"In Messico e a Cuba per portare un messaggio di speranza"

È iniziato il nuovo viaggio apostolico di papa Benedetto XVI

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di Luca Marcolivio

ROMA, venerdì, 23 marzo 2012 (ZENIT.org) - Il viaggio apostolico di papa Benedetto XVI in Messico e Cuba è iniziato. L’aereo B777 dell’Alitalia, con a bordo il Santo Padre, l’intera delegazione pontificia e i giornalisti accreditati, è decollato stamattina intorno alle 9.50 dall’aeroporto internazionale “Leonardo Da Vinci” di Roma-Fiumicino.

L’arrivo è previsto intorno alle 16.30 locali (23.30 ora italiana), all’aeroporto internazionale di Leon, dove il Pontefice sarà accolto dal presidente messicano Felipe Calderon.

Poco prima della sua partenza, Benedetto XVI ha recapitato un telegramma al presidente della Repubblica Italiana, Giorgio Napolitano. “Nel momento in cui lascio Roma per recarmi in Messico e Cuba – scrive il Papa – per sostenere la missione della Chiesa locale e portare un messaggio di speranza, mi è caro rivolgere a lei, signor Presidente, il mio deferente saluto, che accompagno con fervidi auspici per il benessere spirituale, civile, sociale del popolo italiano, cui invio volentieri la benedizione apostolica”.

Durante il volo, come da prassi, il Santo Padre ha risposto alle domande dei giornalisti. Le conversazioni hanno riguardato sia problematiche di carattere generale, sia aspetti specifici del viaggio nei due paesi centroamericani.

“La Chiesa non è un potere politico, non è un partito, ma è una realtà morale, un potere morale”, ha affermato Benedetto XVI, rispondendo ad una delle domande. Al tempo stesso, però, ha precisato, la politica “deve essere una realtà morale ed in questo la Chiesa ha una dimensione politica”.

La Chiesa deve infatti “educare alle coscienze” ed “educare alla responsabilità morale”, sia nella sfera individuale che in quella pubblica. Un richiamo importante, rivolto ai politici dell’America Latina - ma non solo - dove “non pochi cattolici” mantengono una condotta pubblica all’insegna di una certa “schizofrenia tra morale individuale e pubblica”.

Compito non secondario della Chiesa è anche quello di “smascherare l’idolatria del denaro che schiavizza gli uomini, di smascherare il male e le false promesse, la menzogna e la truffa che sono dietro la droga”, ha proseguito il Papa con riferimento all’attualissimo problema del narcotraffico in Messico, da lui definito “un male distruttivo per la società e per la nostra gioventù”.

Parlando di Cuba, Benedetto XVI ha affermato: “È ovvio che la chiesa sta sempre dalla parte della libertà, libertà di coscienza, libertà di religione”, dando così una chiave di lettura alle parole del beato Giovanni Paolo II che nel 1998 aveva auspicato: “Cuba si apra al mondo, il mondo si apra a Cuba”.

L’imminente viaggio pastorale di papa Ratzinger a Cuba è quindi “in assoluta continuità” con quello del suo predecessore. Le parole pronunciate da Wojtyla nel 1998 hanno “inaugurato una strada di collaborazione costruttiva, una strada che è lunga, esige pazienza, ma va avanti”.

L’ideologia marxista rappresenta ormai un capitolo chiuso per l’intera umanità e i tempi sono maturi perché anche Cuba volti pagina. Si tratta infatti di un modello che “non risponde più alla realtà e se non si può costruire un tipo di società occorre trovare nuove modelli, con pazienza, in modo costruttivo”, ha osservato infine Benedetto XVI.