In Italia serve una “rigenerazione della fede”, afferma il Vescovo di Palestrina

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CITTA’ DEL VATICANO, giovedì, 7 dicembre 2006 (ZENIT.org).- Secondo monsignor Domenico Segalini, Vescovo di Palestrina, il popolo italiano ha bisogno di una “rigenerazione della fede”.



Il presule ha parlato ai microfoni della “Radio Vaticana” in seguito al colloquio che ha avuto con Benedetto XVI, che ha ricevuto questo giovedì un altro gruppo di Vescovi del Lazio, dopo l’inizio della loro visita quinquennale “ad limina apostolorum” lunedì scorso.

“Il nostro popolo laziale, come del resto un po’ tutto il popolo italiano, ha bisogno di una rigenerazione della sua fede”, ha osservato.

“Noi siamo cattolici di antica tradizione, però su questo cattolicesimo c’è andata parecchia polvere, c’è andata parecchia consuetudine, qualche ingessatura di troppo”, ha aggiunto.

Di fronte a questa situazione, la fede va riscoperta “ex novo” e bisogna “veramente ridarle slancio”.

“Noi siamo un po’ addormentati – ha denunciato –. Allora, questo è un po’ il primo compito di una comunità cristiana di questi tempi”.

Per monsignor Segalini, “il problema principale è quello dei giovani, perché attorno a Roma e nel Lazio non è che brilliamo di tanti spazi di dialogo, di confronto, di accoglienza per il mondo giovanile”.

Ad esempio, ha spiegato, “nelle nostre diocesi non ci sono oratori, non ci sono tessuti di relazioni profonde, le associazioni stanno un po’ scarseggiando”.

Circa la “coraggiosa azione evangelizzatrice” chiesta da Benedetto XVI nel corso dell’udienza generale di questo mercoledì, il presule ha affermato che “si concreta non soltanto facendo bene il nostro lavoro parrocchiale, quindi aiutando tutti ad incontrarsi con Dio, vivendo la vita sacramentale, ma anche uscendo dalle nostre sacrestie, uscendo dai nostri spazi sacrali, andando nelle piazze”.

Il Vescovo di Palestrina ha ricordato che ciò che deve caratterizzare il nostro modo di essere credenti oggi è un “equilibrio di una fede che è un atto intellettualmente onesto e umanamente sensato”.

“Il Papa ce lo ricorda continuamente”: “allargare lo spazio della razionalità”, ma anche “approfondire lo spazio del significato e del senso”, ha osservato.

Un cristiano maturo, ha aggiunto, è capace di proporre agli altri quello in cui crede non “come un diktat”, ma trovando “le parole laiche per poter dire la pienezza del suo cuore” e, nello stesso tempo, ascoltando “una parola di Dio che lo illumina e che gli permette di guardare dentro la vita da un altro punto di vista che da solo non riuscirebbe ad avere”.