India: “passività e negligenza” delle autorità negli attacchi ai cristiani

La Caritas in prima linea per aiutare le vittime di terremoto e alluvioni

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ROMA, martedì, 20 settembre 2011 (ZENIT.org)-. A seguito dei ripetuti attacchi subiti dalla chiesa cattolica siro-malankar della Vergine Maria di Hyderabad (India), il parroco, padre John Felix, ha scritto una lettera aperta alle autorità dello Stato indiano dell'Andra Pradesh lamentando l'accaduto.

Nel testo, il sacerdote afferma che episodi come quello che alla fine di agosto ha visto dar fuoco all'altare e a Bibbie, messali, libri di cantici, crocifissi e ornamenti liturgici “sono potuti avvenire solo a causa della passività e della negligenza della polizia e di altre autorità”.

Nella sua lettera, spiega l'associazione caritativa cattolica internazionale Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS), padre Felix lamenta il fatto che le indagini che si riferiscono agli attacchi degli anni 2004 e 2008 siano state archiviate dalla polizia senza che si giungesse ad alcun risultato.

Nel luglio 2004, alcuni membri della parrocchia – tra i quali un sacerdote – che lavoravano sul terreno su cui si stava costruendo una chiesa sono stati attaccati da una folla di un centinaio di persone che li ha aggrediti, insultati e minacciati di morte.

Nel luglio 2008 le porte del tempio, concluso nel 2006, sono state chiuse da fuori durante un servizio liturgico, anche se nella chiesa c'erano 250 persone, anche neonati e malati.

“Per evitare altri scontri, seguiamo la dottrina di nostro Signore Gesù Cristo, cioè perdoniamo ed esercitiamo l'amore verso il prossimo”, ha sottolineato il parroco, rivolgendo ad ogni modo un appello alle autorità perché riaprano le indagini passate e condannino l'ultimo incidente in ordine di tempo, perché la parrocchia è “sotto costante minaccia”.

Il Vescovo competente, Jacob Mar Barnabas, ha dichiarato ad ACS che la chiesa si trova attualmente sotto protezione della polizia e che la parrocchia vuole riparare i danni provocati il prima possibile.

Allo stesso modo, ha chiesto ai cattolici di tutto il mondo di pregare per i suoi fedeli, perché “ci sono persone che non vogliono avere qui la Chiesa”.

Come Chiesa cattolica orientale, la Chiesa siro-malankar dell'India è in piena comunione con la Santa Sede. Conta circa 430.000 fedeli.

Emergenza

Nonostante la difficile situazione in cui vivono i cristiani indiani, la Caritas è in questi giorni in prima linea nell'aiutare le vittime del terremoto verificatosi nel nord-est del Paese e delle alluvioni nello Stato dell'Orissa.

“Siamo molto preoccupati per le devastanti alluvioni nell’Orissa e per il sisma che ha sconvolto gli Stati di Sikkim e la parte Nord del Bengala Occidentale”, ha dichiarato all'agenzia vaticana Fides Anthony Chettri, delegato di Caritas India per la zona del nord-est.

Il sisma ha provocato finora 74 morti e centinaia di sfollati, e i soccorritori sono in difficoltà a causa delle avverse condizioni meteorologiche. La zona più colpita è la Diocesi di Darjeeling.

“Siamo in contatto con il Vescovo locale per monitorare la situazione e organizzare possibili interventi”, ha affermato monsignor Thomas Menaparampil, Arcivescovo di Guwahati, nel nord-est dell'India.

“Abbiamo espresso la nostra solidarietà con le parole e con la preghiera, ma siamo pronti anche a lanciare azioni umanitarie coordinate. Per le aree colpite in Nepal e Bhutan, invece, i contatti sono molto difficili e si dovrà attendere”.

Di fronte alle alluvioni che hanno colpito lo Stato dell'Orissa, la Caritas ha stanziato più di 500.000 rupie per una prima tranche di aiuti sanitari immediati alle popolazioni colpite, visto il rischio di epidemie, soprattutto nei distretti di Puri e di Cuttack.

“Il Governo, la Chiesa, la società civile, stanno mettendo in campo un impegno comune. Volontari e gente normale stanno facendo del loro meglio per assistere le vittime”, ha riferito a Fides padre Manoj Kumar Nayak, incaricato dell'Arcidiocesi di Cuttack-Bhubaneswar.

Operando accanto al “Catholic relief service”, la Chiesa locale ha già progettato di fornire 5.500 alloggi per gli sfollati interni, indipendentemente da religione, casta ed etnia.