Insieme come una famiglia per sconfiggere la fame

Il vice presidente della DuPont sostiene Papa Francesco e propone la diffusione di nuove tecnologie e programmi di formazione per affrontare e risolvere il problema della fame nel mondo 

Roma, (Zenit.org) Federico Cenci, Ann Schneible | 359 hits

“Invito le istituzioni del mondo, la Chiesa cattolica e ognuno di noi, a comportarci come un unica famiglia umana, per dare voce a tutte le persone che soffrono silenziosamente la fame, affinché questa voce diventi un ruggito in grado di scuotere il mondo”. Fin dall’inizio del suo pontificato, Papa Francesco ha parlato spesso della necessità di affrontare e risolvere il problema della fame nel mondo. Ciò - ha detto in un messaggio video del dicembre scorso - può esser fatto condividendo “quel che abbiamo nella carità cristiana con chi è costretto ad affrontare numerosi ostacoli per soddisfare un bisogno così primario”, ma anche attraverso la promozione di “un’autentica cooperazione con i poveri, perché attraverso i frutti del loro e del nostro lavoro possano vivere una vita dignitosa”.

In un’altra occasione, il Santo Padre ha affermato che lo scandalo dei milioni di persone che soffrono la fame, “non deve paralizzarci, ma spingerci ad agire, tutti, singoli, famiglie, comunità, istituzioni, governi, per eliminare questa ingiustizia”.

Alla luce delle parole del Pontefice, una società statunitense, la DuPont, sta lavorando attraverso diverse iniziative per affrontare la continua minaccia della fame nel mondo, utilizzando come pilastri del proprio lavoro la scienza e la promozione dell’istruzione. 

Fondata nel 1809 come produttrice di polvere pirica da Eleuthère Irénée du Pont, la società è diventata nel corso dei decenni una delle più grandi aziende chimiche del mondo. La sua mission - ha affermato il vice presidente esecutivo Jim Borel - “è far progredire la scienza in modo che possa segnare una svolta positiva nella vita delle persone di tutto il mondo”.

Nel corso di un’intervista concessa a ZENIT, Borel ha spiegato che la DuPont sostiene e promuove “la ricerca scientifica in modo che possa fare la differenza nel miglioramento delle condizioni di vita delle persone, e affrontare le sfide più grandi che il mondo pone”.

Borel trascorre la maggior parte del suo tempo, a perseguire iniziative volte a sostenere la sicurezza alimentare per la crescente popolazione mondiale. “Utilizziamo tante  tecnologie - ha spiegato - dalla semplice coltivazione delle piante agli strumenti più sofisticati oggi disponibili”.

Un esempio, in tal senso, è stato appena realizzato: si tratta di un ibrido di mais che è resistente alla siccità. Il prodotto è già stato introdotto in Francia, e la DuPont sta lavorando per portare questa tecnologia anche nell’area sub-sahariana dell’Africa. Gli sforzi della multinazionale statunitense sono orientati ad aiutare “la pianta a produrre di più e con maggiore qualità e nutrizione, con gli stessi o persino con minori sostegni”, ha sottolineato il vice presidente. Ed ha aggiunto “Se possiamo trovare un modo per far rendere di più un tipo di mais che utilizza meno acqua, questa è una cosa buona”.

Anche se il lavoro di DuPont opera su scala globale, Borel ha sostenuto che le migliori soluzioni si trovano a livello locale: “Per esempio, ciò che funziona nel campo di un contadino dello Iowa, negli Stati Uniti, non raggiungerebbe gli stessi risultati in un campo dell’Etiopia”. Per questo – ha affermato - “sosteniamo e sviluppiamo molta ricerca a livello locale”. 

Altra sfida dell’azienda è la promozione dell’educazione nei Paesi in via di sviluppo, laddove “le infrastrutture non sono così avanzate”. In questo contesto, la DuPont porta avanti una serie di iniziative per insegnare agli agricoltori come ottenere una resa maggiore dai loro prodotti. Ad esempio, l’azienda sponsorizza il Club 4H, che è la più grande organizzazione di sviluppo dei giovani negli Stati Uniti. 

Il Club 4H ha intrapreso un progetto per individuare e sostenere le organizzazioni di giovani per lo sviluppo dell’Africa sub-sahariana. “Attraverso loro, - ha detto Borel - abbiamo sponsorizzato un progetto in cinque Paesi dell’Africa per formare gli adulti a lavorare come volontari con i giovani in un’esperienza 4H”.

Un'altra iniziativa di formazione si chiama Enterprise Gardens  ed aiuta i giovani a conoscere l’agricoltura, gli alimenti, la nutrizione, il commercio e le imprese. “Una sfida che abbiamo di fronte - ha affermato Borel, riferendosi soprattutto all’Africa - è che i giovani non vogliono tornare alla fattoria perché lo immaginano come un ambiente di poverta e mera sussistenza. Non è una buona situazione. Spesso, il lavoro nei campi è considerato una punizione”.

“Abbiamo riscontrato che all’inizio, prima che essi facessero esperienza con il progetto Enterprise Gardens, solo il 25% dei giovani era interessato all’agricoltura. Dopo essere passati attraverso questa esperienza per un anno, abbiamo constatato che, oltre il 755 di loro hanno detto che sarebbero stati disponibili a lavorare nel settore agricolo”.

“Attraverso programmi educativi, stiamo cercando di formare adulti che possano facilitare l’intero processo di sviluppo”. Ma non solo: Enterprise Gardens - ha rimarcato Borel - aiuta i giovani “a coltivare e raccogliere i prodotti alimentari, ma anche a maturare un punto di vista differente sulle opportunità di sviluppo”.

Alla domanda sul ruolo che la Santa Sede può svolgere per contribuire a porre fine alla fame attraverso l’innovazione tecnologica, Borel ha risposto che il dialogo è fondamentale: “Ci sono diversi punti di vista sulle tecnologie - ha spiegato -. Alcune persone sono preoccupate, altre non lo sono. Ma è bene parlarne perché in genere troviamo che se si è disposti al dialogo, è possibile trovare un terreno comune. Una cosa importante è che tutte le parti si impegnino per raggiungere l’obiettivo comune della sostenibilità alimentare delle persone”.

Il vice presidente della Du Pont ha concluso ricordando che "c’è tanta sofferenza umana” e che la Chiesa cattolica "potrebbe essere decisiva nel sollecitare l’utilizzo della scienza e delle nuove tecnologie per affrontare queste sfide”.