In preghiera per la Terra Santa, con il cuore in Siria

Claudia Koll e la sua associazione alla veglia a Santa Anastasia per il viaggio del Papa, con la commovente testimonianza di un francescano sul suo paese martoriato

Roma, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 342 hits

Roma ha accompagnato spiritualmente la partenza di papa Francesco per la Terra Santa con numerose veglie di preghiera, tra cui quella di ieri sera nella Basilica di Santa Anastasia, chiesa scelta da San Giovanni Paolo II per ospitare l’adorazione eucaristica perpetua con lo scopo precipuo della pace in Terra Santa.

La veglia, culminata con la messa celebrata da monsignor Matteo Zuppi, vescovo ausiliare di Roma Centro, è stata promossa dall’Associazione “Le Opere del Padre”, fondata da Claudia Koll, assieme all’Associazione “Pro Terra Sancta”, con cui da un anno l’attrice coopera.

Dopo una sua visita a Gerusalemme, la Koll ha deciso di sostenere il progetto Gerusalemme, “Pietre della Memoria” e promuovere l’operato della Custodia di Terra Santa. 

“Pietre della Memoria” intende fronteggiare l’emergenza abitativa della Città Vecchia di Gerusalemme, migliorando le condizioni sanitarie, ristrutturando e mettendo in sicurezza 400 case della Custodia destinate alle famiglie più povere. Lo scorso luglio sono state consegnate agli abitanti della Città Vecchia le prime 35 case ristrutturate.

“Santa Anastasia è un luogo che ho sempre frequentato fin dall’inizio della mia conversione, anche se non ho scoperto subito che si pregava per la Terra Santa”, ha confidato a ZENIT Claudia Koll.

“Andando avanti nel mio cammino spirituale – ha aggiunto - Gerusalemme ha sempre acquistato un posto importante dentro di me e, quando sono nate le Opere del Padre, sono nati anche i gruppi di preghiera dove si prega per tante intenzioni, tra cui la pace in Terra Santa”.

Durante il suo ultimo viaggio a Gerusalemme, la Koll ha incontrato suor Mary Paul, una religiosa benedettina che ha dipinto un’icona, esposta ieri sera nel presbiterio di Santa Anastasia, recante la scritta: Guarderanno a colui che hanno trafitto.

“Stiamo accompagnando il Santo Padre in questo pellegrinaggio – ha detto ancora l’attrice – il cui significato è puramente religioso. Il progetto di Dio per le religioni è proprio questo: che ci siano la pace e il dialogo, che ci si incontri…”.

Nel corso della veglia ha avuto luogo la testimonianza di padre Feras Lufti OFM, sacerdote originario di Hama, in Siria, che ha raccontato il dramma del suo popolo e del suo paese.

Sebbene possa essere percepito come un paese lontano, la Siria, ha ricordato il francescano, è il “cuore del cristianesimo”: lì vi sorgono Antiochia, il luogo dove i discepoli di Gesù “hanno ricevuto il bellissimo nome di ‘cristiani’” e Damasco, dove San Paolo “da persecutore, diventa araldo del Vangelo e dà la sua vita per Cristo”.

Da circa tre anni padre Lufti vive a Roma dove sta perfezionando i suoi studi alla Pontificia Università Gregoriana, ma periodicamente torna nella sua terra per aiutare chi ha più bisogno.

“Tre anni fa i cristiani in Siria erano 2 milioni su 23 milioni di abitanti, quindi una presenza significativa”, ha raccontato. Questo numero è drammaticamente in calo per via delle persecuzioni e delle fughe oltreconfine, in particolare in Libano e in Giordania.

Padre Lufti ha rievocato alcuni dei momenti più tragici, tra cui l’assassinio di padre François, un suo confratello, trovato un giorno senza vita avvolto in un lenzuolo, sotto lo sguardo pietrificato di tre suore che “sembravano sul punto di morte per quanto avevano paura”. Nella fuga, gli uccisori di padre François avevano svaligiato il convento.

Giunto nel villaggio dove dimorava lo sfortunato confratello, padre Lufti aveva trovato uno scenario devastante e aveva compreso che “più che un bombardamento si trattava di un vero e proprio attacco terroristico”.

Padre François era stato tra i coraggiosi sacerdoti che avevano scelto di rimanere in Siria e, qualche tempo prima di morire, aveva confidato: “non vado via prima che l’ultimo cristiano non abbandonerà questa terra”.

Di fronte a tragedie come questa molti laici hanno pensato: “Hanno iniziato con i nostri pastori, poi proseguiranno con noi…”.

In altre città come Aleppo i missili non hanno risparmiato né donne, né bambini, né anziani. Padre Lufti ha raccontato di una suora di cui “non è rimasto nulla del suo abito”. Persino i bambini di alcune scuole sono stati sorpresi dalle bombe nel bel mezzo delle lezioni.

Nella maggior parte dei villaggi siriani, ormai, mancano la luce e i collegamenti telefonici. L’acqua scarseggia e, dove c’è, spesso è inquinata dai terroristi.

I francescani stanno aiutando le famiglie più bisognose con il contributo di vari benefattori, offrendo ogni mese 5 kg di farina, 1 kg di riso e 1 kg di zucchero.

Nella tragedia dei cristiani perseguitati in Siria – una tragedia nella tragedia della guerra civile – spicca il coraggio di chi affronta il martirio, di chi non ha paura di abbandonare il paese.

“Da centinaia i cristiani sono rimasti poche decine ma il buon pastore non può abbandonare il proprio gregge, perché nemmeno Dio può abbandonarlo”, ha commentato padre Lufti.

Ringraziando le persone giunte alla veglia a Sant’Anastasia, il francescano ha raccomandato ai presenti di continuare a pregare per la Siria, non dimenticando l’esito della giornata di preghiera convocata da papa Francesco lo scorso 7 settembre.

“Prima di quel giorno la guerra sembrava inevitabile – ha ricordato -. Dopo quella veglia, si è parlato soltanto di dialogo, negoziazione, incontro e soluzioni politiche per la Siria. Un non credente può dire che è stata la diplomazia ad avere il suo effetto. Un credente, però, si ricorda che qualsiasi cosa uno chiede al Signore, Lui la concede, però bisogna chiedere”, ha quindi concluso padre Lufti.