste che non sia disdicevole a questo ufficio, o porti la veste eventualmente stabilita dal vescovo. Non deve usare la sede presidenziale, ma venga piuttosto preparata un’altra sede fuori del presbiterio. L’altare, che è la messa del sacrificio e del convito pasquale, sia usato solamente per deporvi il pane consacrato prima della distribuzione dell’eucaristia.
Nel preparare la celebrazione si abbia cura per una adatta distribuzione dei compiti, ad es.: per le letture, per i canti, ecc., e per la disposizione e l’ornamento del luogo.”

“41. Lo schema della celebrazione si compone dei seguenti elementi:

a) i riti iniziali, il cui scopo è che i fedeli, quando si radunano, costituiscano la comunità e si dispongano degnamente alla celebrazione;

b) la liturgia della Parola, nella quale Dio stesso parla al suo popolo, per manifestargli il mistero di redenzione e di salvezza; il popolo infatti risponde mediante la professione di fede e la preghiera universale;

c) il rendimento di grazie, con il quale Dio è benedetto per la sua gloria immensa (cf. n. 45);

d) i riti di comunione, mediante i quali si esprime e sì realizza la comunione con Cristo e con i fratelli, soprattutto con quelli che nel medesimo giorno partecipano al sacrificio eucaristico;

e) i riti di conclusione, con i quali viene indicato il rapporto che intercorre tra liturgia e vita cristiana.

La conferenza episcopale, o lo stesso vescovo, tenuto conto delle circostanze di luogo e di persone, può ulteriormente determinare la stessa celebrazione, con sussidi preparati dalla commissione nazionale o diocesana di liturgia. Tuttavia questo schema di celebrazione non si deve cambiare senza necessità”.

“42. Nella monizione iniziale oppure in un altro momento della celebrazione, il moderatore ricordi la comunità con la quale, in quella domenica, il parroco celebra l’eucaristia, ed esorti i fedeli ad unirsi spiritualmente ad essa”.

“43. Perché i partecipanti siano in grado di ricordare la parola di Dio, vi sia o una qualche spiegazione delle letture, o il sacro silenzio per meditare le cose ascoltate. Poiché l’omelia è riservata al sacerdote o al diacono, e auspicabile che il parroco trasmetta l’omelia al moderatore del gruppo, perché la legga. Si osservi tuttavia quanto è stato stabilito dalla conferenza episcopale”.

“44. La preghiera universale si svolga secondo la serie stabilita delle intenzioni. Non vengano omesse le intenzioni per tutta la diocesi, eventualmente proposte dal vescovo. Così pure si proponga di frequente l’intenzione per le vocazioni all’ordine sacro, per il vescovo e per il parroco”.

“45. Il rendimento di grazie avvenga secondo l’uno o l’altro modo qui indicato:

1° dopo la preghiera universale o dopo la distribuzione della comunione, il moderatore invita tutti al rendimento di grazie, con il quale i fedeli esaltano la gloria di Dio e la sua misericordia. Questo può essere fatto con un salmo (ad es.: salmi 99, 112, 117, 135, 147, 150). o con un inno o un cantico (ad es.: Gloria a Dio nell’alto dei cieli, Magnificat...), o anche con una preghiera litanica, che il moderatore, stando in piedi con i fedeli, rivolto all’altare, dice insieme a tutti;

2° prima del Padre nostro, il moderatore si avvicina al tabernacolo, e, fatta la riverenza, depone sull’altare la pisside con la santissima eucaristia; poi, inginocchiato davanti all’altare, insieme ai fedeli esegue l’inno, il salmo o la preghiera litanica, che in questa circostanza viene rivolta a Cristo presente nella santa eucaristia. Pertanto questo rendimento di grazie non deve avere in nessun modo la forma di una preghiera eucaristica. I testi del prefazio e della preghiera eucaristica proposti nel Messale romano non devono essere usati, in modo da evitare ogni pericolo di confusione”.

“46. Per lo svolgimento del rito della comunione, si osservi quanto viene detto nel Rituale romano circa la santa comunione fuori della messa. Si ricordi spesso ai fedeli che essi, anche quando ricevono la comunione fuori della celebrazione della messa, sono uniti al sacrificio eucaristico.”

“47. Per la comunione si usi possibilmente il pane consacrato nella stessa domenica, nella messa celebrata in un altro luogo e da qui portato dal diacono o da un laico in un recipiente (pisside o teca) e riposto nel tabernacolo prima della celebrazione. E anche possibile usare il pane consacrato nell’ultima messa ivi celebrata. Prima della preghiera del Padre nostro il moderatore si avvicina al tabernacolo o al luogo dove è riposta l’eucaristia, prende il recipiente con il corpo del Signore, lo depone sulla mensa dell’altare e introduce la preghiera del Padre nostro, a meno che a questo punto si faccia il rendimento di grazie, di cui al n. 45, 20.”

“48. La preghiera del Signore è sempre recitata o cantata da tutti, anche se non viene distribuita la santa comunione. Può compiersi il rito della pace. Dopo la distribuzione della comunione «secondo l’opportunità può essere osservato il sacro silenzio per un certo tempo o si può cantare un salmo oppure un cantico di lode». È anche possibile fare il ringraziamento di cui si è detto al n. 45, 1°.”

“49. Prima della fine della riunione, si diano gli annunci e le notizie che riguardano la vita parrocchiale o diocesana.”

“50. «Non sarà mai apprezzata sufficientemente la somma importanza dell’assemblea domenicale, sia come sorgente di vita cristiana dell’individuo e delle comunità, sia come testimonianza della volontà di Dio: riunire tutti gli uomini nel Figlio Gesù Cristo.
Tutti i cristiani devono essere convinti di non poter vivere la propria fede, né partecipare, nel modo proprio a ciascuno, alla missione universale della chiesa, senza nutrirsi del pane eucaristico. Ugualmente devono essere convinti che l’assemblea domenicale è per il mondo segno del mistero di comunione, che è l’eucaristia»”.

Infine si può aggiungere a questo l’Istruzione interdicasteriale del 1997 “su alcune questioni circa la collaborazione dei fedeli laici al ministero dei sacerdoti”.

La parte che ci interessa qui si trova nell'articolo 7 della sezione “Disposizioni pratiche”, intitolato Le celebrazioni domenicali in assenza del presbitero:

“§1. In alcuni luoghi le celebrazioni domenicali (90) sono guidate, per mancanza di presbiteri o diaconi, da fedeli non ordinati. Questo servizio, valido quanto delicato, viene svolto secondo lo spirito e le norme specifiche emanate in merito dalla competente Autorità ecclesiastica (91). Per guidare le suddette celebrazioni il fedele non ordinato dovrà avere uno speciale mandato dal Vescovo, il quale avrà cura di dare le opportune indicazioni circa la durata, il luogo, le condizioni e il presbitero responsabile.

§2. Tali celebrazioni, i cui testi devono essere quelli approvati dalla competente Autorità ecclesiastica, si configurano sempre come soluzioni temporanee (92). È proibito inserire nella loro struttura elementi propri della liturgia sacrificale, soprattutto la « preghiera eucaristica » anche se in forma narrativa, per non ingenerare errori nella mente dei fedeli (93). A tale scopo deve essere sempre ribadito ai partecipanti a queste celebrazioni che esse non sostituiscono il Sacrificio eucaristico e che il precetto festivo lo si soddisfa soltanto partecipando alla S. Messa (94). In tali casi, laddove le distanze e le condizioni fisiche lo permettano, i fedeli devono essere stimolati e aiutati a fare il possibile per adempiere al precetto”.

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I lettori possono inviare domande all’indirizzo liturgia.zenit@zenit.orgSi chiede gentilmente di menzionare la parola “Liturgia” nel campo dell’oggetto. Il testo dovrebbe includere le iniziali, il nome della città e stato, provincia o nazione. Padre McNamara potrà rispondere solo ad una piccola selezione delle numerosissime domande che ci pervengono.