India: mozzata la mano a un professore cattolico accusato di blasfemia

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ROMA, mercoledì, 7 luglio 2010 (ZENIT.org).- Un gruppo di sconosciuti ha tagliato la mano e parte del braccio destro di un professore universitario indiano cattolico accusato di aver diffamato Maometto in un questionario per gli esami.

L'attacco è avvenuto il 4 luglio a Muvattupuzha, nel distretto di Ernakulam, nello Stato indiano del Kerala, ricorda l'agenzia AsiaNews.

Il professor TJ Joseph, secondo la ricostruzione della polizia, stava tornando con la famiglia dal servizio domenicale quando è stato fermato vicino casa da un gruppo di persone su un camioncino.

Dopo aver costretto Joseph a uscire dall’auto, gli assalitori lo hanno attaccato con coltelli e spade, recidendogli poi la mano e parte del braccio destro e gettandoli a circa 200 metri di distanza.

Il docente ha subito anche altre profonde ferite sul corpo e necessita di diverse chirurgie plastiche.

Joseph, keralese, che insegna al Newman’s College di Thodupuzha, è libero su cauzione. Lo scorso marzo aveva preparato un questionario per gli esami in un collegio privato e secondo i musulmani aveva inserito delle domande offensive verso Maometto.

Dopo le proteste di alcuni gruppi islamici è stato sospeso dalla scuola. In seguito, ha chiesto scusa pubblicamente per il suo “errore non intenzionale”.

Il Ministro dell’Educazione, M.A. Baby, ha condannato l’accaduto, esprimendo il suo dispiacere perché alcuni hanno trasformato il questionario degli esami in un problema di scontro interreligioso.

Sajan K. George, presidente del Global Council of India Christians (Gcoi), ha condannato “l’atto barbaro” e ha chiesto che “gli assalitori vengano portati davanti alla giustizia presto”.

“Spero non avvenga – come di solito – che la denuncia scompaia negli archivi della polizia, a causa di minacce dei militanti islamici del Kerala”, ha confessato.

“La legge islamica non è la legge del nostro Paese!”, ha aggiunto.

A suo avviso, nello Stato del Kerala si assiste a una crescita dell'estremismo islamico. “Il progetto di questi militanti islamici è provocare pacifiche comunità cristiane e provocare una guerra civile – ha dichiarato –. Il rapido incremento della popolazione musulmana e la loro influenza nelle elezioni fa crescere problemi di sicurezza per i cristiani in tutto il Paese”.

L’attentato è stato condannato anche da molte organizzazioni musulmane, come la Indian Union Muslim League (Iuml), il cui capo supremo, Panakad Hyderali Shiyab Thangal, ha chiesto che i colpevoli vengano perseguiti con durezza e riferendosi al questionario composto da Joseph ha detto che “un errore non può essere corretto con un altro errore”.

Le autorità del Newman’s College hanno dichiarato ad AsiaNews che nella domanda il professor Joseph non intendeva assolutamente offendere la religione musulmana, ma chiedeva solo di precisare la punteggiatura di un racconto sulla storia di un venditore di pesce di nome Muhammad che, nonostante lavori molto, diviene sempre più povero. Disperato, prega Dio e domanda a suo fratello il perché della sua situazione. Il fratello risponde a Muhammad: “Perché tu continui a chiamare Dio, Dio, Dio…”.

La sorella maggiore del professor Joseph, suor Mary Stella Thenganakunnel, ha definito il fratello “un martire del dialogo islamo-cristiano, nel Kerala e in tutto il mondo”.

“Perdoniamo tutti – ha detto a nome della sua famiglia – e non nutriamo né sentimenti di rancore, né di risentimento. Desideriamo solo che le sofferenze di mio fratello possano portare frutti per l’apertura di canali di dialogo fra Cristianesimo e Islam”.

La religiosa, appartenente alla congregazione delle Suore di San Giuseppe di Cluny, ha anche sottolineato “il grandissimo sostegno, tra cui donazioni di sangue, della gente musulmana a poche ore dall’attacco” al docente.

“Mio fratello ha solo parlato di perdono, di perdono, di perdono”, ha aggiunto.

La suora ha infine espresso il suo ringraziamento “al nostro amato Santo Padre Benedetto XVI e alla Chiesa cattolica per le sue iniziative verso il mondo musulmano; iniziative all’insegna del dialogo serio e della comprensione reciproca con i fratelli e le sorelle musulmani”.