India: beatificazione del primo martire laico

Devasahayam Pillai si convertì dall'induismo sulle orme di Giobbe

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di Paul Kurian

ROMA, sabato, 1 dicembre 2012 (ZENIT.org) - Esattamente 300 anni dopo la sua nascita, Devasahayam Pillai (1712-1752) sarà beatificato domani nella sua diocesi d’origine in India. Si tratta del primo martire laico indiano ad essere beatificato.

La celebrazione si terrà nella diocesi di Kottar, nello Stato di Tamil Nadu. Gli organizzatori si aspettano la partecipazione di circa 100.000 persone. La cerimonia sarà presieduta dal cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, e saranno presenti anche i cardinali indiani Oswald Gracias e Telespore Toppo. 

Il 28 giugno scorso, papa Benedetto XVI ha approvato il decreto che riconosce il martirio di Devasahayam Pillai. Devasahayam (o Nilakandan, il suo nome indù) Pillai nacque nel distretto attuale di Kanyakumari, nel Tamil Nadu, in una famiglia indù di casta "Nair", vicina a quella dei brahmani.

Intervistato da ZENIT, il vice-postulatore della causa, padre A. Gabriel, ha raccontato alcuni particolari della vita del nuovo beato, come ad esempio il fatto che assunse un posto di rilievo presso il maraja di Travancore. “Lavorava come ufficiale nel palazzo ed era molto amato dal re”, ha dichiarato padre Gabriel, aggiungendo che Nilakandan (o anche Neelakandan) era un uomo buono e “fedele al suo dovere”.

Ma "dopo alcune cattive raccolte ed una cattiva intendenza, perse i suoi beni", continua il vice-postulatore che evoca l’impatto “devastante” che questo fatto ebbe su Nilakandan, il quale si chiese: “Chi mi rispetterà adesso che sono povero?”.

Nilakandan decise di condividere le sue preoccupazioni con un cattolico convinto, l’ufficiale olandese Benedictus Eustachio De Lannoy, che gli spiegò il senso della sofferenza alla luce del libro di Giobbe. Per Nilakandan, l'esempio di Giobbe e la sua “fiducia in Dio” fu “decisivo”, dice padre Gabriel: decise infatti di “seguire sulle sue orme”, come un discepolo.

Convinto della verità dei misteri cristiani, Nilakandan chiese il battesimo, che ricevette nel 1745 dalle mani di padre Giovanni Battista Buttari, un missionario gesuita, dopo nove mesi di preparazione. Prese il nome di Devasahayam, la traduzione tamil del nome biblico Lazzaro, che significa “Dio ha aiutato”.

Il giorno del suo battesimo - spiega padre Gabriel - Devasahayam si dedicò solennemente a Cristo: “Nessuno mi ha costretto a venire, sono venuto dalla mia propria volontà. Conosco il mio cuore: Egli è il mio Dio. Ho deciso di seguirLo e lo farò per tutta la mia vita”. La sua vita non sarà più la stessa: Devasahayam si dedicò alla proclamazione del Vangelo per quattro anni. Anche sua moglie si convertì ed altre persone del suo entourage.

Tuttavia, i capi della sua religione natia non videro di buon occhio la sua conversione al cristianesimo. Insistettero presso il re, che fece arrestare Devasahayam nel febbraio del 1749. Venne intimato di ritornare all'induismo.

"Venne minacciato, picchiato, maltrattato, imprigionato" e "torturato ininterrottamente per tre anni", anche pubblicamente, continua padre Gabriel. Ma Devasahayam rimase fermo nella sua fede.

Notando che il suo esempio creò degli emuli, il re ordinò la sua messa a morte, il 14 gennaio del 1752. Il suo cadavere venne gettato nella foresta, ma fu trovato da alcuni cristiani che lo seppellirono davanti all'altare della chiesa di San Francesco Saverio, che diventerà poi la cattedrale della diocesi di Kottar.

Ben presto Devasahayam venne venerato nella regione. La sua beatificazione fu desiderata già dal 1756, ma solo nel 1993 la causa venne aperta canonicamente nella diocesi. Per il vice-postulatore, la vita di Devasahayam Pillai fu un antidoto al materialismo: "Oggi – osserva - la maggior parte delle persone è attratta dal luccichio effimero, dalle promesse materiali”.

La vita del beato martire, alla sequela di Giobbe, al servizio del Signore, è un segno per i tempi moderni. Padre Gabriel si dichiara convinto che attraverso la vita di Devasahayam Pillai "le persone possono essere toccate da Dio".

"Non c'è dubbio - conclude - che questa beatificazione di un 'martire, laico e convertito' è una vera testimonianza, che si svolge nel segno dell'Anno della Fede e del Sinodo per la Nuova Evangelizzazione, di cui è un modello pertinente".