In un battito d'ali: volare oltre i propri limiti verso l'amore

Gianni Milano racconta il suo primo romanzo

Roma, (Zenit.org) Laura Guadalupi | 487 hits

In un battito d’ali tutto può cambiare e la vita può rivelarsi nel suo senso più profondo: l’amore. È questo il motore che dà la forza per andare avanti, insieme alla fede e alla conoscenza. Poi ci sono le amicizie, gli incontri e tutto ciò che rende completa l’esistenza, un viaggio tra i dossi delle personali e altrui fragilità, assaporando il dolce e l’amaro della realtà che solo il compimento della propria missione farà brillare di luce nuova. O, per meglio dire, di luce vera, poiché quanto non è riscaldato dall’amore è solo un surrogato che ha il colore freddo del neon. Tutto questo è “In un battito d’ali”, primo romanzo di Gianni Milano, autore e conduttore televisivo, in primis ingegnere e divulgatore scientifico.

Il libro narra la storia tra il bruco Boris e la farfalla di cui è innamorato. Nonostante la vecchiaia che avanza, Boris si lancia in un’impresa a dir poco ambiziosa: attraversare l’orto pur di rivedere la sua anima gemella. Sarà una corsa a ostacoli contro il tempo che scorre inesorabile, un viaggio che molti suoi simili hanno deriso, ma in cui il protagonista ha sempre creduto, incoraggiato  dall’amica del cuore, una coccinella, e da un folto numero di altri insetti che via via decideranno di unirsi ai due per condividerne la missione.

Poco importa se i personaggi del racconto sono un bruco e una limaccia, delle formiche o dei coleotteri. La storia è una metafora della vita e delle trasformazioni, interne ed esterne, che ogni individuo deve attraversare prima di giungere alla meta. Quanto più il corpo cede il passo alla vecchiaia, tanto più lo spirito si fortifica. È quindi un viaggio interiore, ma non solitario. La dimensione comunitaria è co-protagonista del romanzo e affonda le sue radici granitiche nell’humus delle relazioni fraterne, perché l’amore per l’anima gemella o per un amico sono espressioni diverse di un unico grande amore.

Il tragitto da compiere lungo un orto accidentato e pieno di insidie ricalca invece i nodi della vita di ogni giorno, che come un nastro vengono puntualmente sciolti dall’intervento della Divina Provvidenza. Ne è convinto l’Autore, uscito miracolosamente illeso da un incidente subacqueo avvenuto nel 2009 che gli sarebbe costato la vita o, quanto meno, una grave debilitazione. Racconta lui stesso l’episodio, all’inizio del libro, e scrive di come la fede lo abbia sempre aiutato nelle situazioni più difficili. Questo lavoro è quindi un omaggio alla vita intesa come dono di Dio, alla forza dell’amore e alla bellezza della conoscenza.

In un battito d’ali si passa dalla riflessione esistenziale sul senso della vita e della morte alla descrizione del corpo di un insetto. Nozioni scientifiche vengono stillate nella tela del racconto con il nettare della semplicità e fanno da corollario a una storia che esce fuor di metafora per volare sulle note della poesia verso quell’orizzonte immaginario che ha il colore del mare.

ZENIT ha intervistato l’Autore, Gianni Milano.

Perché hai deciso di scrivere un romanzo?

Gianni Milano: Perché volevo rappresentare l’amore, una forza immensa su cui non si può certo scrivere un manuale. Ho pensato al genere del romanzo per dare forma a questi contenuti in una modalità che fosse fruibile, leggera, non troppo distaccata.

Nel capitolo iniziale, dove racconti del tuo incidente subacqueo, scrivi di aver rivolto un pensiero alla Madonna nel momento più difficile, in cui sapevi che stavi rischiando la vita. Dici anche che, subito dopo, la tua “fede inossidabile” ti ha aiutato a sperare di non morire. Pensi che questa esperienza abbia modificato il tuo rapporto con Dio?

Gianni Milano: No, non è cambiato nulla. Sono sempre stato molto credente sin da piccolo. C’è persino stato un momento, nella mia vita, in cui ho desiderato intraprendere la vita religiosa, poi per una serie di motivi non è accaduto, ma i miei migliori amici sono tutti preti. Ho delle bellissime amicizie, con tanti di loro ho condiviso un percorso importante che non è stato un percorso formativo, bensì emozionale. Sentivo di voler fare qualcosa per gli altri, ho sempre avuto questa “vocazione”. Altra cosa, però, è “la chiamata”. Mi sono interrogato a lungo su cosa significasse e ho realizzato che non avevo la convinzione dei miei amici. Mi sono quindi dedicato agli studi di ingegneria e anche gli incontri che ho fatto in seguito mi hanno confermato che la vita religiosa non era la mia strada. Insomma, ho continuato il mio percorso da studente e ho sempre continuato a credere in Cristo, con una particolare devozione per la Madonna, una figura bellissima e una storia meravigliosa.

Ti senti grato di essere ancora vivo?

Gianni Milano: Credo che ognuno di noi abbia una missione, quindi se non sono morto nell’incidente vuol dire che non era arrivato il mio momento, che non avevo ancora fatto ciò che dovevo fare. Tra gli incipit del libro ce n’è uno sugli angeli molto commovente. Scrivo: “Gli angeli esistono, ci aiutano e ci restano accanto per guidarci nei momenti più difficili e importanti della nostra vita e poi, appena sono certi di aver compiuto la loro missione, ci lasciano per tornare in cielo e attendere che qualcun altro abbia bisogno di loro…”. Per me è fondamentale credere in questa visione, cioè penso che non avevo ancora fatto tutto quello che avrei dovuto. Quando sarà il momento, vorrei andarmene sereno, con la tranquillità di aver fatto tutto l’impossibile. Nell’incidente, ad esempio, ho deciso di rischiare di morire per embolia perché, piuttosto che arrendermi e morire annegato, ho preferito dare dignità al mio corpo e rispettare la vita anche a costo di ritrovarmi su una sedia a rotelle o in stato vegetativo, cosa che non avrei fatto se avessi rinunciato a salvarmi. 

Specialmente nelle prove da affrontare lungo il percorso, i protagonisti ricordano quanto sia importante affidarsi alla Divina Provvidenza. Ci sono stati altri episodi eclatanti, nella tua vita, in cui hai sperimentato l’intervento di Dio?

Gianni Milano: Ci sono stati numerosi esempi che non sto qui a elencare. Se esiste una missione per ciascuno di noi, necessariamente esiste anche la Divina Provvidenza, che interviene per aiutarti proprio quando sei immerso nella notte, nel buio dello scoraggiamento. Non bisogna attribuire un valore assoluto alle cose che viviamo ogni giorno, il significato è relativo. Il Signore si manifesta attraverso uomini e azioni. Nulla avviene per caso. Se il bruco del romanzo non avesse creduto alla coccinella e al vecchio Gior e se tutti gli altri personaggi non avessero creduto nella Divina Provvidenza e nell’amore non lo avrebbero seguito.

La farfalla che il bruco cerca di rivedere è l’amore perduto o l’amore immaginato? Ovvero è la ricerca di un ritorno al passato o la tensione verso un futuro ideale?

Gianni Milano: È tutto l’amore possibile e inimmaginabile. È tutto ciò che sentiamo, che desideriamo. È l’invito a non commiserarsi, a non restare dove siamo perché è troppo facile rinunciare. L’amore è tutto e la farfalla rappresenta la metafora di quello che ho fatto in acqua. È la tensione verso il futuro, l’amore come superamento di ogni vincolo e di ogni difficoltà. I più sostengono che l’amore sia la forza che ti fa superare gli ostacoli, mentre ritengo sia più esatto dire che l’amore è ciò che fa superare i vincoli, i limiti. Quando si ama non si hanno vincoli, limiti, quando non si ama ecco che ci si pongono delle domande. 

Come definiresti la struttura del libro?

Gianni Milano: Ci sono tre perni principali. Contrariamente a quanto si immagina, le strutture più stabili non hanno quattro pilastri, ma tre. Il numero tre non è, in matematica, un numero perfetto, però è ritenuto tale per via della Santissima Trinità. Einstein diceva di avere due trinità: Padre, Figlio e Spirito Santo e poi la trinità costituita da matematica, musica e filosofia. Io dico di averne tre: quella religiosa, quella di Einstein e una terza costituita da fede, amore e conoscenza. Sono i pilastri su cui si regge il mio libro e che, secondo me, rendono l’esistenza più stabile, serena. Consentono di apprezzare le cose che hai e anche quelle che non hai.

Spesso ricorri a una terminologia scientifica e a un linguaggio divulgativo per descrivere personaggi e ambientazione del racconto. Perché questa scelta narrativa? 

Gianni Milano: Perché sono un ingegnere e la divulgazione scientifica è importante, direi che per me è necessario comunicare con un linguaggio estremamente fruibile concetti difficili. Non è semplice spiegare a una persona che fa tutt’altro mestiere cosa sia un campo elettrico, qual è il significato della fotosintesi clorofilliana, cosa mangia un insetto, quanti puntini ha sulle elitre la coccinella. Sono domande che in genere non ci si pone, ed è un peccato perché si perde una parte di conoscenza che è fondamentale per apprezzare la vita a livello macroscopico e microscopico. Il romanzo racchiude quindi una serie di annotazioni scientifiche che, inserite nella trama, non distolgono il lettore dalla storia principale, ma contemporaneamente gli consegnano una pillola di conoscenza che si porterà dietro per tutta la vita. Quando la conoscenza viene trasmessa con uno strumento facile viene memorizzata indelebilmente perché il cervello sa a priori che non farà fatica ad accoglierla.