Intervento della Santa Sede all'OSCE sul tema della tolleranza e della non discriminazione

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VARSAVIA, sabato, 28 ottobre 2006 (ZENIT.org).- Nei giorni 2-13 ottobre 2006 si è svolta, a Varsavia, la riunione annuale di attuazione degli impegni assunti, nell’ambito dei diritti umani, dai 56 Stati partecipanti all’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE).



Di seguito pubblichiamo l'intervento pronunciato il 12 ottobre da monsignor Ettore Balestrero, Officiale della Segreteria di Stato, sul tema della tolleranza e della non discriminazione.


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Signor Presidente,

1. La diversificata composizione religiosa, etnica e culturale degli Stati partecipanti all’OSCE, rende quest’Organizzazione un laboratorio di “partnerships” potenzialmente efficaci e durevoli, sotto il profilo inter-religioso, inter-etnico ed inter-culturale. Oggi ciò è ancor più importante, se si considera che sembra di assistere a tentativi di provocare uno scontro di civiltà, ma, in un certo senso, anche al proposito di fomentare un scontro sulla civiltà, ossia sui fattori che debbono costituirla.

2. Non è possibile dare vita ad alcuna “partnerships” fra diverse religioni, culture ed identità etniche, senza reciproca conoscenza. Per creare “partnerships” occorre dialogo, ma esso rappresenta solo il primo passo, e dovrebbe condurre all’identificazione di un “terreno” comune e solido, sul quale sia possibile costruire una “partnership” che duri nel tempo. Tale “terreno” comune dovrebbe essere impregnato di apprezzamento per il fenomeno religioso e per la cultura. Oggi, invece, troppo spesso le religioni sono manipolate o persino fraintese, come se fossero parte dei problemi, mentre sono e dovrebbero essere considerate parte della soluzione ai problemi esistenti fra culture e civiltà che sono diverse.

3. Alla luce di quanto precede, l’OSCE dovrebbe promuovere legislazioni e prassi che affrontino responsabilmente le questioni inter-culturali e le religioni. A questo fine, l’Organizzazione può ispirarsi all’invito di Benedetto XVI di non considerare il dileggio del sacro quale diritto di libertà. Una ragione che di fronte al divino è sorda e respinge la religione nell’ambito delle sotto-culture è incapace d’inserirsi nel dialogo delle culture. (Lezione all’Università di Regensburg, 12 settembre 2006). Le culture profondamente religiose, infatti, vedono in questa esclusione del divino dall’ universalità della ragione un attacco alle loro convinzioni più intime.

Papa Benedetto XVI ha anche sottolineato che la religione non deve associarsi alla violenza, ma alla ragione. In questa prospettiva, l’OSCE potrebbe continuare ad assicurare che le religioni non siano strumentalizzate da quanti perseguono una strategia della tensione.

L’OSCE deve inoltre riconoscere la particolare responsabilità, che grava sul sistema educativo e sui media, di evitare stereotipi, distorsioni, atteggiamenti di intolleranza e la non infrequente denigrazione della religione e della cultura. Fra l’altro, se i media, i dibattiti civili e politici e i sistemi educativi attribuiscono poco valore alla religione, nutrono pregiudizi nei suoi confronti oppure vi si riferiscono con linguaggi non del tutto rispettosi, allora la religione non può impegnarsi efficacemente contro gli stereotipi ed i pregiudizi, in quanto essa stessa ne è una delle prime vittime.

Signor Presidente,

4. In merito alle iniziative intraprese quest’anno dall’Ufficio OSCE per i Diritti Umani e le Istituzioni Democratiche (ODIHR), desidero sottolineare quanto segue.

a) Il Programma sulla Tolleranza e la Non Discriminazione dovrebbe prestare maggiore attenzione all’attuazione dello specifico impegno assunto dall’OSCE di combattere pregiudizi, intolleranze e discriminazione a danno dei Cristiani e dei membri delle altre religioni. Tale attenzione si dovrebbe estendere al lavoro dell’ODIHR in campo educativo ed al suo impegno nei confronti delle sfide e delle risposte ai crimini motivati dall’odio. Tutto ciò, fra l’altro, sarebbe nell’interesse delle altre religioni, in quanto tutte, in un certo senso, sono in pericolo, se una è vittima di pregiudizi e di ostilità.

b) La Santa Sede sarebbe inoltre lieta di conoscere i suggerimenti del Rappresentante OSCE contro la Discriminazione e l’Intolleranza, con un Focus Speciale sulla Discriminazione e l’Intolleranza contro i Cristiani ed i Membri delle Altre Religioni. Dopo 2 anni di lavoro, è giunto infatti il momento di formulare proposte concrete sulle modalità più opportune perché l’OSCE affronti questo grave e persistente problema. Si tratta, poi, di una questione che sta al centro del mandato del Rappresentante; di più, è strettamente congiunta con la sua stessa ragion d’essere nell’OSCE.

Signor Presidente,

5. La Santa Sede apprezza l’intenzione, quest’anno, di riflettere sulla gioventù e sulle organizzazioni giovanili, quali protagonisti nella lotta contro le manifestazioni legate all’odio. Ciò è tanto più vero, se si considera che la Santa Sede e la Chiesa Cattolica sono profondamente coinvolte in progetti educativi che, direttamente o indirettamente, si oppongono all’intolleranza ed alla discriminazione e prevengono la violenza, oppure cercano di porvi fine. Sono pertanto particolarmente lieto di condividere alcune esperienze in tale area.

A livello generale, è anzitutto opportuno sottolineare che, nel corso della sua lunga storia, la scuola cattolica ha sempre lavorato per la promozione umana e spirituale della persona umana, indipendentemente dalla razza o dalla condizione sociale. A riprova di ciò, si può citare la prima scuola popolare gratuita europea, fondata da San Giuseppe Calasanzio a Roma, nel 1597, destinata ai più poveri.

L’odierno lavoro educativo che la Santa Sede richiede alla sue istituzioni si esplica in due direzioni:

a) Un’educazione adeguata e secondo coscienza, nei termini previsti dalla Dichiarazione dei diritti dell'uomo.

b) La formazione integrale della persona umana, nella quale non solo non vi sia posto per l’intolleranza, la discriminazione o per il pregiudizio razziale, ma che, partendo dalla dignità dell'uomo, riconosciuto come fatto ad immagine e somiglianza di Dio, contribuisca ad una società più giusta, solidale, fondata sull'amore.

La scuola cattolica è quindi uno strumento privilegiato perché gli alunni siano consapevoli che tutti gli uomini, di qualunque razza, condizione ed età, in forza della loro dignità di persona, hanno il diritto inalienabile ad una educazione che risponda al proprio fine, convenga alla propria indole, alla differenza di sesso, alla cultura ed alle tradizioni del loro paese, ed insieme aperta ad una fraterna convivenza con gli altri popoli al fine di garantire la vera unità e la pace su tutta la terra ( Gravissimum Educationis, n. 1).

Di tale pedagogia abbiamo più che mai bisogno, specialmente guardando alle nuove generazioni. Tanti giovani, nelle zone del mondo segnate da conflitti, sono educati a sentimenti di odio e di vendetta, entro contesti ideologici in cui si coltivano i semi di antichi rancori e si preparano gli animi a future violenze. Occorre abbattere tali steccati e favorire l’incontro. Ed è in questa prospettiva che Papa Benedetto XVI ha affidato al Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso l’organizzazione di un incontro di dialogo, di educazione alla pace e di preghiera, ad Assisi, nei giorni 4-8 Novembre prossimo. Vi parteciperanno giovani di diverse confessioni religiose, provenienti da numerosi Paesi. Sarà una occasione importante perché essi riflettano sulle modalità in cui possono favorire e lavorare per la pace. Un messaggio finale renderà pubbliche le loro conclusioni e sarà portato a conoscenza di leaders civili e religiosi.

All’interno della Chiesa Cattolica ci sono inoltre Movimenti e gruppi che educano i giovani alla tolleranza ed alla pace. Molti di essi sono legati a grandi famiglie religiose, come per esempio quella Salesiana, estesa in tutto il mondo e dedicata espressamente all’educazione dei giovani. Tenendo conto della specificità dell’OSCE, senza alcuna pretesa di esaustività, desidero qui accennare alla cosiddetta “Settimana per il Mondo Unito”, evento promosso, ogni anno, in tutti i Paesi dove è presente il Movimento del Focolare. Migliaia di giovani s’impegnano radicalmente a vivere ed a pregare per la pace e l’unità. Alla fine, una tele-conferenza collega tutti i giovani e si conclude con una preghiera, in cui i giovani s’impegnano ad essere fautori di pace, non solo dove c’è violenza, ma anche nei loro Paesi di origine.

Il Movimento del Focolare ha anche istituito un forum inter-religioso della gioventù e ha realizzato un “musical” di giovani per i giovani. In Bosnia, più di 200 giovani provenienti da 10 Paesi diversi hanno spedito più di 10.000 cartoline con una preghiera per la pace e tale iniziativa è stata premiata con il premio Deutschen Bundestag.

La Comunità S. Egidio ogni anno organizza un incontro che attira molti giovani ed intende promuovere il dialogo inter-culturale ed inter-religioso, attraverso conferenze, dibattiti, gruppi di lavoro ed una marcia per la pace. Comunione e Liberazione, un altro Movimento cattolico, ogni estate promuove a Rimini un grande evento, i cui obiettivi sono in un certo senso sintetizzati dalla sua stessa denominazione: “Meeting dell’Amicizia fra i Popoli”. Questo anno vi hanno preso parte quasi 900.000 persone, di cui la metà giovani. L’incontro è stato reso possibile dal volontariato gratuito di oltre 3.000 studenti universitari. Numerose iniziative hanno promosso un dibattito educativo sulle grandi sfide culturali alla società contemporanea.

9. Per quanto concerne specificamente l’OSCE, credo che anziché dare vita ad incontri specifici o fori speciali per la gioventù, sarebbe opportuno assicurare che il lavoro delle sue istituzioni ponga in prima linea l’esigenza di educare i giovani e di diffondere fra loro la conoscenza del contributo assicurato dall’OSCE alla democrazia ed al dialogo inter-religioso ed inter-culturale.

Grazie, Signor Presidente.