«In memoria di me»

Prefazione del cardinale Cañizares al nuovo libro di Don Mauro Gagliardi

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ROMA, sabato, 14 luglio 2012 (ZENIT.org).- Riprendiamo la prefazione del cardinale Antonio Cañizares Llovera, prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, al nuovo libro di Don Mauro Gagliardi, «In memoria di Me». Il sacerdote fa l’Eucaristia e l’Eucaristia fa il sacerdote (Edizioni Cantagalli, 2012). Il volume è stato pubblicato nella collana Strumenti per la Riforma, diretta da Alessandro Galeotti.

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L’Eucaristia è il centro della vita e del ministero dei sacerdoti. Non possiamo mai dimenticare che il legame tra sacerdozio ed Eucaristia pervade intimamente tutto il ministero sacerdotale. Nel Rito di Ordinazione, infatti, il vescovo dice all’ordinando: «Ricevi le offerte del popolo santo per il Sacrificio eucaristico. Renditi conto di ciò che farai, imita ciò che celebrerai. Conforma la tua vita al mistero della Croce di Cristo Signore». Imita ciò che celebrerai.

Per questo tutta la nostra vita di sacerdoti non dovrebbe essere altro che un prolungamento dell’Eucaristia: nelle nostre parole, nei nostri gesti, nei nostri atteggiamenti, tutto dovrebbe esprimere quel dono della Vita in favore degli uomini che l’offerta di Cristo rinnova; ossia il suo amore fino alla fine per gli uomini, che Egli chiama «suoi».

Tutto in noi dovrebbe essere espressione di quella «carità pastorale » che giunge sino al dono della vita, del «corpo» e del «sangue». Abbiamo bisogno di approfondire il nostro rapporto con l’Eucaristia, mistero di comunione, fonte inesauribile di amore. È su di essa che si sostiene e si fonda il nostro ministero.

Come ha scritto Giovanni Paolo II ai sacerdoti, in una Lettera che firmò a Gerusalemme, nel luogo in cui, secondo la tradizione, si tenne l’Ultima Cena: «Restiamo fedeli alla “consegna” del Cenacolo, al grande dono del Giovedì Santo. Celebriamo sempre con fervore la Santa Eucaristia. Sostiamo di frequente e prolungatamente in adorazione davanti a Cristo eucaristico. Mettiamoci in qualche modo “alla scuola” dell’Eucaristia. Tanti sacerdoti nel corso dei secoli hanno trovato in essa il conforto promesso da Gesù la sera dell’Ultima Cena, il segreto per vincere la loro solitudine, il sostegno per sopportare le loro sofferenze, l’alimento per riprendere il cammino dopo ogni scoramento, l’energia interiore per confermare la propria scelta di fedeltà. La testimonianza che sapremo dare al popolo di Dio nella Celebrazione eucaristica dipende molto da questo nostro rapporto personale con l’Eucaristia» (Lettera ai sacerdoti per il Giovedì Santo, 23.03.2000, n. 14).

È necessario tornare a riscoprire il nostro sacerdozio alla luce dell’Eucaristia! Come pure far riscoprire questo tesoro alle nostre comunità nella celebrazione quotidiana della Santa Messa e, specialmente, nella solenne assemblea domenicale. Abbiamo bisogno dell’Eucaristia quotidiana per vivere il nostro sacerdozio e rimanere forti nel mezzo delle sofferenze e delle difficoltà che ci assalgono.

Che esempio incoraggiante e stimolante di relazione con l’Eucaristia ha offerto a noi tutti il Cardinale Nguyên Van Thuân, e proprio nell’abisso delle sue sofferenze! Come ricordava il Papa Giovanni Paolo II nell’omelia del suo funerale: «In carcere celebrava ogni giorno l’Eucarestia con tre gocce di vino e una goccia d’acqua nel palmo della mano. Era questo il suo altare, la sua cattedrale. Il Corpo di Cristo era la sua “medicina”. Raccontava con commozione: “Ogni volta avevo l’opportunità di stendere le mani e di inchiodarmi sulla Croce con Gesù, di bere con lui il calice più amaro. Ogni giorno recitando le parole della Consacrazione, confermavo con tutto il cuore e con tutta l’anima un nuovo patto, un patto eterno fra me e Gesù, mediante il suo sangue mescolato al mio”» (Omelia nelle Esequie del card. François-Xavier Nguyên Van Thuân, 20.09.2002, n. 4).

È dall’Eucaristia che sgorga la fonte della misericordia che si estende a tutti; è da essa che proviene la forza per amare tutti come Cristo stesso ci ha amato, per dedicarsi ai poveri ed essere servitori degli ultimi: così riconosceva, tra gli altri, Teresa di Calcutta.

Per questo, essendo la carità pastorale ciò che ci configura a Cristo Pastore, dobbiamo ravvivare la nostra fede, la nostra esperienza e la nostra gioia nella celebrazione dell’Eucaristia e nell’adorazione del Signore realmente presente nel Pane eucaristico.

Come segnalava il Concilio Vaticano II, la «carità pastorale scaturisce soprattutto dal Sacrificio eucaristico, il quale risulta quindi il centro e la radice di tutta la vita del presbitero, cosicché lo spirito sacerdotale si studia di rispecchiare ciò che viene realizzato sull’altare» (Presbyterorum Ordinis, n. 14).

Al centro della nostra vita spirituale c’è l’Eucaristia di ogni giorno. È questa Eucaristia quotidiana che unifica la nostra vita sacerdotale, allo stesso modo in cui raccoglie e unifica la vita di tutta la Chiesa. Non si tratta di un aspetto tra gli altri dell’esistenza sacerdotale, bensì del vincolo che esprime in modo eminente il nostro legame con Cristo ed il significato di tutta la nostra vita sacerdotale e del nostro rapporto con i fedeli.

La carità pastorale che proviene dall’Eucaristia, in effetti, costituisce il principio interiore e dinamico capace di unificare le molteplici e diverse attività del sacerdote e che – dato il contesto culturale nel quale egli vive – è strumento indispensabile per condurre gli uomini alla vita della grazia. Plasmata da questa carità, l’attività ministeriale sarà una manifestazione della carità di Cristo, della quale il presbitero saprà esprimere atteggiamenti e comportamenti, fino alla donazione totale di se stesso al gregge che gli è stato affidato. Promuovere, dare vita a tale carità pastorale, inseparabile dall’Eucaristia, è il modo in cui daremo vita alle nostre comunità, il modo in cui potremo dare impulso alla nuova evangelizzazione, alla quale siamo chiamati in modo pressante.

Solo a partire da un’esperienza più intensa e gioiosa dell’Eucaristia saremo capaci di evangelizzare i poveri, di manifestare la nostra predilezione per i deboli, per gli infermi, i peccatori, gli ultimi.

L’Eucaristia rinnova l’unico Sacrificio di Cristo. Essa ha sempre una portata universale. Da essa si comprende che ogni partecipazione al sacerdozio di Cristo possiede una dimensione universale. Con questa prospettiva è necessario educare il nostro cuore, affinché possiamo percepire il dramma dei popoli e delle moltitudini che ancora non conoscono Cristo, e perché siamo sempre disposti a raggiungere qualunque parte del mondo per annunciarlo a tutte le genti. Questa disponibilità è necessaria particolarmente oggi, dinanzi agli immensi orizzonti che si aprono alla missione della Chiesa e dinanzi alle sfide della nuova evangelizzazione.

A partire da un’esperienza ogni giorno più forte e più viva dell’Eucaristia, vivendo più intensamente il Mistero eucaristico nella nostra vita di sacerdoti, adorando il Signore nel Pane eucaristico, ci presenteremo ai nostri fedeli con amore e sollecitudine di pastori, per indicare loro il giusto cammino, come lavoratori instancabili del duro lavoro del Vangelo e a partire dalla semplicità e naturalezza di coloro che sono stati posti dinanzi al loro popolo per assisterlo come servi, per consegnare Cristo, che è ciò che il mondo ci chiede e ciò che reclama il cuore di ogni uomo.

E in effetti, al sacerdote si chiede Cristo! E da lui si ha diritto di aspettarselo, soprattutto mediante l’annuncio della Parola. I presbiteri, insegna il Concilio, hanno come primo dovere quello di annunciare a tutti il Vangelo di Dio (cf. Presbyterorum Ordinis, n. 4). Ma l’annuncio tende al fatto che l’uomo incontri Gesù, specialmente nel Mistero eucaristico, cuore palpitante della Chiesa e della vita sacerdotale. È un misterioso e formidabile potere quello che il sacerdote possiede in relazione al Corpo eucaristico di Cristo. Grazie ad esso, egli è amministratore del bene più grande, della Redenzione, perché dà agli uomini il Redentore in persona. Celebrare l’Eucaristia è la missione più sublime e più sacra del presbitero. La celebrazione dell’Eucaristia, pertanto, non solo deve essere il dovere più sacro, bensì soprattutto la necessità più profonda dell’anima.

A celebrare e a vivere bene l’Eucaristia – in quanto necessità più profonda dell’anima sacerdotale e realtà che ci identifica come sacerdoti – ci aiuterà molto questo libro del professor Mauro Gagliardi. Un libro piccolo ma molto grande, che è nato dal fervore e dalla profondità di un corso di esercizi spirituali, in un clima di preghiera e di rapporto di amicizia con il Signore. Un libro in cui l’autore, in uno spazio di ritiro del Signore con i suoi amici – come soleva il Signore stesso fare con i suoi discepoli –, ha offerto come il meglio di sé (perché senza dubbio è il meglio della Chiesa) ad alcuni fratelli che si preparano al sacerdozio: la verità e la grandezza di questo dono dell’Eucaristia. Quanto dobbiamo essere grati al professor Mauro Gagliardi, perché ci offre queste riflessioni, tanto semplici e profonde, affinché possiamo celebrare bene l’Eucaristia, adeguare la nostra vita sacerdotale al Mistero eucaristico, in modo che sia in verità compimento di quell’«imita ciò che celebrerai» della nostra Ordinazione sacerdotale!

Roma, 27 novembre 2011
I Domenica di Avvento

Antonio card. Cañizares Llovera
Prefetto della Congregazione
per il Culto Divino
e la Disciplina dei Sacramenti