“Individualismo” radicale contro “dignità della persona”, alla Conferenza del Cairo del ‘94

Intervista a Monsignor Tomasi, allora membro della delegazione vaticana presente

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ROMA, mercoledì, 15 settembre 2004 (ZENIT.org).- La Conferenza del Cairo ha promosso una rivoluzione antropologica, che ha cancellato il valore della dignità della persona a vantaggio del benessere economico e dell’individualismo più radicale, afferma monsignor Silvano Tomasi, nunzio apostolico presso l’ONU a Ginevra.



In quanto membro della delegazione della Santa Sede alla Conferenza del Cairo, e poi per sette anni nunzio apostolico in Etiopia ed Eritrea, Monsignor Tomasi ha potuto ben seguire in questi dieci anni l’evolversi delle politiche globali da tutti i punti di vista.

L’intervista che segue fa parte di un ampio servizio pubblicato da SVIPOP, una rivista telematica del Centro Europeo Studi su Popolazione, Ambiente e Sviluppo (CESPAS).

Monsignor Tomasi, cosa ha visto in questi dieci anni?

Mons. S. Tomasi: Un vero e proprio cambiamento antropologico nell’affrontare i problemi globali, ad esempio lo sviluppo e i diritti umani. Al Cairo, oltre ad avere posto l’eccesso di popolazione quale causa primaria della povertà, si sono poste delle basi filosofiche nuove su cui fondare le politiche globali: così è stata cancellata la legge naturale, è diventato secondario il valore e la dignità della persona, mentre in primo piano è stato portato il benessere, a partire da quello economico, e l’individualismo più estremo, ovvero una concezione di persona chiusa in se stessa, senza altro riferimento che se stesso.

Questo ha condizionato ogni tipo di programmazione sociale e politica, le stesse religioni diventano accettabili se si riducono in questo orizzonte, altrimenti diventano ostacoli da eliminare. Questo approccio in dieci anni si è fortemente rafforzato con conseguenze operative disastrose. Perché se non c’è altro riferimento che il mio bene, emerge la legge del più forte o del più ricco.

Quindi lei vede in questi 10 anni, grazie anche alla Conferenza del Cairo, un imbarbarimento nella società mondiale.

Mons. S. Tomasi: Vede, al Cairo è stato lanciato il concetto di salute riproduttiva e oggi le stesse agenzie dell’ONU ne parlano sempre più esplicitamente legandolo alla legittimità dell’aborto.

E, riferendosi alla libertà della donna di decidere il proprio bene, si tenta di stabilire l’aborto come un diritto fondamentale. Stesso significato ha l’approvazione in Olanda dell’eutanasia per i bambini. In entrambi i casi la vittima non ha diritto di parola, è la legge del più forte. E’ ovvio che se si sgancia il perseguimento del bene personale dalla responsabilità verso gli altri l’esito inevitabile è la violenza.

I sostenitori e gli ispiratori del Programma d’Azione approvato al Cairo su cosa puntano oggi?

Mons. S. Tomasi: Sebbene i loro documenti parlino ancora oggi di lotta alla povertà, la vera preoccupazione per loro non è lo sviluppo ma il controllo delle nascite, che spacciano come via per facilitare lo sviluppo.

Così oggi chiedono che i servizi di salute riproduttiva, incluso l’aborto sicuro, diventino diritto umano. Si parla infatti di diritti riproduttivi, ma questi sono una storpiatura del diritto, perché il loro riconoscimento indebolisce la responsabilità morale e perciò porta danni alla vita sociale.

Dalla sua esperienza in Africa, può dire che riguardo allo sviluppo il problema non è l’eccessiva popolazione?

Mons. S. Tomasi: Guardi, i Paesi sottosviluppati non necessariamente sono molto popolati, anzi molti di loro non lo sono affatto. Oltretutto la risorsa più importante per lo sviluppo è la creatività delle persone; al contrario l’esperienza dimostra che una popolazione vecchia è conservatrice, incapace di innovare, tendente allo status quo.

Per promuovere lo sviluppo, ben altri fattori sono importanti: l’educazione delle risorse umane, la distribuzione delle risorse spesso ostacolata dal potere politico, l’accesso dei prodotti ai mercati internazionali.