In Venezuela la democrazia è in pericolo

Intervista a monsignor Baltazar Porras, vicepresidente del CELAM

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ROMA, martedì, 13 novembre 2007 (ZENIT.org).- In un’intervista concessa a ZENIT, monsignor Baltazar Porras, già presidente della Conferenza Episcopale Venezuelana e attualmente primo vicepresidente del CELAM (Consiglio Episcopale Latinoamericano), lancia un allarme sulle minacce per la democrazia da parte di quella che ha chiamato ideologia socialista-bolivariana.



Monsignor Porras, Arcivescovo di Merida, capitale dello Stato omonimo – nel nord-ovest del Venezuela, a 1600 m. di altitudine –, si trova attualmente in Italia.

L’intervista è stata curata da Giorgio Salina, presidente dell’Associazione per la Fondazione Europa.

Il Presidente venezuelano ha proposto una riforma costituzionale in 30 articoli, ai quali l’Assemblea Nazionale ne ha aggiunti altri 30; tutto questo sarà oggetto di un referendum che suscita forti reazioni. Di che cosa si tratta e perché tante preoccupazioni?

Mons. Porras: Possiamo dire che ciò che sarà sottoposto a referendum non è una revisione della Costituzione, bensì una nuova Costituzione che di fatto conferisce praticamente tutti i pieni poteri al Presidente e al Governo, espropriando, nonostante le apparenze, gli spazi di partecipazione del popolo.

Inoltre le proposte possono essere accettate o respinte solo in blocco e non selettivamente, impedendo così qualsiasi opportuno discernimento tra i vari articoli.

Abbiamo appreso di un recente documento della CEV (Conferenza Episcopale Venezuelana) molto preoccupato e severo circa la proposta di riforma, al punto da definirla “moralmente inaccettabile”. Possiamo chiederle un commento?

Mons. Porras: I recenti pronunciamenti della Chiesa, sia della Gerarchia che delle Comunità religiose e laicali, sono ben accolti e graditi dal popolo che li percepisce in difesa dei diritti di tutti, e non solo di chi ha il potere e agisce con la forza.

I Vescovi in particolare hanno definito “moralmente inaccettabile” questa proposta per quattro ragioni:
- è ben più che una riforma, come detto prima;
- di fatto affievolisce la tutela dei diritti umani, aumentando la discrezionalità incontrastata del Governo;
- votare 60 articoli raggruppati in due blocchi impedisce ogni scelta selettiva limitando di fatto la libertà di espressione della volontà popolare.
- la campagna elettorale è fortemente manipolata prevedendo possibilità troppo diverse di informazione tra propaganda governativa ed opposizioni e società civile.

L’AFP (Agence France-Presse) pochi giorni fa ha dato notizia di una manifestazione definita di massa a favore del Governo. Cosa può dirci in merito?

Mons. Porras: Occorre considerare che la partecipazione alle manifestazioni promosse dal Governo è obbligatoria per tutti i dipendenti pubblici, ai quali assicurano la disponibilità dei mezzi di trasporto, provvedendo inoltre alla distribuzione di cestini pasto, e riconoscendo ai partecipanti un “indennizzo” economico! Tutto ciò perché quello che preme al Governo è l’effetto mediatico, perseguito attraverso i principale mezzi d’informazione.

Le condizioni per le opposizioni sono ben diverse; devono affrontare difficoltà logistiche di ogni genere, ed inoltre le possibilità d’informazione sono molto più limitate. Inoltre tutto il mondo ha visto alla televisione, dopo qualche ora, le diserzioni massicce, e si è potuto ascoltare la chiara eco di un evidente disagio e scontento.

L’AP (Associated Press) riferisce di una manifestazione pacifica per chiedere al Tribunale supremo di prorogare i tempi a disposizione per l’informazione sul testo e la diffusione dei motivi di contrasto. La manifestazione si è svolta pacificamente, però nel campus universitario è stata oggetto di gravi attacchi di persone, studenti ed altri, armati e sostenuti da elementi vicini al Governo. Quali sono le Sue considerazioni?

Mons. Porras: È vero, ed è esattamente ciò che è successo a San Cristóbal, a Maracaibo e ancora a Caracas. Oggi in Venezuela molti sono armati e la polizia assicura loro l’immunità, e questo aumenta l’insicurezza e la paura. La violenza suscitata da infiltrati nel campus universitario giustifica l’intervento del Governo contro l’autonomia dell’Università.

Due espressioni del lancio di agenzia della AP sono preoccupanti: la prima afferma che l’esito positivo del referendum indebolirebbe le libertà civili; la seconda parla del rischio di trascinare il Venezuela nell’avventura che nessuno si augura. Ci aiuta a decifrale?

Mons. Porras: Certo; indebolisce i diritti civili, perché limita le libertà ed aumenta la discrezionalità del potere: chi non è socialista-bolivariano non è un buon venezuelano, e quindi può essere perseguito. Inoltre l’esperienza comunista castrista è estranea alla nostra cultura, per questo nessuno si augura avventure di questo genere; le posizioni che si richiamano a Che Guevara sono percepite come violenza e ingiustizia.

Se il referendum avesse esito positivo vorrebbe dire che la maggioranza del popolo è con Chavez e condivide le sue proposte, quindi si dovrebbe comunque accettare una scelta democratica. Condivide questa affermazione?

Mons. Porras: No, non sarebbe comunque una scelta democratica. Basti pensare ad un solo dato: l’80% del tempo in radio e televisione è gestito dal potere attuale, mentre solo il 20% del tempo, ovviamente negli orari di minor ascolto, è lasciato alle opposizioni. Inoltre un altro grave problema riguarda il monitoraggio serio ed indipendente della vicenda elettorale; insostituibile funzione di controllo a garanzia della democrazia, che dobbiamo riconoscere in Venezuela manca.

Certo, occorre riconoscere anche che l’opposizione è divisa e non è in grado di avanzare una proposta unitaria; le alternative proposte vanno dall’astensione alla partecipazione con voto contrario, ma questo crea incertezza.

Devo dire che per il nostro Paese purtroppo non vedo un futuro di pacificazione ma di contrasti, un futuro conflittuale. Il comunismo castrista non fa parte del panorama che il popolo venezuelano si augura.

La situazione che Lei ci ha descritto ha influenza sulla vita della Chiesa e delle comunità cristiane del Paese? Quali?

Mons. Porras: Il risultato imprevedibile di questa situazione è un forte senso di unità all’interno della Chiesa, e tra la Chiesa cattolica e le altre confessioni. Speravano di dividere la Chiesa al suo interno, ed invece, a parte pochi preti che fanno molto rumore in radio e televisione, Vescovi, sacerdoti e laici sono molto uniti e solidali.

E ciò anche se usano ed abusano di simboli cristiani, e se tutto il Governo si dichiara cattolico. È una tattica che finora è fallita. Mentre una esigua minoranza di cristiani parteggia per il Governo, sulle posizioni di difesa della libertà, dei diritti umani, della pace interna ed esterna si realizza una grande compattezza, suggellata da un aumento di vocazioni e conversioni. Tutto questo mentre si contano circa 200 morti assassinati ogni settimana, senza contare la cattura di ostaggi, intimidazioni, eccetera, nella connivente indifferenza del potere