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Settant'anni di relazioni tra Finlandia e Santa Sede

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ROMA, martedì, 19 giugno 2012 (ZENIT.org) - Pubblichiamo alcuni stralci, riportati da L'Osservatore Romano, dell’intervento che l’arcivescovo Dominique Mamberti, segretario per i Rapporti con gli Stati, ha tenuto il 18 giugno all’Ambasciata di Finlandia presso la Santa Sede in occasione dei settant’anni di rapporti diplomatici tra Finlandia e Santa Sede.

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Lo scenario particolarmente suggestivo di Villa Lante, con la sua posizione privilegiata sul Gianicolo, il colle dal quale si può contemplare Roma e scoprire le sue molteplici ricchezze, ben si addice a questo veloce viaggio nella memoria — assistito dal contributo erudito della professoressa Kirsi Salonen — al tempo in cui la nascente nazione finlandese, volgendo dalle strategiche alture delle sue elevate latitudini lo sguardo verso la Città eterna, decise che il tempo era maturo per dare una forma concreta a un mutuo rispetto e ammirazione, forgiati da secoli di storia comune.

Un incontro che, a partire da sant’Enrico, diede vita a una tradizione culturale che ha assegnato un posto d’onore ai valori etici nel modellare la nazione, dandole, come ha detto il beato Giovanni Paolo II, «permanenza e forza» (11 gennaio 1982, all’ambasciatore di Finlandia presso la Santa Sede).

Il compianto Papa Paolo VI ha descritto in maniera molto opportuna tale momento quando ha ricordato quale «lieta sorpresa» fosse stato per la Santa Sede apprendere che la Finlandia, prima tra tutti i Paesi dell’Europa del Nord, cercava di stabilire relazioni formali.

Non che i cenni di apertura, che indicavano un riscaldarsi dei rapporti — anche nel freddo intenso del lungo inverno europeo della seconda guerra mondiale e dei tragici conflitti che ne derivarono — fossero passati inosservati; basti ricordare l’udienza concessa dal venerabile Papa Pio XII nel 1940, al termine della guerra d’inverno, all’ex presidente Pehr Evind Svinhufvud, che, in qualità di reggente, da maggio a dicembre 1918, era stato il primo capo di Stato de facto della neo-indipendente Repubblica di Finlandia, prima di svolgere il suo mandato come terzo presidente dal 1931 al 1937.

Ma fu comunque una sorpresa: all’epoca, la comunità cattolica del Paese era solo una piccolissima minoranza e, nella Finlandia del dopo Riforma, dove in alcuni ambienti persistevano ancora vestigia di diffidenza e di sospetto nei confronti della Chiesa cattolica romana, non era ancora stata eretta nessuna diocesi cattolica; un Vicariato Apostolico di Finlandia era stato creato appena vent’anni prima, l’8 giugno 1920, sulla scia dell’indipendenza.

E proprio per queste ragioni la sorpresa fu lieta; la Santa Sede aveva seguito «con interesse» la graduale affermazione del nuovo Stato nello scenario internazionale da quando nel 1918, spinta dalla sua sollecitudine per la giustizia e per il rispetto delle libertà e dei diritti di tutti, compresi i piccoli Stati e le minoranze, aveva riconosciuto la Repubblica come nazione libera. E ciò divenne evidente quando iniziò il tragico conflitto.

Nelle settimane prossime all’allacciamento delle relazioni diplomatiche, la stampa locale, che rappresentava le comunità linguistiche finlandese e svedese, era ricca di omaggi al Santo Padre per i suoi sforzi per realizzare la pace in Europa, per le sue attività caritative volte ad alleviare le sofferenze di tutti, compresa anche la popolazione finlandese, ma soprattutto per la sua inequivocabile condanna, nel dicembre 1939, di tutti gli «atti inconciliabili sia colle prescrizioni del diritto internazionale positivo, che coi princípi del diritto naturale e cogli stessi più elementari sentimenti di umanità», tra cui «la premeditata aggressione contro un piccolo, laborioso e pacifico popolo, col pretesto di una minaccia né esistente né voluta e nemmeno possibile».

Meno di tre anni dopo, il 31 luglio 1942, lo stesso Pio XII ricevette le Lettere credenziali con le quali il presidente Risto Ryti accreditava il dottor Georg Achates Gripenberg come inviato straordinario e ministro plenipotenziario della Repubblica di Finlandia presso la Santa Sede. Il colloquio tra il Papa e l’Ambasciatore che seguì la presentazione formale delle Lettere non fu solo cordiale, come era prevedibile, ma addirittura «affabile», secondo quanto riportato quella sera da «L’Osservatore Romano».

Tale affabilità certamente indicava profonda soddisfazione per un’amicizia ritrovata, le cui origini risalivano al dodicesimo secolo e agli anni successivi, periodo caratterizzato da un «alto grado di cultura e civiltà» che produsse figure ecclesiastiche e intellettuali come Magnus ii Tavast, vescovo di Turku/Åbo dal 1412 al 1450, considerato il finlandese più grande del medioevo, e il suo successore Olavus Magni (1450-1460), che prima di diventare vescovo fu per breve tempo rettore della Sorbona.

Cosa più importante, però, indicò il sincero apprezzamento, della Santa Sede, per ciò che lo stesso Papa Pio XII avrebbe definito, quasi dieci anni dopo, l’«attaccamento alla causa della pace» della Finlandia e la sua «solidarietà con le principali aspirazioni della Santa Sede in questo ambito. Ciò è «certamente una delle ragioni — non la meno importante — che hanno favorito lo sviluppo di mutue relazioni in un clima soddisfacente per entrambe le Parti».

All’epoca nessuno avrebbe immaginato che, qualche anno dopo, la Finlandia, e in particolare Helsinki, sarebbero diventate «quasi sinonimo della convinzione che il rispetto dei diritti umani costituisce il fondamento essenziale di un mondo di pace e di giustizia», grazie all’esito provvidenzialmente positivo della Conferenza del 1975 sulla sicurezza e la cooperazione in Europa, dove la Santa Sede svolse un ruolo prominente.

Quella bella e maestosa capitale ospitò il beato Giovanni Paolo II durante la sua visita nel Paese il 4 e il 5 giugno 1989; fu durante il suo breve soggiorno che questo preminente «amico della Finlandia», come definì se stesso, spiegò come «le nostre buone relazioni e la nostra effettiva collaborazione nella ricerca di un ordine internazionale fondato più saldamente sulla giustizia, sulla pace e su un autentico sviluppo dei popoli» non fossero altro che la naturale espressione della presenza e dell’attività della Santa Sede nella comunità internazionale e il corollario della sua promozione della «fondamentale importanza dei valori spirituali i quali ispirano e sorreggono tutti gli sforzi genuini per avanzare nella causa della pace e del rispetto della dignità umana».

D’altra parte, il fatto che la Finlandia vanti una visione e un’identità culturale radicate «negli alti principi morali e sociali che sono parte della [sua] più preziosa eredità» e promuova il «ricorso a metodi di negoziazione, di dibattito leale, di comprensione [e] di tolleranza» le permette di svolgere «un ruolo che le fa onore nelle relazioni internazionali».

Da qui la grande stima che la Santa Sede ha per la sua relazione con la nazione finlandese, stima alla quale è stata data particolare visibilità quando, nel 1966, è stata istituita la Nunziatura Apostolica in Finlandia e l’arcivescovo Bruno Heim, allora delegato apostolico in Scandinavia, è stato nominato primo pro-nunzio apostolico in Finlandia.

Da allora altri sei rappresentanti pontifici, alcuni di essi come pro-nunzi, poi, dopo il 1992 come nunzi, hanno presentato le loro credenziali ai presidenti finlandesi che si sono succeduti, e siamo in attesa dell’annuncio del nuovo nome da aggiungere alla lista; nonostante continuino a risiedere a Copenaghen e, più di recente, a Stoccolma, essi hanno visitato regolarmente il Paese, dove hanno dato testimonianza degli antichi vincoli di amicizia e di buona volontà tra la Finlandia e la Santa Sede, confermati dalle visite dei presidenti Urho Kekkonen e Martti Ahtisaari in Vaticano, rispettivamente nel 1971 e nel 1999, e riflessi nei numerosi «obiettivi comuni negli affari internazionali a proposito dei quali possiamo continuare a cooperare».

Gli stessi rappresentanti pontifici hanno anche desiderato esprimere la vicinanza del Santo Padre alla comunità cattolica, piccola ma in crescita, che è «ben integrata nella società finlandese»; apprezzando profondamente la libertà religiosa di cui godono da decenni, i cattolici in Finlandia si uniscono ai loro connazionali nel garantire «il loro contributo specifico alla costruzione di un’Europa dei popoli» e nell’«investire in modo ben definito nella difesa dei diritti umani», consapevoli che, come cittadini d’Europa e custodi di una ricca eredità cristiana e umanistica, «non possono e non devono dimenticare la tradizione che li sorregge». Jumala varjelkoon Suomea! Gud beskydde Finland! (Dio protegga la Finlandia!).