In quanto madre, la Chiesa va amata, anche se "tutte le mamme hanno i loro difetti"

Durante l'Udienza Generale, papa Francesco ricorda: "Non diventiamo cristiani in laboratorio, né con le nostre forze"

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 452 hits

Sul concetto di Chiesa come madre e della fede come fatto comunitario, si è soffermato papa Francesco durante l’Udienza Generale di oggi in piazza San Pietro.

Riprendendo il ciclo di catechesi sull’Anno della Fede, il Santo Padre si è soffermato in primo luogo sulla fede come dono ed eredità che viene trasmessa nella famiglia e in altri contesti sociali.

“Un cristiano non è un’isola! Noi non diventiamo cristiani in laboratorio, noi non diventiamo cristiani da soli e con le nostre forze”, ha spiegato il Papa.

La scelta di appartenere alla Chiesa, ha aggiunto il Pontefice, non può essere assimilata all’adesione “ad una società, ad un partito o ad una qualsiasi altra organizzazione”. Si tratta, piuttosto, di un “legame vitale”, simile a quello di figlio alla propria  madre, essendo realmente la Chiesa “madre dei cristiani”.

Papa Francesco ha poi chiesto ai fedeli: “Quanti cristiani ricordano la data del loro battesimo?”. Tale giorno è quello in cui “la mamma Chiesa ci ha partorito”, ha commentato. Come a tutte le madri, anche alla Chiesa “bisogna saperle volere bene”, anche se “tutte le mamme hanno difetti” e “tutti ne abbiamo”.

Pertanto, in quanto madre, la Chiesa “ha i suoi difetti” e, proprio per questo, dobbiamo aiutarla “ad essere più bella, più autentica, più secondo il Signore”. Il Papa ha quindi raccomandato ai fedeli di “cercare la data del vostro battesimo per averla nel cuore e festeggiarla”.

La Chiesa-madre, oltre a dare alla luce i propri figli, li cresce e li educa “e in questo sa anche correggere, perdonare, comprendere, sa essere vicina nella malattia, nella sofferenza”, ha proseguito.

Una vera madre, tuttavia, non si limita a custodire i figli “comodamente sotto le ali materne, come una covata di pulcini sta sotto le ali della chioccia”, ma indica loro un percorso di vita, attraverso i sacramenti, nutrendo con l’Eucaristia, perdonando con la Penitenza, curando con l’Unzione degli infermi.

Anche questa volta, il Santo Padre ha rivolto le consuete domande alla coscienza dei fedeli: “che rapporto ho io con la Chiesa? La sento come madre che mi aiuta a crescere da cristiano? Partecipo alla vita della Chiesa, mi sento parte di essa? Il mio rapporto è un rapporto formale o è vitale?”.

Un’ultima riflessione è stata rivolta da papa Francesco alla peculiare natura della Chiesa che, da un lato, dona la vita ai suoi membri, dall’altro si compone della “totalità dei credenti”.

Il Pontefice ha quindi smascherato l’assai frequente equivoco in cui cade chi dice: “Io credo in Dio ma non nella Chiesa” ed identifica quest’ultima con i “preti”, quando in realtà “la Chiesa siamo tutti!”. Il paradosso di tale luogo comune è grande al punto che “se tu dici che credi in Dio e non credi nella Chiesa, stai dicendo che non credi in te stesso”.

La Chiesa, quindi, è composta da ogni fedele, “dal bambino recentemente battezzato fino ai Vescovi, al Papa”; tutti costoro sono “uguali agli occhi di Dio” e sono “chiamati ad essere educatori nella fede, ad annunciare il Vangelo”.

Da qui, le ulteriori domande del Papa: “che cosa faccio io perché altri possano condividere la fede cristiana? Sono fecondo nella mia fede o sono chiuso?”.

In conclusione Francesco ha quindi ribadito di amare “una Chiesa non chiusa nel suo recinto, ma capace di uscire, di muoversi, anche con qualche rischio, per portare Cristo a tutti, penso a tutti, a me, a te, a ogni cristiano”.