Inizia il corso su “satanismo, esorcismo e preghiera di liberazione”

Intervista con uno dei promotori, Giuseppe Ferrari

| 1966 hits

ROMA, mercoledì, 16 febbraio 2005 (ZENIT.org).- Sarà l’esorcista Don Gabriele Nanni a tenere la lezione inaugurale del corso per sacerdoti su “satanismo, esorcismo e preghiera di liberazione”, giovedì 17 febbraio, a Roma, presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum.



Per conoscerne le ragioni e i contenuti di questo corso, decisamente innovativo, che ha suscitato enorme interesse anche al di là dei confini nazionali, ZENIT ha intervistato uno dei principali promotori, Giuseppe Ferrari, Segretario Nazionale del Gruppo di Ricerca e Informazione Socio-Religiosa ( GRIS ).

Lei è uno degli ideatori del corso sull'esorcismo. Da dove è nata l'idea e quali sono gli obiettivi che pensate di raggiungere?

Ferrari: Nella mia veste di Segretario Nazionale del GRIS ebbi occasione, più di un anno fa, di parlare con un sacerdote della diocesi di Imola che mi fece presente le difficoltà nelle quali si dibattevano quei preti che desideravano affrontare i problemi che presentavano le persone che, entrate in qualche modo in contatto con il mondo dell’occulto e della magia, desideravano uscirne, oppure quelle che si sentivano in qualche modo prese di mira dall’azione del demonio.

Il colloquio con quel sacerdote mi fece riflettere e pensai che si poteva affrontare efficacemente il problema solo puntando su una formazione dei sacerdoti, profonda e pluridisciplinare, di livello universitario, atta a colmare un vacuum pastorale sempre più evidente.

Stesi un programma per un corso di livello universitario e lo presentai a padre Paolo Scarafoni, Rettore Magnifico dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, che dopo averlo visionato e discusso con gli organi competenti dell’Università e della Congregazione dei Legionari di Cristo lo approvò, assegnandone l’organizzazione e la promozione all’Istituto Sacerdos, naturalmente in collaborazione con il GRIS.

L’obiettivo principale è quello di formare e informare un numero adeguato di sacerdoti, che siano o no esorcisti o che lo diventino o meno, per meglio suddividere le richieste d’intervento senza gravare sempre sugli stessi, indirizzando pertanto verso gli esorcisti ufficialmente incaricati solo i casi veramente bisognosi del loro intervento.

A questo primo obiettivo possiamo anche aggiungere la formazione di medici, psicologi e legali, aggiornandoli su tematiche d’attualità che hanno attinenza con la loro professione.

Quali gli argomenti del corso e che tipo di programma formativo intendete attuare?

Ferrari: Il corso è suddiviso in sette aree tematiche e si svolge in sette giorni di lezione per un totale di 28 ore. Sostenendo e superando un esame finale si ha diritto a due crediti previsti dall’ordinamento universitario.
I temi affrontati sono:
- Aspetti antropologici, fenomenologici, sociologici.
- Aspetti biblici, storici, teologici.
- Aspetti pastorali e spirituali.
- Aspetti liturgici.
- Aspetti scientifici: medici, psicologici, naturali.
- Aspetti giuridici e legali.
- Testimonianza di esorcisti.

Senza entrare in modo dettagliato all’interno del programma di ciascuna area tematica, è possibile affermare che il corso si propone di approfondire l’esorcismo non solo facendo riferimento ai suoi fondamenti teorici, ma anche facendo conoscere come si svolge il rito e ascoltando le testimonianze di alcuni esorcisti su casi concreti e sulle modalità con cui sono stati affrontati.

Di che cosa si occupa esattamente il GRIS? E perché ha deciso di affiancare l'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum in questo corso sull'esorcismo?

Ferrari: Il GRIS è un'associazione privata di fedeli, approvata dalla Conferenza Episcopale Italiana, che tra le proprie finalità ha anche quella di promuovere e svolgere, a livello culturale, religioso, scientifico e sociale, la ricerca, lo studio, il discernimento e fornire informazioni, sulle religioni, le sette e la fenomenologia a esse correlata; così come curare la formazione e l’aggiornamento di educatori e operatori sulle tematiche di sua pertinenza. Tali finalità sono realizzate tra l’altro promuovendo e organizzando convegni, corsi, conferenze e incontri a vario livello.
E’ proprio in riferimento a queste finalità che assieme al Pontificio Ateneo Regina Apostolorum si è deciso di organizzare questo corso. Non si può poi trascurare il fatto che il GRIS già collaborava da alcuni anni con l’Ateneo, pertanto questa iniziativa si è inserita in modo quasi spontaneo tra le collaborazioni già in atto.

Nell'attività del GRIS, vi è capitato mai di aiutare persone uscite dall'esperienza delle sette sataniche o avete fatto in modo che uscissero da questi gruppi?

Ferrari: Abbiamo aiutato alcune persone a uscire dall’esperienza delle sette sataniche, ma per farle uscire dal loro coinvolgimento nell’ambiente satanico non abbiamo fatto nulla di particolare, perché generalmente sono state loro che si sono rivolte a noi per chiedere un aiuto per superare i loro momenti di turbamento e di difficoltà.

A quel punto abbiamo attinto alle nostre competenze ed esperienze di vent’anni di lavoro nell’ambito della ricerca sulle sette e dell’assistenza sociale e pastorale alle persone coinvolte nelle stesse, per cercare di affrontare con l’ausilio di specialisti in vari campi, le problematiche presentate da tali persone, che il più delle volte si sono rivelate di tipo spirituale e psicologico e a volte anche legale.

Un notevole aiuto sia per far uscire le persone da questi ambienti sia per accompagnare coloro che già si sono allontanati dagli stessi, lo può dare il ricorso alla preghiera personale o comunitaria. Abbiamo infatti la testimonianza di persone che attraverso la preghiera propria e/o di altri hanno ottenuto grandi benefici riuscendo a superare situazioni di grande difficoltà spirituale e di disagio esistenziale.

Quali soluzioni propone per affrontare il problema delle sette di questo tipo?

Ferrari: Non esistono soluzioni semplici che permettano di affrontare efficacemente i problemi causati dal cosiddetto fenomeno delle sette. Ritengo che nel suo complesso vada affrontato almeno da tre prospettive: culturale, pastorale e sociale.

Dal punto di vista culturale è opportuno proseguire lo studio del fenomeno istituendo eventualmente opportune cattedre o corsi universitari e favorendo una informazione corretta e intellettualmente onesta. Compito molto importante è anche quello di educare le persone ad affrontare con spirito critico e atteggiamento disincantato le sollecitazioni che provengono da determinati ambienti settari; inoltre è opportuno approfondire certe tematiche per fornire risposte profonde e ben motivate agli interrogativi e alle obiezioni che provengono dagli stessi ambienti.

E’ doveroso anche sollecitare i mass media perché da essi partano proposte informative e formative ben strutturate e sapienti, così come è auspicabile un uso intelligente da parte dei loro fruitori.

La prospettiva pastorale concerne direttamente l’intervento della Chiesa. Come la Chiesa si sta giustamente facendo carico delle sofferenze fisiche e materiali delle persone nel mondo, che siano o no cattoliche, altrettanto e ben più a ragione deve farsi carico delle sofferenze spirituali, morali e a volte psichiche, di quelle persone che escono da esperienze traumatiche che toccano la loro sfera spirituale e quella psicologica, lasciando ferite non facilmente rimarginabili se non ricorrendo all’aiuto di Dio. Tale richiesta di aiuto prevede come ovvio un atteggiamento di disponibilità e di apertura verso la fede.

Infine in ambito sociale, oltre a riprendere in parte quanto già detto per gli aspetti culturali, si può aggiungere una maggiore attenzione delle strutture pubbliche e in particolare del mondo politico al fenomeno delle sette e la conoscenza, scevra da giudizi precostituiti, delle sue implicazioni nel condizionare, purtroppo in non pochi casi in senso negativo, la vita di singoli cittadini, di intere famiglie, o di comunità più ampie.

Quale può essere, in particolare, il contributo dei sacerdoti?

Ferrari: Il primo aspetto da considerare è quello vocazionale. Un presbitero che non abbia una vocazione profonda e autentica non potrà mai essere una vera e attendibile guida spirituale per la comunità a lui affidata.

Un secondo aspetto è quello della formazione. Che in questo campo i sacerdoti debbano anche imparare a distinguere e confutare gli errori filosofici, dottrinali, teologici, storici e di interpretazione biblica, è ormai un dovere improrogabile, in quanto le sette si diffondono in ambito cattolico, facendo leva non solo sui bisogni e le aspirazioni delle persone, ma anche su sistematiche falsificazioni della storia, su manipolazioni o errate interpretazioni della Sacra Scrittura, sull’introduzione di inaccettabili tesi teologiche, di discutibili dottrine e avventate tesi filosofiche.

Però la nuova apologetica non dovrà essere di contrapposizione, ma aperta al dialogo e al confronto, profonda, lucida e flessibile, dovrà sapersi relazionare con i diversi saperi: teologici, filosofici, storici, scientifici, economici, artistici, ecc., e dovrà proiettare la verità a illuminare i vari problemi umani e offrire all’uomo d’oggi le fondate ragioni della speranza cristiana.

Passare i futuri sacerdoti al vaglio di una equilibrata e approfondita formazione teologica, morale e spirituale potrà inoltre, se non evitare, almeno ridurre considerevolmente il rischio di trovarsi ad aver a che fare con presbiteri che trovano diletto o realizzazione nel cimentarsi in azzardate elucubrazioni teologiche e sperimentazioni liturgiche e pastorali dalle indubbie connotazioni sincretistiche.

Questo fenomeno, che purtroppo ha una sua attuale consistenza, per fortuna non rilevante, ma pur sempre in aumento, ha come inevitabile sbocco finale, qualunque sia la giustificazione teorica o pratica portata a suo sostegno, l’allontanamento dei fedeli dalla Chiesa e non l’avvicinamento dei lontani come alcuni vorrebbero far credere.

E’ bene pertanto ricordare che la Chiesa ha sempre più bisogno di santi sacerdoti, non di diffusori di ambigue tesi teologiche e strane prassi liturgiche e pastorali, perché soltanto presbiteri santi sono in grado di rinnovarla dandole nuova linfa e nuovo vigore, e capacità d’imprimere gl’impulsi necessari ad avviare le corrette risposte alle diverse sfide della società contemporanea.

Infine, una situazione che la diffusione di una religiosità magica e superstiziosa ha contribuito a generare è la richiesta sempre più pressante di sacerdoti che diano benedizioni per annullare gli effetti negativi di supposti malefici, o che esercitino il ministero dell’esorcistato nei confronti di presunti posseduti dal demonio.

Le richieste in tal senso, sempre più numerose, creano notevoli problemi al clero e alle diocesi, dipendenti per lo più dal fatto che su queste tematiche la formazione sacerdotale è stata molto scarsa se non inesistente. Anche a questa lacuna è opportuno porre rimedio.

Una delle strade maestre da seguire non è solo quella di nominare qualche esorcista (che risulterebbe poi oberato di richieste alle quali farebbe fatica a far fronte), o qualche commissione diocesana composta da esperti in alcuni campi (ad esempio oltre a quello teologico-pastorale anche quelli medico e psicologico), ma soprattutto quella di formare sul tema specifico un alto numero di sacerdoti. Come dicevo all’inizio, proprio quest’ultimo è il principale obiettivo del corso realizzato dall’Istituto Sacerdos dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum e dal GRIS.