In Nigeria dove la carità spera l'impossibile (Seconda parte)

Diario d'Africa di Emmanuele Di Leo, presidente dell'associazione Steadfast Onlus

Roma, (Zenit.org) | 441 hits

Varcato il ponte in poco tempo entriamo nel villaggio. Quaranta gradi, fa caldo e i nostri passi uno dietro l’altro procedono ritmicamente sul sentiero di terra rossa, il silenzio è rotto dalle gioiose risate di tanti bambini… In pochi secondi siamo completamente inondati dal fiume di gioia di tanti amorevoli ometti e bambine. E’ un’emozione fortissima per tutti!

Dopo la gioia di vedere l’innocenza in tutta la sua bellezza, ecco che arriva il boccone amaro, quello molto difficile da digerire. Guardando meglio i tanti bambini, ci accorgiamo che molti di loro sono nudi, con ernie ombelicali pronunciate e stomachi gonfi, perché malati.

La nostra cara Amica, dal volto sempre allegro e apparentemente sorridente, ha lo sguardo triste, lo sguardo di chi sta per perdere la speranza, lo sguardo di chi si sente abbandonato dalle istituzioni, lo sguardo di chi sa cosa è la sofferenza.

Aumenta il passo, lasciandosi dietro le urla festose dei bimbi. Ci racconta che la situazione è disperata. L’Isola non ha energia elettrica al di fuori di un piccolo generatore, che serve a dare un minimo di corrente ad una sola abitazione.

Ci racconta che l’acqua non c’è e quella in bottiglia è un costo che non ci si può permettere. Alla nostra futile domanda: "cosa bevete allora?" La risposta colpisce diretta come un fendente al volto: "l’acqua del Niger e quando piove, l’acqua piovana”. 

Bhè io che scrivo questo Diario, mi domando come sia possibile nel 2013 che 8000 anime rimangano senza acqua e corrente elettrica a 45 minuti di distanza da una delle città più commerciali della Nigeria? Come è possibile?!

Non voglio trasformare questa tappa del nostro Diario in una tribuna politica, ma spero vivamente che voi che state leggendo queste righe, vi interroghiate come lo abbiamo fatto noi!

Con Suor Enza avevamo già parlato del problema acqua, via email. Consapevoli del problema, la Steadfast ha preso contatto con un dirigente del dipartimento di chimica del Ministero della Salute italiano, per cercare di trovare una soluzione possibile. Con noi hanno viaggiato anche due contenitori, che sono serviti a raccogliere due campioni di acqua del Niger, per permetterci una accurata analisi batteriologica. Tale esame unito alla ricerca di fondi per acquistare un depuratore, ci permetterà di avviare uno dei primi progetti per Igbedor: rendere potabile l’acqua.

Per ovviare al problema elettricità, Steadfast sta contattando dei produttori d’impianti fotovoltaici con l’intendo che possano essere donati per dare energia a Igbedor.

Continuando la nostra visita sull’Isola, Suor Enza, ci parla di un altro sogno, quello formativo. La formazione è alla base per costruire un futuro nuovo e la Suora sta provando ad ovviare anche a questa richiesta. Attualmente le lezioni per i bambini e ragazzi, vengono effettuate a cielo aperto. Si, proprio, letteralmente a cielo aperto. 

A pochi metri da noi ci sono le fondamenta di una futura scuola, che Suor Enza ha fatto costruire con i suoi pochi risparmi e con piccole donazioni. Le fondamenta costruite in maniera improvvisata da una società dell’oltre Niger, lascia intravedere carenze che saranno fatali per il futuro edificio. Avvalendoci della consulenza di ottime professionalità, Steadfast ha rivisitato e continuerà a rivisitare tutta la progettazione, per rendere, al più prestro quelle fondamenta una scuola sicura per tanti studenti.

Molte sono le difficoltà che Igbedor si trova ad affrontare ogni giorno: malattie, mancanza d’acqua, di elettricità, di strutture abitative, di strutture formative, di cibo, avendo mancanza di agricoltura e allevamento di bestiame, di trasporti adeguati per far spola con la terra ferma…..

La nostra visita a Igbedor e dalla cara Amica Suor Enza, ci lascia un segno indelebile e la grande responsabilità di fare e di fare presto.

Dopo un pranzo preparato con tutte le tradizioni del posto e con quel pizzico d’italianità, che ci ha fatto sentire a casa, la squadra Steadfast riparte verso l’entroterra nigeriano, con tanta nostalgia di Igbedor, con quel magone che non ti fa dormire la notte e con quella energia di voler fare perché, c’è tanto bisogno!

Grazie Suor Enza per la tua testimonianza di vita e stai sicura che da oggi ti sentirai meno sola e noi ti aiuteremo affinchè Igbedor diventi un posto migliore dove poter vivere!!!! 

Tu che hai appena finito di leggere questa pagina del nostro Diario d’Africa, che cosa stai aspettando?! Se vuoi aiutare ed aiutarci ad aiutare Igbedor, contattaci subito, anche il tuo piccolo aiuto può fare molto!

info@steadfastfoundation.org +39 338 96 56 333 

(La prima parte è stata pubblicata ieri, giovedì 28 novembre)