In Croazia: un seminario sulle rovine di una caserma

Il Redemptoris Mater di Pola: giovani che pregano, studiano, cantano e svolgono opere di bene, dove una volta rombavano carri armati e soldati erano pronti alla guerra

Roma, (Zenit.org) Antonio Gaspari | 887 hits

Nei primi giorni di maggio mi è capitato di visitare il Seminario Internazionale Redemptoris Mater di Pola, in Croazia, e ho realizzato quanto il Signore sia misericordioso e ami l’umanità.

Il seminario è costruito sopra quella che fino al 1991 era una caserma militare, dove alloggiavano i soldati pronti al combattimento e carri armati. Nel 1991, proprio nel bel mezzo del conflitto tra serbi e croati, Franjo Tuđman, il primo presidente a vincere le elezioni libere, concesse alla Chiesa cattolica la possibilità di fare un seminario in quella che era una caserma.

L’attuale rettore don Piergiorgio De Angelis, tra i primi studenti del seminario, racconta che gli edifici erano stati saccheggiati, i soldati ed i profughi erano fuggiti portando via tutto, anche le tazze del water, i fili lettrici, le finestre…

Con pazienza e fede nella misericordia del Signore, le famiglie di fedeli hanno raccolto i fondi e le forze per costruire il Seminario, il quarto nella storia dei seminari del Cammino Neocatecumenale. Così dopo Roma, Madrid, Varsavia, è stato costruito il Redemptoris Mater di Pola.

Oggi sono 95 i seminari che il Cammino Neocatecumenale ha aperto nel mondo. A Pola sono 29 i seminaristi di 11 nazionalità. Quattro i diaconi. E’ incredibile vedere tanta pace e opere di bene in un luogo che era stato destinato a addestrare uomini pronti a combattere la guerra. E’ paradossale o forse profetico scoprire che l’altura dove sorgeva la caserma ed ora c’è il seminario si chiama monte Paradiso, e domina la città di Pola.

Ma come si fa a immaginare che la fede cristiana, in uno dei momenti peggiori, sia riuscita a far sorgere un opera di tale bene? In un Paese comunista come la ex Jugoslavia, nel bel mezzo di un conflitto tra Serbi e Croati, con aerei che sganciavano bombe e profughi che fuggivano, a Pola sono arrivate famiglie in missione, con il compito di testimoniare e propagare il verbo cristiano.

Sono stato a pranzo con una di queste famiglie, Fulvio e Antonella, napoletani con 5 figli. Due insegnanti. Avevano due figli di tre anni e di un anno, quando nel 1993 vennero sorteggiati per partire in missione con altre 150 famiglie, confermate direttamente da un incontro con Giovanni Paolo II.

Fulvio ha raccontato della serenità al limite dell’ "incoscienza" delle famiglie che si offrono per partire in missione. Con una mimica tipicamente napoletana, ha raccontato di una famiglia a cui è stato offerto di andare il Kazakistan. Il capo famiglia ha detto di sì, ma subito dopo ha chiesto: “Ma dove sta il Kazakistan?”.

Fulvio e Antonella, pur con resistenze da parte dei genitori di entrambi, sono partiti per Pola. Una cittadina dell’Istria, con porto e accesso al mare, sede di almeno quattro grandi caserme dell’esercito della ex jugoslavia. Quando sono arrivati c’era la guerra con i Serbi, i coniugi, con due figli piccoli, non conoscevano il croato, c’erano tanti profughi, non avevano lavoro e neanche la casa.

"Così – ha sottolineato Fulvio-  ci siamo resi conto che mentre noi eravamo venuti per aiutare in realtà avevamo bisogno dell’aiuto di tutti". “Eravamo venuti per aiutare invece ci avete aiutati”. Sembra una frase del Vangelo. Ma proprio la pratica di fraterna e amorevole condivisione che caratterizza le comunità cristiane genera il bene anche dove sembra che il male prevalga.

Parlando delle famiglie in missione, un giovane diacono che tra poco sarà ordinato sacerdote ha confessato che i sacerdoti prendono forza dal coraggio e dalla testimonianza d’amore e di fede delle famiglie missionarie.

In questo momento, i giovani seminaristi, le famiglie missionarie, e le comunità neocatecumenali sono fortemente impegnate nel portare Cristo per le strade e le piazze.

Catechisti, seminaristi, laici, semplici passanti, alcuni anche lontani dalla Chiesa, che pregano, cantano, ballano, con i sacerdoti che benedicono e confessano per strada. Si sta realizzando insomma cla nuova Evangelizzazione che la Chiesa cattolica sta promuovendo.

I giovani seminaristi mi hanno raccontato, inoltre, di incontri esaltanti nelle strade di Belgrado e Sarajewo, con gli ortodossi ed anche con i musulmani.

Tutti, soprattutto chi si sente peccatore, distante da Dio, ha bisogno di Cristo per trovare la pace e liberarsi dal male. Sono passati più di 2000 anni da quando un uomo che diceva di essere il figlio di Dio, sconvolse il mondo predicando una religione dell’amore.

Non fu creduto, ma anzi torturato e ucciso in croce perchè blasfemo. Oggi i seguaci di quell’uomo sono tornati nelle strade per predicare e testimoniare che il bene vince sul male e che è possibile superare anche guerre e divisioni per creare una civiltà dell’amore.