Intervento della Prof.ssa Marilyn Martone sulla condizione delle donne nel mondo

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NEW YORK, 8 marzo 2004 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito per intero il testo dell’intervento pronunciato il 4 marzo scorso dalla Prof.ssa Marilyn Ann Martone, membro della delegazione della Santa Sede, in occasione della 48a Sessione della Commissione sullo stato delle Donne, tenutasi a New York dall’1 al 12 di marzo.




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A nome della Delegazione, vorrei esprimere le più vive congratulazioni a Lei e alla Presidenza, in relazione alla Sua elezione, ed assicurarLe la collaborazione e l'attento interesse, nel contesto di questo processo.

La donna, nell'ambito del suo ruolo essenziale al mantenimento della pace e della sicurezza nel mondo, ha dimostrato e continua a dimostrare il suo contributo sostanziale nell'infaticabile interessamento per la solidarietà e il bene comune a favore dell'intera umanità. Le donne sono particolarmente dotate del talento di saper dimostrare agli altri l'urgenza della necessità di emergere dall'egoismo e di lavorare per il miglioramento di tutti al fine di trovare soluzioni ai bisogni impellenti e fondamentali relativi alla salute, all'educazione, alla sicurezza economica e sociale.

In molte religioni del mondo, le donne sono presenti ed attive in ogni sfera della vita - sociale, economica, culturale, religiosa e politica - e apportano un contributo indispensabile per la stabilità delle strutture economiche e politiche necessarie all'umanità. Attraverso la prospettiva femminile, le donne arricchiscono la comprensione del mondo e aiutano a rendere i rapporti umani tra le popolazioni più sinceri e autentici.

Le donne fanno questo al costo di un grande sacrificio. Sacrificio che impone un'autentica eguaglianza in ogni sfera: pari remunerazione a parità di lavoro, protezione per le madri lavoratrici, eguaglianza nell'avanzamento di carriera, eguaglianza tra i coniugi in relazione ai diritti familiari, e il riconoscimento di tutto quanto fa parte dei diritti e dei doveri di ogni società democratica. È una questione di giustizia e non di necessità. La mia Delegazione sostiene tali elementi che sono il cardine di una società giusta, fondata sulla Piattaforma d'Azione di Pechino (Quarta Conferenza Mondiale delle Donne). In ciascuna di queste aree, una maggiore presenza delle donne nella società si rivelerà di grande valore e aiuterà ad evidenziare le contraddizioni presenti nella società organizzata unicamente sulla base del criterio dell'efficienza e della produttività o della forza bruta.

Riguardo al problema della prevenzione dei conflitti, della loro gestione e risoluzione, la mia Delegazione vorrebbe sottolineare alcuni aspetti.

Anzitutto, troppe donne oggi sono ancora vittime della violenza e della guerra. Le Nazioni Unite non solo hanno dimostrato un'adeguata attenzione, in diversi momenti, alla tragedia delle violenze domestiche, ma hanno anche dichiarato il loro impegno nel superare le sofferenze patite dalle donne nei conflitti nazionali ed internazionali; tra cui il problema delle donne rifugiate o profughe interne ai confini, che devono sopportare non solo la propria sofferenza ma anche la fatica e la responsabilità della cura dei bambini e degli anziani, in situazioni di grande disperazione. Purtroppo, quando sorgono conflitti armati ad ogni livello, le donne diventano il bersaglio preferito dei combattenti, in forme che "disumanizzano" la loro dignità. È giunto il momento di condannare e censurare con forza ogni brutalità sessuale perpetrata contro le donne. A tale proposito, il coinvolgimento delle donne nella gestione degli aiuti umanitari, medici e psicologici alle vittime di tali violenze potrebbe essere di particolare importanza.

Vi è poi un'altra forma di conflitto che provoca terribili conseguenze sulla vita di milioni di esseri umani. Si tratta dell'edonismo e della cultura commerciale che incoraggia il sistematico sfruttamento delle ragazze e delle donne, che non possiamo fare a meno di condannare, in nome del rispetto che ad esse è dovuto. Il traffico di donne e bambini deve cessare. Il contributo delle donne nel processo decisionale finalizzato alla lotta contro questo traffico vergognoso può essere decisivo perché esse rappresentano le prime vittime di tali crimini.

La mia Delegazione ritiene che la via per assicurare un celere progresso verso il pieno rispetto delle donne e della loro identità implichi più della semplice, ancorché necessaria, condanna delle discriminazioni e ingiustizie. Tale rispetto deve anzitutto essere perseguito attraverso una efficace e intelligente campagna di promozione della donna, coinvolgendo ogni settore della società umana. Le donne dovrebbero essere le insegnanti e le costruttrici della pace e a loro dovrebbe essere assicurata l'opportunità di poter svolgere tale ruolo, attraverso una preparazione adeguata.

Grazie,
la Presidente.