In Spagna si vuole permettere l’aborto volontario fino alla quattordicesima settimana di gestazione

Due associazioni denunciano la “mancanza di sostegno statale per continuare una gravidanza”

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MADRID, domenica 28 marzo 2004 (ZENIT.org).- I portavoce di due associazioni create recentemente, l’AVA (Associazione Vittime dell’Aborto) e Nova Invicta, rispettivamente Victoria Uroz e Victor Lozano, hanno rifiutato oggi, in un comunicato congiunto, l’annuncio fatto dalla socialista Micaela Navarro relativo alla prossima riforma della legge sull’aborto, che permetterà di realizzarlo liberamente fino alla quattordicesima settimana di gestazione.



Secondo l’AVA e Nova Invicta, questa riforma mostra una “mancanza di volontà politica per risolvere alla radice il problema dell’aborto volontario in Spagna. Con questa legge del PSOE [Partito Socialista Operaio Spagnolo, ndr], l’unica cosa che si otterrà sarà incoraggiare l’aborto e aumentarne la frequenza rendendolo più accessibile”.

La lotta contro l’aborto, secondo queste associazioni, dovrebbe portare ad incrementare gli aiuti alla maternità: “Il Governo ha il dovere di aiutare a livello sociale ed economico le donne che si trovano in situazioni difficili non solo ad abortire, ma anche per permettere loro di portare avanti la propria gravidanza”.

Per entrambe le associazioni, l’iniziativa del PSOE “è una legge che favorirà economicamente le cliniche abortiste capitaliste e non aiuterà una madre a superare le sue difficoltà. Lo Stato deve aiutare questa donna indifesa o bisognosa e tutelare i diritti dell’essere umano che deve nascere e che ha il diritto alla vita, così come sua madre”.

“Molte delle 800.000 donne che hanno già abortito in Spagna non hanno avuto un appoggio sufficiente da parte dello Stato per essere madri: sono vittime di questa mancanza di assistenza e hanno dovuto sopportare alterazioni fisiche e psicologiche, alcune gravi come la sindrome post-aborto. Non hanno trovato sostegno nemmeno gli 800.000 cittadini spagnoli che crescevano dentro di loro, che non sono stati aiutati a vivere”, hanno aggiunto.

Dall’altro lato, hanno affermato, il miglioramento nell’educazione sessuale che propone Micaela Navarro è “insufficiente e spesso non corretto, dato che non incide sulle abitudini a rischio, ma su meccanismi per diminuire i risultati non desiderati”.

L’AVA e Nova Invicta hanno affermato che “il facile accesso ai contraccettivi, che Micaela Navarro propone come soluzione per le gravidanze non desiderate, è il mezzo che è stato applicato negli ultimi 20 anni, ma non ha portato ala soluzione del problema dell’aborto, che, anzi, si è aggravato”.