In esclusiva: la prefazione del Delegato Apostolico Cicognani alla biografia di Zolli

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ROMA, mercoledì 21 aprile 2004 (ZENIT.org).- Era il 1954 quando Eugenio Zolli, il Rabbino di Roma che si era convertito al cattolicesimo, pubblicò negli Stati Uniti una storia della proprie vicende nel libro “Before the Dawn”.



A distanza di 50 anni la “Edizioni San Paolo” ha pubblicato la versione originale italiana di quel libro con il titolo: “Prima dell’alba”. Pur essendo ai vertici delle vendite nelle librerie cattoliche, il libro di Zolli non ha suscitato finora un grande dibattito (cfr. Intervista al curatore dell’edizione italiana di “Prima dell’alba”).

Ed è un peccato perchè le vicende storiche e quelle religiose sollevate da colui che fu Rabbino di Roma negli anni più duri della persecuzione degli ebrei, potrebbe essere un contributo importante alla scoperta della verità storica.

Per questa ragione, al fine di favorire e allargare gli orizzonti delle conoscenza storica, ZENIT ha deciso di pubblicare, in esclusiva, la prefazione dell’Arcivescovo Amleto G. Cicognani che nel 1953 era delegato Apostolico a Washington, D.C.

E’ la prima volta che la prefazione di Cicognani viene pubblicata in Italia. La traduzione è stata curata da Antonio Bonelli.



PREFAZIONE DEL DELEGATO APOSTOLICO

Con il libro Prima dell'alba il professor Eugenio Zolli, già rabbino capo di Roma, ci offre la descrizione di alcuni eventi della sua vita, in particolare di quelli che sono sfociati nel suo battesimo.

I fattori umani da soli non sono mai sufficienti a spiegare l'intero iter di una conversione. Un altro agente, la grazia, un dono soprannaturale concesso da Dio per i meriti di Gesù, contribuisce a illuminare la mente, rafforzare la volontà e indurre ad adorare Cristo, l' Uomo-Dio fondatore della Chiesa, maestro e salvatore.

Durante il nostro primo incontro a Washington, il 20 agosto 1953, il professor Zolli e io ci intrattenemmo in lunga conversazione. Quell'estate era venuto in America per tenere una serie di conferenze bibliche all' Università di Notre Dame, nell' Indiana. Dopo un breve scambio di convenevoli, ricordammo persone e fatti di Roma. Poi, non so più perché, la conversazione cadde su san Giovanni, 'il discepolo che Gesù amava', e lì rimase.

I commenti erano di questo tenore: "Giovanni fu davvero il discepolo dell'amore, e in Gesù vide immediatamente il Figlio di Dio e il divino maestro; non lo abbandonò mai; il suo vangelo e le sue lettere rivelano una completa e intima dedizione al Signore; nel suo vangelo si occupa in special modo e diffusamente della vita pubblica di Gesù in Giudea, completando così la descrizione degli altri tre evangelisti; suo interesse precipuo è la divinità di Cristo, ma richiama anche l'attenzione su piccoli dettagli che esercitano un fascino personale su di lui - e per mezzo suo sul lettore -, come il riferire che il primo colloquio con Gesù avvenne "intorno alla decima ora" - l'ora della sua vocazione -, e che la veste di Gesù era una "tunica senza cuciture".

Si parlò infine delle frequenti espressioni focalizzate sulla carità, l'essenza della vita cristiana, cui l'evangelista annette il medesimo significato: espressioni quali dimorare nell'amore, abitare nella luce, compiere la verità, conoscere Dio. Queste frasi esemplificano la verità sublime che la conoscenza di Dio può nascere più da amore spirituale che da ragionamenti.

A questo punto il dottor Zolli colse l'occasione per confessare che, per quanto lo riguardava, era approdato al cristianesimo per via di questa carità, non di erudizione; ammise, certo, che la sua erudizione lo aveva aiutato, ma che nessun principio umano sarebbe bastato a tanto.

Era Verità Ebraica quella che aveva assorbito la sua mente, la sua vita e, si potrebbe dire, tutto il suo io. Lui la vide e la visse in ambienti privilegiati, toccando con mano quanto di più nobile e attraente essa era in grado di offrire. Educato alla letteratura biblica insieme ai suoi fratelli, prima sotto la tenera guida della madre, anch'essa di stirpe rabbinica; introdotto poi alla maestosità della torah e alla magnificenza dei salmi imparati a memoria da ragazzo, si era trovato, uomo ancora piuttosto giovane, a indossare la veste di assistente rabbino.

Immersosi per gradi nel pensiero biblico e talmudico, come pure nella cultura orientale, e padroneggiando alla perfezione la lingua di cui ogni israelita va giustamente orgoglioso -la lingua dei patriarchi e dei profeti, la lingua di angeli e uomini-, Eugenio Zolli si iscrisse a diversi istituti e università di alto livello, conseguendo quella preparazione accademica che legittimò infine il suo incarico a Rettore del Collegio Rabbinico Israelitico Italiano.

Tutti questi avvenimenti, in successione, formarono l'intreccio di memorie, amicizie e tradizioni che contribuirono a inserirlo saldamente nel mondo della sinagoga e dell'ebraismo. Ma nel silenzio stava lavorando anche la grazia.

Il dottor Zolli descrive in pagine intense la misteriosa attrazione che provava per Gesù Cristo fin dalla fanciullezza, e come un vero affetto per Lui gli sorse nell'anima. "Dio è amore, e chi dimora nell'amore dimora in Dio, e Dio dimora in lui." Così scrive l'evangelista del divino amore (I Gv.4,16).

Zolli ci dice che il primo barlume della luce di Cristo discese su di lui alla vista di un crocifisso appeso alla parete della povera casa di un amico d'infanzia cattolico, Stanislao. Nel corso degli anni, l'immagine del Crocifisso gli ritornò spesso alla mente, e la figura di Cristo gli si fece più luminosa quando studiò il Nuovo Testamento. Ma allora non gli passò neanche per la testa l'idea di aderire alla chiesa cattolica.

Anziché stemperare quella irresistibile attrazione verso Cristo, le dure prove sofferte da lui e dai suoi cari servirono solo ad approfondirgli la consapevolezza dell'amore di Cristo.

Tra le prove ci furono la morte della madre, che gli era stata dolcissima ispiratrice; le tragiche sofferenze e la scomparsa di membri della sua famiglia e di innumerevoli amici caduti vittime di dottrine nemiche dell'uomo; le ripetute interruzioni e inquietudini di cui furono costellati i suoi studi e la sua carriera di rabbino; la perdita della moglie, nonché tantissimi altri dolori e delusioni. Nondimeno, profonda impressione stavano facendo su di lui le parole di Gesù: "Io sono la via, la verità e la vita".

Le meditò senza posa per tutto il lungo periodo di quelle sofferenze. Fu allora che cominciò a scoprire la "novità" del Nuovo Testamento, mentre l'ebraismo in lui sempre presente non rappresentò mai un ostacolo al progressivo avvicinamento a Gesù di Nazareth.

Avvertì che nella carità di Cristo non ci sono differenze o discriminazioni. Di ciò gli fu testimone a Roma il luminoso esempio del capo della cristianità, Sua Santità Pio XII. In modo sorprendente e quasi indescrivibile ognuno aveva sotto gli occhi il supporto materiale e morale fornito dal Sommo Pontefice durante gli anni della guerra. Era una carità immensa che infondeva coraggio in preti, missionari, suore e fedeli del mondo intero.

Più che rappresentare un'autobiografia completa, Prima dell'alba si limita ad alcune riflessioni su certi eventi della vita dell'autore, come lui stesso puntualizza tanto opportunamente. Queste riflessioni sono pregne di un'atmosfera di così profonda cultura biblica e penetrante spiritualità da essere destinate -non si può non avvertirlo- a produrre nuovi e ricchissimi frutti.

Il talento e l'indole di Eugenio Zolli hanno contribuito alla pienezza della sua conversione al cattolicesimo. Questa conversione può considerarsi un passo verso l'avveramento delle speranze espresse dall'attuale Vicario di Cristo alcuni anni or sono nella lettera enciclica Divino Afflante Spiritu: che "così finalmente si attui la felice e feconda fusione della dottrina e soave unzione degli antichi con la più vasta erudizione e progredita arte dei moderni, il che di certo produrrà nuovi frutti nel campo, non mai abbastanza coltivato, né mai esausto, delle Divine Lettere".


f.to: + A.G. Cicognani

ARCIVESCOVO DI LAODICEA

DELEGATO APOSTOLICO

Washington, D.C.
2 dicembre 1953